Poe e Dickens sono due nomi più che famosi nella letteratura classica, il primo di quella americana e il secondo di quella inglese. Poe e Dickens si incontrarono nel 1842 a Filadelfia, durante il viaggio dello scrittore inglese negli Stati Uniti.
Poe apprezzava Dickens, come si evince dalla sua recensione dell’opera Watkins Tottle, and other Sketches, illustrative of everyday Life, and every-day People, apparsa sul «Southern Literary Messenger» nel giugno 1836:
Per quanto riguarda il loro autore non sappiamo altro che essere uno scrittore di articoli molto più tagliente, arguto e organizzato dei nove decimi degli scrittori delle riviste in Gran Bretagna.
[…]
Gli Sketches di Boz1 sono talmente ben gestiti da non venir meno alle intenzioni dell’autore.
[…]
In conclusione raccomandiamo caldamente gli Sketches di Boz ai lettori americani.
Poe tornò a elogiare Dickens nel 1839, sul «Burton’s Gentleman’s Magazine»:
Che dire di Boz, ora che ha completato Nicholas Nickleby? Di certo non potremmo dire nulla in termini di lode che non sia stato già detto da ogni lettore. Quest’ultimo sforzo è forse il migliore dell’autore; e già questo è un eccellente elogio.
[…]
Per alcuni aspetti l’autore di Nicholas Nickleby è accusato di esagerazione, ma in generale può essere considerato ineguagliabile. Il suo umorismo è straordinariamente sottile.
E scrisse di nuovo di Dikens recensendo il Barnany Rudge sul «Graham’s Magazine» del febbraio 1842, evidenziando i difetti dell’opera, pur senza sminuire il genio creativo dell’autore.
L’incontro di Poe e Dickens a Filadelfia
Dell’incontro avvenuto fra Poe e Dickens sono sopravvissute 3 lettere, inviate tutte da Dickens: il 6 marzo e il 27 novembre 1842 e il 19 marzo 1846.
Lettera del 6 marzo 1842, dagli Stati Uniti
Egregio signore, – sarò molto felice di vedervi ogni volta che mi farete il favore di chiamarmi. Penso che mi farebbe più comodo tra le undici e mezzo e le dodici, che in qualsiasi altro momento. Ho dato un’occhiata ai libri che siete stato così gentile da inviarmi, e più in particolare ai giornali sui quali avete richiamato la mia attenzione. Con grande gioia vi esprimo il desiderio di vedervi per questo motivo. A proposito della “costruzione” di Caleb Williams, sapete che Godwin lo scrisse al contrario – per primo l’ultimo volume – e che, quando ebbe trattato della caccia a Caleb e della catastrofe, aspettò per mesi, cercando di rendersi conto di ciò che aveva fatto?
Lettera del 27 novembre 1842, da Londra
Egregio signore, – per qualche strano caso (presumo sia dovuto a un errore da parte del signor Putnam nella gran quantità di incombenze che doveva sbrigare per me), non sono più riuscito a trovare fra le mie carte, da quando sono tornato in Inghilterra, la lettera che mi avete scritto a New York. Ma l’avevo letta lì, e credo di aver ragione nel ritenere che non mi affidaste altra missione che quella che mi avevate già affidato a voce. Credetemi che mai, per un momento, me ne sono dimenticato e che ho fatto tutto ciò che era in mio potere per portarla a buon fine – ma invano, mi duole dire.
Avrei dovuto inoltrarvi la lettera di accompagnamento del signor Moxon prima, ma ho tardato a farlo nella speranza che mi si presentasse qualche altro canale per la pubblicazione del nostro libro da questa parte dell’oceano. Tuttavia, non sono in grado di segnalare alcun successo. L’ho menzionato agli editori con cui sono in contatto, ma tutti hanno rifiutato d’impegnarsi nell’impresa. E l’unica consolazione che posso darvi è che non credo che nessuna raccolta di brani di uno scrittore sconosciuto, anche se inglese, troverebbe proprio ora un editore in questa metropoli.
Non credete neanche per un attimo che io non abbia mai pensato a voi che con un ricordo piacevole; e che non sia sempre pronto a inoltrare le vostre opinioni in questo paese, se m’è possibile.
Lettera del 19 marzo 1846, da Londra
Egregio signore,
Pur non avendo ricevuto il vostro volume, mi avvalgo di un momento libero per ringraziarvi del dono che me ne avete fatto.
Riguardo alla vostra proposta in merito al «Daily News», vi assicuro che non sono in alcun modo legato né alla direzione né all’attuale amministrazione del giornale. Vi collaboro e vi scrivo testi che firmo col mio nome. È questo il mio unico legame con la rivista.
Qualsiasi proposta come la vostra, quindi, va indirizzata all’Editore. Non so, con certezza, come potrebbe considerarla; ma devo dire che probabilmente ha tanti corresponsabili in America e altrove, quanti ne può permettere il giornale.
“Il corvo” fu ispirato dal corvo di Dickens?
Alcuni sostengono che il personaggio del corvo della poesia più famosa di Poe fosse stato suggerito al poeta di Boston dal corvo domestico di Dickens, di nome Grip. Quando il corvo morì, Dickens lo fece imbalsamare e montare in un’imponente ed elaborata custodia, che ora risiede nella sezione di libri rari della Free Library of Philadelphia.
Non c’è alcuna prova che Dickens abbia parlato di quel corvo a Poe, perché dei loro incontri non resta nulla, nessuno scritto o memoriale, eccetto le 3 lettere che Dickens spedì a Poe. Dickens stava aiutando Poe a trovare editori per le sue opere in Gran Bretagna.
Quel corvo ha invece ispirato Dickens per il corvo presente nel suo romanzo Barnaby Rudge, di cui Poe parlò nelle sue recensioni.
Lo storico Edward Pettit sostiene che il collegamento sia abbastanza ovvio: Poe sapeva di quel corvo. Janine Pollack, capo del dipartimento dei libri rari della Free Library of Philadelphia, ne è convinta: due grandi scrittori pensano alla stessa cosa, cioè al corvo.
Raymond Lanem del «Washington Post», rileva la somiglianza fra un passaggio del romanzo di Dickens alla fine del V capitolo e un verso della poesia di Poe:
’Tis someone knocking softly at the shutter.
“’Tis some visiter,” I muttered, “tapping at my chamber door —
Somiglianze troppo lievi per poter fare congetture.
Fonti
- Edgar Allan Poe Society of Baltimore, “Edgar Allan Poe, Critical Notices”, Southern Literary Messenger, Vol. II, no. 5, giugno 1836
- ibidem, Edgar Allan Poe, “Review of New Books”, Burton’s Gentleman’s Magazine, dicembre 1839
- ibidem, Charles Dickens to Edgar Allan Poe – 6 marzo 1842
- ibidem, Charles Dickens to Edgar Allan Poe – 27 novembre 1842
- ibidem, Charles Dickens to Edgar Allan Poe – 19 marzo 1846
- The Poe Museum, “Charles Dickens Meets Edgar Allan Poe”, 7 febbraio 2012
- Charles Dickens’ Birthplace Museum, “The legendary ‘Grip’ the Raven”
- Open Culture, When Charles Dickens & Edgar Allan Poe Met, and Dickens’ Pet Raven Inspired Poe’s Poem “The Raven”, Josh Jones, 24 ottobre 2016
Note
1 Dickens aveva scelto come soprannome per identificare i suoi “schizzi” Moses, il personaggio del romanzo Il vicario di Wakefield dello scrittore irlandese Oliver Goldsmith. Moses divenne poi Boses, che infine divenne Boz.




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