Il racconto “I delitti della Rue Morgue” compie 180 anni

20 Aprile 1841 – 20 Aprile 2021

La stesura di uno dei racconti più famosi di Edgar Allan Poe, “I delitti della Rue Morgue” (The Murders in the Rue Morgue) non sembra sia stata facile. Esistono ben 4 varianti del racconto:

  1. Un manoscritto autografo
  2. Il racconto apparso sul «Graham’s Magazine» nell’aprile 1841
  3. La ripubblicazione su The Prose Romances (1843)
  4. e su Tales (1845)

Poe tornò più volte sul suo manoscritto, con revisioni meticolose per apportare miglioramenti, aggiungere nuovi paragrafi, rivedere la punteggiatura e la grammatica, cambiare i tempi verbali, curare i dettagli, il tutto per rendere la sua storia più credibile.

Anche il titolo fu cambiato: inizialmente era “The Murders in the Rue Trianon-Bas”, ma poi Poe cancellava spesso “Trianon” (preso forse dal palazzo francese, di Versailles, Grand Trianon) e inseriva “Morgue”.

“Morgue” vuol sottolineare il carattere macabro e dà maggior suggestione al titolo (morgue significa obitorio).

Poe era un critico spietato e sapeva cosa cercare in un testo per renderlo perfetto.

Una trilogia di racconti

Racconto poliziesco, detective story, giallo: “I delitti della Rue Morgue” viene chiamato in più modi, ma per Poe rappresenta il primo di tre racconti del raziocinio, cui seguirono “Il mistero di Marie Rogêt” (The Mystery of Marie Roget, «Snowden’s Ladies’ Companion», 1842) e “La lettera rubata” (The Purloined Letter, «The Gift: A Christmas and New Year’s Present», 1844).

Tre racconti incentrati sul personaggio di C. Auguste Dupin.

Da dove nasce C. Auguste Dupin?

Secondo alcune fonti Poe potrebbe aver preso il cognome Dupin da un personaggio della serie “Unpublished passages in the Life of Vidocq, the French Minister of Police”, che il «Burton’s Gentleman’s Magazine» pubblicò dal settembre al dicembre 1838, firmate J.M.B., cognome che appare nell’incipit della prima storia:

It was a matter of surprise to every one, how so amiable and well-disposed a girl as Marie Dupin could ever become the wife of such a worthless man as Antoine Laurent.

Secondo molti il personaggio stesso di Dupin sarebbe stato ispirato da Vidoqc, ma appare subito evidente l’enorme diversità fra i due personaggi.

Dice Dupin nel racconto, a proposito di Vidocq:

Vidocq, per esempio, era un uomo paziente, buono a indovinare, ma la sua mente, non essendo educata abbastanza, per lo stesso ardore delle sue investigazioni, si perdeva lungo la via. Guardando l’oggetto troppo da vicino smorzava la forza della sua vista. Vedeva forse uno o due punti in una maniera veramente singolare, ma per la sua stessa maniera di procedere non vedeva l’affare nel suo insieme.

Ma chi era Vidocq?

Eugène François Vidocq nacque nella città francese di Arras nel luglio del 1775. Fin da adolescente ebbe una vita turbolenta e avventurosa, fatta di furti, duelli, galera, esercito, diserzioni, falsificazioni, contrabbando. Ottenne anche una condanna a 8 anni da scontare come rematore in una galea, ma fuggì 3 anni dopo. Fu ripreso, rimesso in galera, da cui scappò di nuovo.

Infine fu un informatore della polizia, divenendone membro ufficiale nel 1811. Riuscì a organizzare e migliorare le spie al servizio della polizia, fondando La Brigade de Sûreté.

