Edgar Allan Poe e l’alcol

Non possiamo affermare che Poe sia stato un alcolizzato. L’alcolismo prevede un uso smodato e continuo di bevande alcoliche, con la conseguenza di acquisire tolleranza – cosa che non avvenne in Poe – e malessere e disagio mentale e fisico con l’astinenza – idem.

Se osserviamo i manoscritti di Poe pervenutici – testi di sue opere, ma anche lettere – la grafia è ordinata, elegante. Inoltre nessuna poesia e nessun racconto – con quelle lunghe, fluide e attentamente costruite frasi – possono essere considerati frutto di un lavoro sotto gli effetti dell’alcol.

Le testimonianze sulla sobrietà di Poe

Nel 1868, William Wertenbaker annotò su Poe:

[…] lo vedevo spesso in aula e in biblioteca, ma mai minimamente sotto l’effetto di liquori inebrianti. Tra i professori aveva la reputazione di essere un giovane sobrio, tranquillo e ordinato1.

Il tenente J. Howard, quando Poe lasciò l’esercito nel 1829, scrisse le seguenti parole sulla lettera di raccomandazione: «Le sue abitudini sono buone e completamente esenti da alcol»2.

In un’altra lettera, il capitano H.B. Griswold scrisse che Poe era «esemplare nel suo comportamento», mentre il tenente colonnello W.J. Worth che Poe «sembra essere libero da cattive abitudini»3.

Nel 1832, secondo quanto ricordò più tardi, nel 1866, il suo amico Lambert Alexander Wilmer:

Una volta, recatomi a fargli visita nel suo alloggio, egli tirò fuori una caraffa di liquori della Giamaica, conformemente a un uso assai comune in quei tempi. […] Poe ne fece un uso moderato; e questa fu l’unica occasione in cui lo vidi bere liquori forti. Un’altra volta mi trovai presente quando sua zia, la signora Clemm, lo rimproverò con una certa severità per essere rincasato ubriaco la sera precedente. […] Dal colloquio tra la signora Clemm e Poe giudicai che l’errore per il quale lo ammoniva fosse di rara occorrenza, né mai più mi accadde di sentirlo accusare d’averlo ripetuto4.

Qualche anno prima, nel 1860, Wilmer scrisse su «Our Press Gang» di Baltimora:

Sono stato in sua compagnia ogni giorno per molti mesi di seguito; e, in un periodo di dodici anni, non l’ho visto ubriaco; no, nemmeno in un singolo caso5.

Anni dopo, nel 1880, Thomas Goode Tucker, uno dei compagni di classe di Poe, lasciò il seguente ricordo:

[…] Poe afferrava un bicchiere colmo, senza acqua né zucchero, e lo mandava giù in un solo sorso. Questo spesso lo sfiancava; ma, se non accadeva, raramente tornava all’attacco6.

William Gowans, un vicino di casa di Poe a New York – dove si era trasferito da Richmond con la famiglia nel 1837 – ricordò nel 1870:

Per otto mesi, o più, “una casa ci conteneva, una tavola ci sfamava”. Durante quel periodo lo vidi molto… e devo dire che non lo vidi mai minimamente ubriaco, né mai caduto in qualche vizio conosciuto…7

L’anno successivo, il 19 luglio 1838, Poe scrisse a James Kirke Paulding:

Per me l’intemperanza non è mai diventata un’abitudine… Mi sono reso conto pienamente dell’imprudenza e della degradazione del comportamento finora seguito e ho abbandonato del tutto il vizio, senza lottare8.

Nell’aprile del 1841, Poe scrisse al dottor Joseph Evans Snodgrass per difendersi dalle accuse di William Evans Burton:

… Sono moderato fino al rigore… In breve, a volte accadeva che fossi completamente ubriaco. Per alcuni giorni, dopo ogni eccesso, ero invariabilmente costretto a letto. Ma ormai sono quattro anni che ho abbandonato ogni tipo di bevanda alcolica: quattro anni, con l’eccezione di una singola deviazione… quando fui indotto a ricorrere occasionalmente all’uso di sidro, nella speranza di alleviare un attacco nervoso9.

Più tardi, l’8 aprile 1844, Poe scrisse Maria Clemm: «Mi sento di ottimo umore e non ho bevuto una goccia, quindi spero di uscire dai guai»10.

