Quattro bestie in una – Recensione

L’uomo cameleopardo

Un racconto satirico di Poe, questo, scritto in modo da coinvolgere il lettore nella storia. Poe, narratore, si rivolge quindi al lettore stesso, accompagnandolo nella visita della città di Antiochia Epidafne, nell’anno 3830 dalla creazione del mondo, ossia nel 70 d.C.

È come far parte della storia stessa, e si assapora un Poe diverso dal solito, o almeno differente dall’idea che abbiamo di Poe, in base a quell’aura di mistero e orrore che sembra accompagnarlo da sempre.

Ma qui non c’è mistero né orrore. C’è una visita a una città antica, in mezzo a una folla festante che acclama il suo re, l’uomo cameleopardo, le famose quattro bestie in una (leone, tigre, leopardo e scimmia). Poe dimostra di conoscere la storia, sapiente padrone delle parole e delle descrizioni, argute. La sua è una satira di stile.

Quattro bestie in una come storia probabile

C’è un’ambientazione storica ben curata. Nel racconto non accade nulla di straordinario. Il re, che appare come quattro bestie in una, indossa pelli, mentre la folla lo esalta.

Quattro bestie in una è una storia probabile.

Daniele Imperi 730 Articoli
Correggo bozze di manoscritti, revisiono racconti e scrivo testi per il web. Sul mio blog «Penna blu» parlo di scrittura, editoria e lettura; sull’aerosito di F.T. Marinetti, di cui ho curato un aeropoema (Diana edizioni, 2023) e un romanzo (Diana edizioni, 2026) inediti, parlo di Futurismo e della vita e delle opere del poeta combattente.

Commenta per primo

Commenta l’articolo

La tua email non sarà pubblicata.


*