Conan Doyle creò il suo più celebre personaggio, Sherlock Holmes, ispirandosi a C. Auguste Dupin, che viene perfino nominato nella prima avventura della serie poliziesca, Uno studio in rosso (A Study in Scarlet, 1887):

“It is simple enough as you explain it,” I said, smiling. “You remind me of Edgar Allan Poe’s Dupin. I had no idea that such individuals did exist outside of stories.”
Sherlock Holmes rose and lit his pipe. “No doubt you think that you are complimenting me in comparing me to Dupin,” he observed. “Now, in my opinion, Dupin was a very inferior fellow. That trick of his of breaking in on his friends’ thoughts with an apropos remark after a quarter of an hour’s silence is really very showy and superficial. He had some analytical genius, no doubt; but he was by no means such a phenomenon as Poe appeared to imagine.”

Curioso come Auguste Dupin si senta superiore a Vidocq e, a sua volta, Sherlock Holmes si senta superiore a Auguste Dupin.

La fonte del nome del protagonista del racconto di Poe è stata oggetto di varie discussioni. Sembra comunque certo – e anche ovvio – che abbia preso il nome da Monsieur C. Auguste Dubouchet, come dimostra una lettera ricevuta da Poe da parte del Dr. Socrates Maupin il 30 settembre 1840, mentre era a Filadelfia:

Dear Sir

Through the kindness of Miss MacKenzie I learn that M. C. Auguste Dubouchet a gentleman of your acquaintance “would accept the Situation of Teacher of the French Language at Mr Persico’s and the Academy but wishes to know the terms &c definitely before treating” —

Poe nomina Dupin anche in una sua recensione del libro Sketches of Conspicuous Living Characters of France di Louis de Loménie, in cui si parlava anche di André-Marie-Jean-Jacques Dupin, apparsa nell’aprile 1841 sul «Graham’s Magazine».

L’ispirazione per l’orangutan

Secondo Dwight Rembert Thomas, in Poe in Philadelphia, 1838-1844, quando Poe scelse l’orango come protagonista del racconto era consapevole delle sensazioni provate dal pubblico dell’epoca alla vista di uno scimpanzé in mostra dall’agosto al settembre 1839 alla Masonic Hall, in Chesnut street.

L’animale in questione venne menzionato sia come “Ourang Outang” sia come “chimpanzee” dai vari giornali del periodo.

An Ourang Outang.

An animal of this species, and of a truly extraordinary character, has just arrived at this port, in the ship Saluda, from Africa. — We are told that it is more perfect in its proportions, and in its resemblance to the human form, than any specimen of the kind, ever seen in this country.

«Pennsylvania Inquirer», 1 luglio 1839

The Chimpanzee,

A Superior order of the Ourang Outang.

NOW exhibiting at the Masonic Hall, Chesnut street, from 8 o’clock, AM. to 6 o’clock, PM., the only living CHIMPANZEE, lately brought from Africa[.] This animal is the genuine “Troglodytes Niger” of Naturalists, or “Wild Man of the Woods,” and is the finest specimen ever seen in this country. It bears a most striking resemblance to the human form, and in natural sagacity far exceeds the descriptions of Naturalists.

«Philadelphia Gazette», 20 agosto 1839

THE CHIMPANZEE — This animal, more generally known as the Ourang Outang, is now exhibiting at the Masonic Hall, in this city. She is four years old, two feet six inches high, and is covered with black hair. The color of the skin, when examined closely, is seen to be that of a bright mulatto. She evinces a degree of intelligence but little behind that of the human species, which in appearance and actions she so much resembles. We consider her one of the greatest curiosities that has been exhibited in the city for a long time, and particularly so to naturalists. The Saturday Courier, p. 2, col. 3, finds that the “exhibition of a Chimpanzee, at the Masonic Fall,” provides “a very fitting occasion . . . . to give an account of this animal.” The Courier objects to the description of the chimpanzee as an “ourang outang,” and it itemizes the differences between the two species.

«Weekly Spirit of the Times», 24 agosto 1839

Ma forse può esserci anche un’altra spiegazione all’uso dell’orango. Un racconto del raziocinio in cui l’assassino è un essere del tutto irrazionale, che può commettere qualsiasi azione in ogni momento.