L’anno dopo, in una lettera del 29 agosto 1845, Poe scrisse al dottor Thomas Holley Chivers:

Non ho toccato una goccia delle “ceneri” da quando hai lasciato New York – e sono deciso a non toccarne una goccia finché vivo11.

Poe alludeva a una lettera di Chivers in cui l’amico gli aveva chiesto informazioni sulla sua intemperanza: «Che penserebbe Dio di quell’Angelo che si degnasse di insudiciare i propri piedi nella cenere fdell’Inferno?».

Il 6 agosto 1847, Louis Antoine Godey, del «Godey’s Lady’s Book», scrisse a George Washington Eveleth di aver visto Poe «completamente sobrio», ma di aver «sentito parlare di lui altrove quando non lo era»12.

Il 29 febbraio 1848 Poe scrisse a Eveleth:

Mi alzo presto, mangio con moderazione, bevo solo acqua e faccio abbondante e regolare esercizio fisico all’aria aperta… le cause che mi hanno portato a bere non ci sono più, e ho smesso di bere, per sempre13.

Da Filadelfia Poe scrisse a Maria Clemm, il 7 luglio 1849:

Sono stato portato in prigione una volta, da quando sono arrivato qui, per ubriachezza; ma allora non ero ubriaco. Era per Virginia14.

Dunque Poe era sobrio, anche se ancora sofferente per la morte di Virginia. Da Richmond Poe scrisse ancora a Maria Clemm, parlando della sua sobrietà:

Per più di dieci giorni sono stato completamente squilibrato, sebbene non bevessi una goccia; e durante questo intervallo ho immaginato le più orribili calamità… Tutto era un’allucinazione, derivante da un attacco che non avevo mai sperimentato prima… Non ho bevuto nulla da venerdì mattina, e poi solo un po’ di Porto. Se possibile, carissima madre, mi libererò da questa difficoltà per il tuo caro, caro bene. Quindi coraggio15.

Il 17 agosto del 1849 Poe entrò Poe nei Figli della Temperanza, Divisione di Shockoe Hill, a Richmond.

Meno di due mesi dopo Poe morì, in circostanze mai chiarite.

Le testimonianze sull’alcolismo di Poe

L’8 settembre 1835 è attestato un primo riferimento certo al bere di Poe, a Richmond, da parte di Thomas Willis White, proprietario del «Southern Literary Messenger», il quale scrisse a Lucian Minor:

Poe è ora al mio servizio, non come direttore. Purtroppo è piuttosto dissipato, e quindi posso fare ben poca fiducia in lui. Il suo carattere è molto amabile. Mi sarà di aiuto nella correzione di bozze, almeno lo spero…16

Purtroppo Poe non si tenne lontano dal bere e White fu costretto a licenziarlo poche settimane dopo. Entro la fine di settembre, Poe chiese di essere reintegrato, promettendo di non bere. Il 25 dicembre 1835, White scrisse di nuovo a Lucian Minor che Poe non aveva ricominciato a bere. Tuttavia, alla fine del 1836 Poe fu licenziato.

Secondo i ricordi, rilasciati nel 1875, di Robert Mercer Taliaferro Hunter, che aveva conosciuto Poe all’Università della Virginia:

Qui le sue abitudini erano pessime… Poe era l’unico nello staff di White in grado di farlo [correggere le citazioni classiche] e quando beveva occasionalmente (l’abitudine non era costante) era incapace di lavorare17.

Poi ammise questi suoi sbandamenti in una lettera dell’aprile 1841 a J.E. Snodgrass:

… per un breve periodo, mentre risiedevo a Richmond e dirigevo il «Messenger», ho certamente ceduto, a lunghi intervalli, alla tentazione che mi veniva offerta da ogni parte dallo spirito di convivialità del Sud18.

