Indice degli argomenti
La presente traduzione è di Ulisse Ortensi (1863 – 1935), tratta dal volume Poemetti e liriche di Edgar Poe (G. Carabba, giugno 1930), per la collana” Scrittori italiani e stranieri”.
Oltre al Poliziano, il volume comprende 39 poesie, i racconti “Silenzio” e “Ombra” e anche “Inno ad Aristogitone e Armodio” (Hymn to Aristogeiton and Harmodius), componimento attribuito a Poe.
Ordine delle scene
Questa traduzione è incompleta. Nel volume sono riportate cinque scene numerate da I a V, ma non corrispondono alle scene reali. L’ordine esatto è il seguente:
- La scena I corrisponde alla Mabbott III
- La scena II corrisponde alla Mabbott IV
- La scena III corrisponde alla Mabbott VI
- La scena IV corrisponde alla Mabbott VII
- La scena V corrisponde alla Mabbott IX
Ma neanche Poe non le pubblicò in ordine, infatti furono pubblicate sul «Southern Literary Messenger», nel dicembre 1835, le scene I-III, che rispettivamente sono le scene IV, VI e VII individuate da Mabbott, e nel gennaio 1836 le scene IV-V, corrispondendi alle scene III e IX di Mabbott.

Scene dal Poliziano
Personaggi
Poliziano, Conte di Leicester. Di Broglio, duca romano. Il Conte Castiglione, suo figlio.
Baldassarre, duca di Surrey, amico del Poliziano.
Un frate.
Lalage.
Alessandra, fidanzata di Castiglione.
Giacinta, cameriera di Lalage.
La scena è in Roma.
I
Roma. Sala in un palazzo.
Alessandra, Castiglione e Di Broglio
Alessandra
Tu sei triste, Castiglione.
Castiglione
Triste? no.
Oh! io sono il più felice, il più felice uomo di Roma!
Ancora pochi giorni, tu lo sai, Alessandra
e sarai mia. Sono veramente felice.
Alessandra
Mi sembra che abbi una singolare maniera di mostrare
la tua felicità! – che ti tormenta, cugino mio?
Perché sospiri così profondamente?
Castiglione
Ho sospirato?
Non me ne sono accorto. È un modo di fare,
sciocco – molto sciocco
quando sono felice! Ho sospirato? (Sospirando.)
Alessandra
Sì, hai sospirato. Ti sei molto rilasciato
da tempo in qua e ne sono addolorata.
Le veglie e il vino, Castiglione,
ti sciupano. Sei già un altro:
i tuoi occhi sono stravolti – nulla consuma tanto
la vita quanto le veglie e il vino.
Castiglione (meditando)
Nulla, bella cugina, nulla — neppure un profondo dolore
logora quanto gli stravizi e il vino.
Mi emenderò.
Alessandra
Spero! Vorrei abbandonassi
i tuoi dissipati compagni – camerati di bassa origine;
mal convegno al discendente degli antichi Di Broglio
e al marito di Alessandra.
Castiglione
Li abbandonerò.
Alessandra
Tu vuoi – lo devi. Abbi più cura
del tuo contegno e del tuo equipaggio – sono troppo semplici
pel tuo nobile stato e per la moda: molto dipende
dalle apparenze.
Castiglione
Ci penserò.
Alessandra
Badaci! – presta maggior cura, signore,
a un conveniente contegno; – tu manchi
di dignità.
Castiglione
Molto, molto, oh! molto manco
di vera dignità.
Alessandra (con alterigia)
Vi prendete gioco di me, signore?
Castiglione (distratto)
Dolce, gentile Lalage!
Alessandra
Ho bene udito?
Io parlo a lui ed egli parla di Lalage.
Signor Conte! (posandogli la mano sulla spalla) che sognate?
Che vi sentite?
Castiglione (trasalendo)
Cugina! Bella cugina! Signora!
Vi supplico di perdonarmi – sì, mi sento male.
Togliete la mano dalla mia spalla, di grazia.
Quest’aria è molto opprimente! Signora – il Duca!
(Entra Di Broglio.)
Di Broglio
Figlio mio, ho delle notizie per te! Eh! – che c’è?
(Osservando Alessandra.)
E in broncio? Baciala Castiglione – abbracciala,
cane! e fate pace, presto, in questo momento.
Ho nuove per entrambi. Poliziano è atteso
d’ora in ora a Roma – Poliziano, Conte di Leicester! –
L’avremo alle nozze. Questa è la sua prima visita
alla città imperiale!
Alessandra
Che? Poliziano
di Brettagna, il Conte di Leicester?
Di Broglio
Egli in persona, amor mio.
L’avremo alle nozze. È molto giovane
d’anni, ma molto vecchio per fama. Io non l’ho visto,
ma la Fama parla di lui come di un prodigio
eminente in arti, in armi, in ricchezze
e di nobile discendenza. Verrà alle nozze.
Alessandra
Odo molto parlare di questo Poliziano
gaio, volubile e stordito – non è vero? –
e poco dedito alla meditazione.
Di Broglio
Ben altro, amore.
Niuna branca, dicono, v’è di filosofia,
astrusa che sia, che egli non conosca.
Edotto come pochi.
Alessandra
Strano!
Ho conosciuto uomini che hanno visto Poliziano
e goduta la sua compagnia. Parlano di lui
come di uno che entrò follemente nella vita,
bevendo la coppa del piacere fino al fondo.
Castiglione
Ridicolo! Ho visto io Poliziano
e lo conosco bene, né sapiente, né matto.
È un sognatore lontano dalle passioni comuni.
Di Broglio
Figliuoli, siamo di differente avviso.
Usciamo a godere l’aria fragrante
del giardino. L’ho sognato o l’ho inteso dire
che Poliziano era un malinconico? (Escono.)
II
Roma. – Appartamento di signora con finestra aperta su un giardino. Lalage in abito da lutto, legge presso un tavolo sul quale sono dei libri ed uno specchio. In fondo Giacinta (domestica) appoggiata, indifferente, a una sedia.
Lalage, Giacinta, Un frate
Lalage
Giacinta, sei tu?
Giacinta (con impertinenza)
Sì signora, sono io.
Lalage
Non sapevo, Giacinta, che tu aspettavi.
Siedi non ti disturbi la mia presenza.
Siedi io sono umile, molto umile.
Giacinta (a parte)
È tempo!
(Siede di fianco sulla sedia, appoggiando il gomito alla spalliera, e guardando la padrona con disprezzo. Lalage continua a leggere.)
Lalage
“In un altro clima,” così egli disse,
“cresceva un brillante fiore d’oro, ma non in questo suolo.
(S’arresta, sfoglia alcune pagine, e continua)
Là non lunghi inverni, né nevi, né piogge –
ma l’Oceano per rinfrescare sempre l’umanità,
sul quale spira lo spirito fresco del vento dell’Ovest.”
Oh! bello! – bellissimo! – quanto simile
a ciò che la mia anima inebriata sogna del Cielo!
O terra felice! (Pausa.) Ella morì – la fanciulla morì!
O vergine tanto più fortunata che poteva morire!
Giacinta!
(Giacinta non risponde e Lalage continua)
Ancora! un racconto simile a questo
narra di una bella dama di là dal mare.
Ecco le parole di un tal Ferdinando nella tragedia:
“Essa morì nel fior della giovinezza!” – un certo Bossola gli risponde:
“Non lo credo; – la sua infelicità
pare durasse molti anni.” Ah! sventurata signora!
Giacinta! (Giacinta non risponde.)
Ecco un racconto più triste,
ma simile – oh! molto simile, per l’angoscia –
a quello della Regina egiziaca che tanto facilmente vinse
mille cuori perdendo alla fine il suo.
Muore. Così finisce la storia, – e le sue ancelle
si chinano su lei e piangono – due gentili fanciulle
coi gentili nomi di Eiros e di Charmion!
Arcobaleno e Colomba! – Giacinta!