Secondo una testimonianza rilasciata nel 1896 da parte del dottor Thomas Dunn English – segnaliamo che dopo il 1845 Poe e English erano divenuti acerrimi nemici – Poe era stato trovato ubriaco nel 1839:

Una notte stavo passando per strada, mentre tornavo a casa, quando vidi qualcuno che si dibatteva nel vano tentativo di sollevarsi dal marciapiede. … Con mio grande stupore scoprii che era Poe. Mi riconobbe e … mi offrii volontario per accompagnarlo a casa. … Tre giorni dopo, quando vidi Poe – perché se ricordo bene i due giorni successivi non era in ufficio – si vergognò profondamente della cosa e disse che era una cosa insolita per lui e che non si sarebbe mai più verificata. … Passarono diverse settimane prima che osservassi altre anomalie19.

Nel 1843 Poe confessò di essersi ubriacato. Il 16 marzo, infatti, scrisse ai suoi amici Frederick William Thomas e Jesse Erskine Dow:

Vi prego di esprimere al signor Fuller il mio rammarico per essermi comportato da sciocco in casa sua, e ditegli (se lo ritenete necessario) che non mi sarei ubriacato così tanto con il suo eccellente Porto, se non fosse stato per quel caffè al rhum con cui fui costretto a mandarlo giù20.

Nell’aprile 1845 si registra un nuovo episodio di ubriachezza. Un fattorino del «Broadway Journal», Alexander Crane, ricordò nel 1902 che Poe si era ubriacato in occasione di una conferenza, poi annullata per il maltempo e la scarsa affluenza. La mattina successiva Poe arrivò in ufficio «appoggiato al braccio di un amico, ubriaco di vino»21.

Un mese dopo, a maggio, si presenta di nuovo lo stesso problema con l’alcol, secondo una testimonianza resa nel 1879 da James Russell Lowell, che andò a trovare Poe nel suo alloggio e lo trovò «un po’ brillo, come se si stesse riprendendo da un attacco di ubriachezza»22.

Charles Frederick Briggs conferma quel racconto il 16 luglio 1845, quando scrive a Lowell:

La suocera di Poe [Maria Clemm] mi ha detto che era piuttosto alticcio il giorno in cui sei andato a trovarlo e che si comportava in modo molto strano, ma non ho notato nulla di tutto ciò quando l’ho visto stamattina. […] Avrebbe dovuto recitare una poesia davanti ai circoli accademici dell’Università di New York, poche settimane fa, ma l’ubriachezza glielo impedì. Credo che non avesse bevuto nulla per più di 18 mesi fino agli ultimi 3; ma, in questo periodo, è stato molto spesso riportato a casa in condizioni miserabili23.

Purtroppo vi furono anche accuse false di alcolismo nei confronti di Poe, che hanno contribuito a nutrire l’immagine di un autore spesso preda del vizio di bere.

Un altro episodio, che risale alla primavera del 1846, a Baltimora, ricordato da Robert D’Unger, ci mostra un Poe frequentatore di bar:

Mentre il signor Poe si presentava al “Bar” e tracannava un whisky abbondante (credo che fosse il suo drink preferito)… mi feci l’idea che il poeta avesse, ai suoi tempi, visto molti volti di baristi…24

A giugno accadde un altro fatto ad alimentare le accuse di ubriachezza e che sfociò in una battaglia legale. Sul «Morning Telegraph» del 23 giugno 1846 il dottor Thomas Dunn English pubblicò un articolo – come sfogo per i commenti che Poe scrisse di lui nei Literati – in cui accusava Poe di «essersi reso colpevole di una condotta decisamente poco signorile, mentre si trovava in stato di ebbrezza…»25.

L’articolo apparve anche sul «New York Mirror». Poe decise quindi di rivolgersi al tribunale, ma citò in giudizio il «Mirror», forse perché, rispetto a English, aveva maggiori risorse finanziarie. Il caso fu discusso il 17 febbraio 1847.

Nel frattempo English era fuggito a Washington D.C. e a suo favore non vi furono testimoni. A favore di Poe, invece, testimoniarono Freeman Hunt e Mordecai Manuel Noah, sostenendo di «non aver mai sentito nulla contro di lui, se non che occasionalmente si ubriaca»26.

Poe vinse la causa, ottenendo un risarcimento per danni pari a 225,06 dollari27.

Nel 1848 Poe infranse la promessa fatta alla sua fidanzata, Sarah Helen Whitman, di non bere più, recandosi da lei dopo aver bevuto, ciò che causò, in pochi mesi, la rottura del fidanzamento e del futuro matrimonio. Tuttavia, la Whitman non parlò mai male di Poe.

L’alcol per la follia

Quando Virginia si ammalò, il 20 gennaio 1842 – malattia che la portò a una prematura fine nel 1847 all’età di 24 anni – per Poe iniziò un periodo di tensione e attacchi di depressione, che sfociarono in un eccessivo consumo di alcol, come egli stesso confessò in una lettera a George Washington Eveleth del 4 gennaio 1848:

Durante questi attacchi di assoluta incoscienza bevevo, solo Dio sa quanto spesso e quanto. Naturalmente, i miei nemici attribuivano la follia all’alcol piuttosto che l’alcol alla follia. Avevo, in effetti, quasi abbandonato ogni speranza di una cura permanente quando ne trovai una nella morte di mia moglie28.

Altre testimonianze confermarono che quel quinquennio coincise con un assiduo attaccamento all’alcol per Poe.

Lambert A. Wilmer scrisse a John Tomlin il 20 maggio 1843:

Edgar A. Poe… è diventato il più strano dei nostri letterati. Lui ed io siamo vecchi amici, ci conosciamo fin dall’infanzia e mi dà un dolore inesprimibile notare le stranezze a cui è recentemente diventato soggetto. Poverino! Non è affatto astemio e temo che stia andando a capofitto verso la distruzione, morale, fisica e intellettuale29.

Secondo Poe, venuto a conoscenza della lettera, quelle erano soltanto calunnie dette alle sue spalle, come scrisse a Tomlin in una lettera del 28 agosto 1843.

Conclusioni

Gli episodi che vedono Poe darsi all’alcol sono concentrati nel periodo che va dal 1835 al 1848, con un singolo caso nel 1832, anche se questo non depone a favore della sua completa sobrietà, perché Poe è diventato maggiorenne soltanto nel 1830.

Gli episodi sono comunque saltuari, negli anni 1835, 1841, 1843, 1845, 1846 e 1848. L’uso smodato, o quasi, del bere durante il periodo universitario è sicuramente attribuibile ai normali eccessi giovanili. In altre occasioni si trattò di casi isolati.

Fonti

“Edgar Allan Poe, Drugs, and Alcohol”, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
—

1 The Poe Log, p. 76.

2 The Poe Log, pp. 90-91.

3 Ivi.

4 Lambert A. Wilmer, “Recollections of Edgar A. Poe”, the Daily Commercial (Baltimora), 23 maggio 1866, p. 1. Ristampato da T.O. Mabbott, Merlin, p. 30.

5 Ibidem, p. 27.

6 Lettera di Tucker a Douglas Sherly, 5 aprile 1880, citata in Woodberry, 1909, vol. 1, p. 33 e The Poe Log, p. 70.

7 «Gowans, Catalogue of American Books», n. 28, 1870, p. 11, citato da A.H. Quinn in Edgar Allan Poe, p. 267).

8 Ostrom, Letters, pp. 517-518.

9 Ibidem, pp. 155-157.

10 Ibidem, p. 252.

11 Ibidem, p. 296.

12 Mabbott, Poems, p. 563.

13 Ostrom, Letters, p. 360.

14 Ibidem, p. 452.

15 Ibidem, p. 455.

16 Jackson, Poe and the SLM, 1934, p. 98. Anche The Poe Log, p. 167.

17 The Poe Log, p. 237.

18 Ostrom, Letters, p. 156.

19 The Poe Log, pp. 263-264.

20 Ostrom, Letters, p. 229

21 The Poe Log, p. 526.

22 Ibidem, p. 536.

23 Ibidem, p. 551.

24 Ibidem, p. 628.

25 Ibidem, pp. 647-648.

26 Ibidem, p. 689.

27 Moss, Literary Battles, p. 238.

28 Ostrom, Letters, pp. 354-357.

29 Mabbott, Merlin, p. 37.

Daniele Imperi 730 Articoli
Correggo bozze di manoscritti, revisiono racconti e scrivo testi per il web. Sul mio blog «Penna blu» parlo di scrittura, editoria e lettura; sull’aerosito di F.T. Marinetti, di cui ho curato un aeropoema (Diana edizioni, 2023) e un romanzo (Diana edizioni, 2026) inediti, parlo di Futurismo e della vita e delle opere del poeta combattente.

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