Giacinta (stizzosa)
Signora, che è ciò?
Lalage
Mia buona Giacinta, vuoi compiacerti
di andare a prendermi nella biblioteca
i Santi Evangelisti?
Giacinta
Bah! (Esce.)
Lalage
Se v’ha un balsamo
per lo spirito ferito in Gilead, esso è là.
Rugiada della notte al mio amaro tormento
là si troverà – “rugiada assai più dolce di quella
che pende come collana di perle sulla collina d’Hermon.”
(Giacinta entra e getta un libro sul tavolo.)
Giacinta
Ecco il libro, signora. (A parte) Com’è noiosa!
Lalage (sorpresa)
Che dici Giacinta? Ho fatto qualche cosa
che t’addolori o ti irriti? Me ne rincresce:
perché mi hai servito lungamente e sei stata sempre
fedele e rispettosa. (Riprende la lettura.)
Giacinta (a parte)
Non posso credere
ch’ella abbia ancora dei gioielli, – no – no – mi ha dato tutto.
Lalage
Che dici Giacinta? Ora mi ricordo:
non mi hai più parlato del tuo matrimonio da qualche tempo.
Come sta il buon Ugo? E quando vi sposerete?
Che posso far io per te? Di che altro
hai bisogno, Giacinta?
Giacinta (a parte)
Se abbisogno d’altro?
Dice a me. (Forte) Sono sicura, signora, che voi non avete bisogno
di rinfacciarmi continuamente il dono dei gioielli.
Lalage
I gioielli! Giacinta – ora in verità, Giacinta,
non pensavo ai gioielli.
Giacinta
Oh! forse no! ma pure l’avrei giurato. Alla fine
Ugo dice che l’anello è falso,
perché afferma che il conte Castiglione
mai avrebbe regalato un vero diamante a una come voi;
e, per altro, son certa, signora, che voi non potete
usar gioielli ora. Ma io l’avrei giurato. (Esce.)
(Lalage piange e china la testa sul tavolo; dopo breve pausa la solleva.)
Lalage
Povera Lalage! Siam giunti a tanto?
La tua serva! – Via, coraggio! – non è che una vipera
che tu hai carezzata per farti mordere l’anima!
(Prendendo lo specchio.)
Ah! ecco un amico almeno – molto amico
nei giorni passati – un amico che non ti ingannerà.
Bello e fedele specchio! Narrami ora (perché tu puoi)
un racconto – un bel racconto – e non ti curare
che sia pieno di dolore. Esso mi risponde,
e parla di occhi infossati, di gote vizze,
e d’una bellezza morta da tempo – esso mi ricorda
la gioia fuggita – la Speranza, la serafica Speranza
ch’è già nell’urna e nella tomba! – ora con voce
bassa, triste e solenne, ma ben distinta,
mormora d’una vecchia tomba che s’apre prematura
a una vergine che si sfa. Bello e fedele specchio. Tu non mentisci.
Tu non miri a utilità alcuna – né devi spezzare alcun cuore.
Castiglione mentiva quando diceva che mi amava,–
tu sei vero! – egli falso! – falso– falso!
(Mentre parla, un frate entra e le si avvicina inosservato.)
Frate
V’è per te un rifugio,
o dolce fanciulla, nel cielo. Pensa all’eterna salute.
Volgi l’anima alla penitenza e alla preghiera.
Lalage (levandosi bruscamente)
Non posso pregare! L’anima mia è in guerra con Dio!
I suoni tumultuosi dell’allegria terrena
turbano i sensi miei! – Va’! Io non posso pregare!
Gli effluvii primaverili del giardino mi tormentano;
la tua presenza mi rattrista; – va’! la tua veste religiosa
mi empie di terrore – il tuo crocifisso d’ebano
d’orrore e di spavento!
Frate
Pensa alla tua anima preziosa.
Lalage
Pensa ai miei giorni primieri! Pensa al padre mio
ed alla madre che sono in Cielo! – Pensa alla nostra tranquilla casetta
e al ruscello che scorreva davanti la sua porta!
Pensa alle mie sorelline! Pensa ad esse,
e pensa a me! Pensa al mio amore costante
e alla mia fede, ai suoi voti, alla mia rovina. Pensa, pensa
alla mia indicibile sventura! Vattene!
No: rimani, rimani! – Che dicesti della preghiera
e della penitenza? Non parlasti di fede,
e di voti a Dio?
Frate
Sì.
Lalage
Ebbene;
un voto deve esser fatto,
un voto sacro, presto, a tutti i costi,
un solenne voto.
Frate
Figlia, questo zelo è lodevole.
Lalage
Padre, questo zelo è niente affatto lodevole.
Hai un crocifisso per questo voto?
un crocifisso sul quale giurare
questo sacro voto? (Il frate le presenta il suo crocifisso.)
Non quello! Oh! No – no – no!
Non quello! (atterrita) Non quello! Io ti dico, santo uomo,
che il tuo abito e la tua croce d’ebano mi spaventano!
Indietro! Ho io un crocifisso, io stessa,
io ho un crocifisso! Penso convenga
che l’atto –il voto – il simbolo –
e il testimone dell’atto siano simili, padre!
(Tira fuori un pugnale con l’elsa in croce e lo leva alto)
in Ecco la croce con la quale un voto come il mio
è scritto in Cielo!
Frate
Le tue parole sono follia, o figlia,
e svelano un proposito non santo – le tue labbra sono livide –
i tuoi occhi smarriti – non tentare la collera divina!
Arrestati prima che sia tardi! oh! non essere, non essere temeraria!
Non fare questo giuramento – oh! non giurare!
Lalage
Ho giurato!
III
Appartamento in un palazzo.
Poliziano e Baldassarre
Baldassarre
Scuotiti ora, Poliziano!
Tu non devi abbandonarti, no davvero,
a questo malumore. Sii te stesso.
Scaccia le vane fantasie che ti assediano
e vivi, perché così tu muori!
Poliziano
No, Baldassarre:
io certamente vivo.
Baldassarre
Poliziano, mi affligge
il tuo stato.
Poliziano
Mi duole, Baldassarre
di cagionarti dolore, mio stimato amico.
Comandami signore! Che vuoi ch’io faccia?
Al tuo comando muterò questa natura
che ho ereditato dai miei antenati,
e succhiato col latte di mia madre,
e non sarò più Poliziano, ma un altro.
Comandami, signore!
Baldassarre
Al campo allora – al campo –
al senato o al campo.
Poliziano
Ahimè! Ahimè.
Vi è un folletto che mi seguirebbe anche là!
Vi è un folletto che mi ha seguito anche là!
Vi è… – qual voce ascolto!
Baldassarre
Io non l’ho udita.
Non ho udita altra voce fuor della tua,
e l’eco della tua.
Poliziano
Allora ho sognato!
Baldassarre
Non abbandonare l’anima ai sogni; il campo, la corte
ti convengono – la Fama ti attende – la Gloria ti chiama –
e tu non odi il suon della sua tromba,
porgendo ascolto a suoni immaginarî
e alle voci dei fantasmi.
Poliziano
Fu la voce di un fantasma!
Non l’udisti tu, allora?
Baldassarre
No; non l’udii.
Poliziano
Non l’udisti! Baldassarre, non parlar più
a Poliziano dei tuoi campi e delle tue corti.
Oh! io sono nauseato fino alla morte,
delle stolte vanità
della popolosa Terra! Abbi pazienza ancora!
Noi siamo stati fanciulli insieme – compagni di scuola –
ed ora siamo amici – ma non a lungo, –
perché nell’eterna città tu mi renderai
un dolce e caro servizio; e un Potere –
un Potere augusto, beneficante e supremo –
ti assolverà da ogni altro dovere
verso il tuo amico.
Baldassarre
Tu proponi un terribile enigma
che io non voglio sciogliere.
Poliziano
Ma or mentre il destino
s’avvicina e le ore dànno l’ultimo respiro,
le sabbie del Tempo si cangiano in grani d’oro,
e mi abbagliano, Baldassarre. Ahimè! Ahimè!
Io non posso morire col cuore pieno
d’un sì squisito gusto pel bello,
quale in esso arde. Mi sembra che l’aria
sia più balsamica del consueto –
che ricche melodie fluttuino sulle brezze –
che un incanto più raro adorni la terra –
e con più puro splendore la luna tranquilla
stia nel Cielo! Odi, odi! Puoi dire
che non odi ora, Baldassarre?
Baldassarre
Veramente non odo.
Poliziano
Non odi? Ascolta ora! Ascolta! il suono più fioco
e pure il più dolce che mai orecchio udì!
È una voce di donna e il dolore è nella sua melodia!
Baldassarre, questo mi opprime come un incanto!
Ancora, ancora! Come solennemente arriva
nel cuore del mio cuore! questa eloquente voce
certo io non l’ho mai udita; – tuttavia sarebbe stato
bene l’avessi udita solamente con le sue commoventi note
nei miei primi giorni.
Baldassarre
Ora l’odo anch’io.
Silenzio! – la voce, se io non m’inganno appieno,
viene da quella grata – laggiù – voi potete vederla
molto bene dalla finestra; – che fa parte
– non è vero? – di questo palazzo del Duca.
Chi canta è senza dubbio
nella casa di Sua Eccellenza – e forse è la voce
di quell’Alessandra di cui parlò
come fidanzata di Castiglione,
suo figlio ed erede.
Poliziano
Silenzio! – si ascolta di nuovo.
La Voce (molto flebile)
“Ed il tuo cor tant’è crudele
da abbandonar così
chi t’ha amato sì lungamente
nella felicità e nel dolore?
Tant’è il tuo cuor crudele
da abbandonarmi così?
Dimmi di no; dimmi di no.”
Baldassarre
La canzone è inglese e spesso l’ho udita cantare
nell’allegra Inghilterra – mai così flebilmente. –
Taci! Taci! S’ode di nuovo.
La Voce (più chiara)
“È egli così forte
da lasciarmi così,
mentr’io l’ho amato a lungo
negli agi e nel dolor?
È il tuo cuor sì crudele
da abbandonarmi così?
Dimmi di no; dimmi di no.”
Baldassarre
Tace e tutto è silenzio.
Poliziano
Non tutto è silenzio!
Baldassarre
Scendiamo.
Poliziano
Scendi tu Baldassarre, va’!
Baldassarre
L’ora si fa tarda – il Duca ci aspetta –
la tua persona è attesa nella sala.
Che ti senti, Conte Poliziano?
La Voce (distintamente)
“Mentr’io t’ho amato tanto tempo
quand’eri felice e poi quand’eri in dolore:
è il tuo cuore crudele così?
Dimmi di no; dimmi di no.”
Baldassarre
Scendiamo. Via. Poliziano, getta
queste fantasie al vento. Ricordati, ti prego,
che il tuo contegno ultimamente fu rozzo
verso il Duca. Scuotiti e ricorda!
Poliziano
Ricordarmi? Sì. Va innanzi. Mi ricordo. – (Uscendo.)
Scendiamo. Credimi, darei
volentieri, darei le vaste terre della mia contea
per veder quel volto nascosto dietro la grata,
per contemplare quel viso velato e udire
ancora una volta quella voce ch’or tace.
Baldassarre
Permetti ch’io ti preghi, signore,
di scendere con me; – il Duca potrebbe offendersi.
Scendiamo dunque.
La Voce (forte)
“Dimmi di no; dimmi di no.”
Poliziano (a parte)
È strano è strano assai – la voce mi sembra
che vibri col mio desio e mi comandi di restare. (Avvicinandosi alla finestra.)
Dolce voce! Obbedisco e resto.
Ora, sia fantasia, pel Cielo! o sia Destino,
non scenderò. Baldassarre,
scusatemi col Duca;
questa sera non scenderò.
Baldassarre
Come piace a vostra signoria.
Buona notte, Poliziano.
Poliziano
Buona notte, amico mio, buona notte.
IV
I giardini di un palazzo. Chiaro di luna.
Lalage e Poliziano
Lalage
E tu parli d’amore,
a me, Poliziano? – tu parli d’amore
a Lalage? Oh, sventura! oh, sventura!
Questa è beffa molto crudele – molto crudele davvero!
Poliziano
Non piangere – oh! non singhiozzar così – le tue amare lacrime
mi renderanno folle. Non desolarti, o Lalage; –
confortati. Io so, – so tutto,
e perciò parlo d’amore. Guardami, magnifica
e bella Lalage! – volgi a me i tuoi sguardi!
Chiedi se possa ragionar d’amore,
sapendo ciò che so e vedendo ciò che ho visto.
Questo chiedi? – e io ti rispondo così –
così in ginocchio io ti rispondo. (inginocchiandosi.)
Dolce Lalage, t’amo, t’amo, t’amo;
nel Bene e nel Male – nella Gioia e nel Dolore, t’amo.
La madre, col suo infante sulle ginocchia,
non gode d’amore più forte di questo che sento per te.
Sugli altari di Dio, in niun tempo e in niun clima,
non arde fuoco più santo di che brucia ora
l’anima mia per te. E t’amo io? (Levandosi.)
Per le sventure tue io t’amo – anche per le sventure tue,
per la tua beltà e per i tuoi dolori!
Lalage
Ahimè, prode Conte,
tu dimentichi te stesso, pensando a me.
Come può nel maniero di tuo padre, fra le vergini
pure e senza macchia della tua nobile stirpe,
dimorare Lalage senza onore?
tua sposa e non immacolata?
Come può legarsi il mio nome disonorato, con l’antico onore della tua casa
e con la gloria tua?
Poliziano
Non parlarmi di gloria!
Odio – aborro tal nome; aborro
questa vana e ideale chimera.
Non sei tu Lalage ed io Poliziano?
Non t’amo – non sei bella tu?
Ch’altro vogliamo? Ah! la gloria – non parlarne ora.
Per quanto ho di più sacro e di solenne –
per tutti i miei desiderî ora, e per tutti i miei timori dopo,
per tutto che disprezzo in terra e spero dal Cielo –
non v’ha di che mi vanterei di più –
quanto di disprezzar per te la gloria
e calpestarla. Che importa –
che importa – mia bellissima e ottima amica,
se scenderemo, senza onori e con l’oblio
nella tomba, se vi riposeremo uniti?
Uniti – e poi – e poi forse…
Lalage
Perché t’interrompi, Poliziano?
Poliziano
E forse allora
levarsi uniti, Lalage, e andare errando
nelle stellate dimore dei tranquilli beati
per sempre…
Lalage
Perché t’interrompi, Poliziano?
Poliziano
Sempre insieme – insieme.
Lalage
Ora, Conte di Leicester,
tu m’ami e nel cuore del mio cuore
sento che veramente m’ami.
Poliziano (cadendo in ginocchio)
E m’ami tu?
Oh! Lalage!
Lalage
Odi! Silenzio! Nella tenebra
tra quegli alberi laggiù, m’è parso di veder passare una figura,
uno spettro, solenne lento taciturno –
come l’ombra terribile della Coscienza, severa e silenziosa. –
(Traversa la scena e ritorna.)
Mi sono ingannata – era un ramo gigantesco
mosso dal vento autunnale! Poliziano!
Poliziano
Mia Lalage – mio amore! Perché sei commossa?
Perché impallidisci così? No – la Coscienza stessa –
assai meno di un’ombra cui tu la paragoni –
non dovrebbe scuotere così uno spirito fermo. Ma il vento della notte
è freddo – e questi malinconici rami
gettano le tenebre su tutte le cose.
Lalage
Poliziano!
Tu mi parli d’amore! Conosci tu il paese
di cui tutte le lingue parlano – un paese da poco scoperto da un Genovese –
a mille leghe nel dorato occidente?
Una magica terra di fiori, di frutti e di luce,
e di laghi cristallini e di foreste sempre ombrose,
e di montagne, alle cui cime i venti
del Cielo liberi spirano. Respirare quell’aure
è ora felicità e sarà più tardi libertà,
nei giorni futuri?
Poliziano
Oh, vuoi tu – vuoi tu
volare a quel Paradiso, mia Lalage – vuoi tu
ascendervi con me? là ogni cura sarà dimenticata
e il dolore non sarà più e Eros sarà il signore.
E la vita sarà mia – perché allora vivrò
per te e per i tuoi occhi – e tu non sarai
più una addolorata – ma le gioie radiose
saran tue schiave, e l’angelo-Speranza
ti assisterà sempre e io m’inginocchierò dinanzi a te,
e t’adorerò e ti chiamerò mia amata,
mia sola, mia bella, mio amore, mia sposa,
mio tutto; – oh, vuoi tu – vuoi tu, Lalage,
ascendervi con me?
Lalage
Un atto resta a compiersi:
Castiglione vive!
Poliziano
Morrà! (esce)
Lalage (dopo una pausa)
“Morrà!” – Ahimè!
Castiglione morire? Chi ha detto queste parole?
Dove sono? Che ha egli detto? Poliziano!
Tu non sei andato – non sei andato – pur non oso guardare
per tema di vederti; tu non potevi partire
con quelle parole sulle labbra – oh, parlami!
e ch’io oda la tua voce – una parola – un sol motto
per dirmi che non sei andato – una breve frase,
per dir quanto mi disprezzi, quanto odii
la debolezza di una donna. Ah! Ah! tu non sei partito –
deh! parla! Sapevo che non volevi andare!
Lo sapevo che non volevi, né potevi, né osavi andare.
Miserabile, non sei andato – ti ridi di me!
Ed io così ti afferro – così! – Egli è andato, egli è partito –
andato – andato. Dove sono? Bene – molto bene!
purché la lama sia molto aguzza – e sicuro il colpo
benissimo, benissimo; – ohimè! ohimè!
V
I sobborghi.
Poliziano e Castiglione
Poliziano (solo)
La mia debolezza aumenta. Sono stanco,
e temo d’essere malato; – non vorrei morire
prima di aver vissuto! Arresta – arresta la tua mano,
o Asrael, ancora un istante! – Principe delle Potenze
delle Tenebre e della Tomba, oh! abbi pietà di me!
Oh! abbi pietà di me! non mi far morire ora
in sul fiorire della mia paradisiaca speranza!
concedimi ancora di vivere ancora un po’ di vita:
son io che supplico un po’ di vita – io che non molto fa
imploravo di morire! – (Entra Baldassarre.)
Che disse il Conte?
Baldassarre
… che, non ritrovando alcuna cagion di querela o di animosità
tra il Conte Poliziano e lui, rifiuta
il vostro cartello di sfida.
Poliziano
Che hai detto?
Qual risposta mi rechi, buon Baldassarre?
Di quale squisita fragranza pieno lo zeffiro
arriva da quei boschetti laggiù! – un più bel giorno,
o una più degna Italia, credo,
mai abbian visto occhi mortali! – Che ha detto il Conte?
Baldassarre
… che egli, Castiglione, non ritrovando
alcuna cagione di animosità, od altra causa
di querela tra vostra signoria e lui,
non può accettare la sfida.
Poliziano
È verissimo –
tutto ciò è verissimo. Quando vedesti mai, signore,
quando vedesti mai, Baldassarre, nella fredda
Inghilterra, che da poco abbiam lasciato,
un cielo calmo come questo – così terso
e senza brutte macchie di nubi? – Ed egli ha detto?
Baldassarre
Niente di più, signore, di quello che vi ho riferito.
Il Conte di Castiglione non vuol battersi,
non avendo cagione di querela.
Poliziano
Questo è vero –
verissimo. Tu sei mio amico, Baldassarre,
ed io non l’ho dimenticato. Mi renderai
un servigio. – Vuoi tu tornare a dire
a quest’uomo che io, Conte di Leicester,
io lo tengo per un miserabile? Ti prego, di’ questo
al Conte; – egli è giusto
ch’abbia una cagion di dolersi.
Baldassarre
Mio signore, mio amico!
Poliziano (a parte)
E lui! – egli stesso viene! (forte) Ragioni bene.
So ciò che vorresti dire – di non mandare il messaggio. –
Bene! – Ci pensavo – non lo manderò.
Ora ti prego, lasciami; – un uom s’avanza
col quale di più segrete cose
dovrei ragionare.
Baldassarre
Vado – ci rivedremo domani,
non è vero? – al Vaticano.
Poliziano
Al Vaticano. (Baldassarre esce.)
(Entra Castiglione.)
Castiglione
Il Conte di Leicester qui!
Poliziano
Io sono il Conte di Leicester e come vedi –
non è vero – che io son qui.
Castiglione
Mio signore, un qualche strano
e singolare errore – un malinteso –
senza dubbio è nato; sei stato tratto
nel calor della collera, a rivolgermi
per lettera parole inesplicabili;
a me, Conte di Castiglione, latore
Baldassarre, il Duca di Surrey. Nulla so
che sia cagion di questo atto,
perché non ti ho in niun modo offeso! Ah! – Non ho ragione?
Fu un errore? – senza dubbio – tutti
talvolta erriamo.
Poliziano
Sguaina la spada, scellerato, e non più un motto.
Castiglione
Ah! sguainare? – e scellerato? – eccomi a te
Conte orgoglioso! (Trae la spada.)
Poliziano (facendo lo stesso)
Così a una tomba espiatoria,
a un prematuro sepolcro, io ti consacro
nel nome di Lalage!
Castiglione
(lasciando cadere la sua spada e ritirandosi in fondo alla scena)
Di Lalage!
Arresta – la tua mano sacra! – indietro, io dico!
indietro – io non mi batterò mai con te – veramente non l’oso.
Poliziano
Non vuoi batterti con me, tu dici, signor Conte?
Sarò così deluso? – va bene; –
hai detto che tu non osi? Ah!
Castiglione
Non oso – non oso –
arresta la tua spada – con quel caro nome
sulle tue labbra, io non mi batterò con te –
non posso – non oso.
Poliziano
Ora, per la vergine,
ti credo! – vile, ti credo. –
Castiglione
Ah! – vile! – questo mai!
(Raccoglie la spada e s’avanza contro Poliziano, ma cambia idea quando gli è vicino e cade in ginocchio ai piedi di lui.)
Ahimè! mio signore,
egli è – egli è – troppo vero. – In simil causa
io sono il più gran vile dei vili! Oh! abbi pietà di me!
Poliziano (profondamente commosso)
Ohimè! Ho pietà di te davvero.
Castiglione
E Lalage…
Poliziano
Scellerato! alzati e muori!
Castiglione
Non è necessario; – sia così – così: – lasciami morire
così, in ginocchio; mi s’addice
di morire in questa profonda umiliazione.
Nel duello io non leverò la mano
contro di te, Conte di Leicester. – Colpisci al cuore.
(Scopre il petto.)
Qui nulla v’è che arresti la tua spada –
colpisci al cuore. Non voglio battermi con te.
Poliziano
Ora, per la Morte e per l’Inferno!
Non son io, non son io gravemente, fortemente tentato
di prenderti in parola? Ma ascoltami, signore,
non credere di sfuggirmi. Preparati a ricevere
un pubblico insulto per via – dinanzi
agli occhi dei cittadini. Ti seguirò –
come uno spirito vendicatore ti seguirò –
sino alla morte. Davanti a quelli che tu ami –
davanti a Roma tutta ti sputerò sul viso, miserabile –
intendi – per viltà – tu non vuoi batterti ora con me?
Tu menti! Ti batterai. (Esce.)
Castiglione
Ora, per verità, questo è giusto,
molto equo e giusto, o Cielo vendicatore!

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