Dunque sfugge a qualsiasi logica o ragionamento. Una lotta, questa, fra la mente primitiva, istintiva, inconscia dell’orango e quella cosciente di Dupin.

Un caso di duplice omicidio che non ha alcun movente, perché l’assassino non è un omicida, non un essere umano, ma una creatura selvaggia che agisce d’istinto.

Il primo esempio del mistero della stanza chiusa

“I delitti della Rue Morgue” viene considerato la prima storia basata sul mistero della stanza chiusa.

Questo tipo di storia rappresenta una sfida per molti scrittori del genere poliziesco: un crimine commesso in una stanza chiusa dall’interno (o comunque in un luogo senza vie d’uscita).

Poe ha resto il problema più arduo, situando la stanza al quarto piano di un edificio alto.

Incipit a confronto

La prima versione del racconto “I delitti della Rue Morgue” aveva il seguente brano di apertura:

It is not improbable that a few farther steps in phrenological science will lead to a belief in the existence, if not to the actual discovery and location of an organ of analysis. If this power (which may be described, although not defined, as the capacity for resolving thought into its elements) be not, in fact, an essential portion of what late philosophers term ideality, then there are indeed many good reasons for supposing it a primitive faculty. That it may be a constituent of ideality is here suggested in opposition to the vulgar dictum (founded[[,]] however[[,]] upon the assumptions of grave authority), that the calculating and discriminating powers (causality and comparison) are at variance with the imaginative — that the three, in short, can hardly coexist. But, although thus opposed to received opinion, the idea will not appear ill-founded when we observe that the processes of invention or creation are strictly akin with the processes of resolution — the former being nearly, if not absolutely, the latter conversed.

Nel volume Tales fu presente la citazione (già aggiunta per il volume The Prose Romances) e cambiato l’incipit:

THE mental features discoursed of as the analytical, are, in themselves, but little susceptible of analysis. We appreciate them only in their effects. We know of them, among other things, that they are always to their possessor, when inordinately possessed, a source of the liveliest enjoyment. As the strong man exults in his physical ability, delighting in such exercises as call his muscles into action, so glories the analyst in that moral activity which disentangles. He derives pleasure from even the most trivial occupations bringing his talent into play. He is fond of enigmas, of conundrums, of hieroglyphics; exhibiting in his solutions of each a degree of acumen which appears to the ordinary apprehension præternatural. His results, brought about by the very soul and essence of method, have, in truth, the whole air of intuition.

Storia del manoscritto “The Murders in the Rue Morgue”

Come raccontò J.M. Johnston il 26 luglio 1881, entrò in possesso del manoscritto probabilmente nella primavera del 1841, quando era apprendista nell’ufficio degli stampatori Barrett e Thrasher (che in seguito divenne Barrett e Jones), al numero 33 di Carter’s Alley, Filadelfia.

Il «Graham’s Magazine» è stato stampato in quell’ufficio e la bozza riveduta fu letta presso il «Saturday Evening Post Office», in Chestnut Street sopra Third Street.

Dopodiché il manoscritto finì nel cestino dei rifiuti, com’era tipico a quei tempi. Johnston lo raccolse e chiese e ottenne il permesso di tenerlo, portandolo a casa di suo padre.

Nel 1846 il padre di Johnston lasciò Filadelfia, trasferendosi nel distretto di Fawn, nella contea di York, quindi a Manchester, Maryland, infine a Darkesville, in Virginia. Portò sempre con sé quel manoscritto, a sua insaputa, ripiegato in uno dei libri della sua biblioteca.

Quando l’uomo decise di tornare in Pennsylvania, vendette i suoi effetti personale e fra i libri trovò quel manoscritto, che inoltrò al figlio, il quale nel frattempo (era il 1847) si era trasferito a Lancaster, in Pennsylvania, iniziando l’attività di dagherrotipista.

Le stanze in cui lavorava andarono a fuoco 2 volte, distruggendo quasi tutti i suoi libri, le carte, le immagini e gli apparecchi, ma il manoscritto di Poe scampò alla distruzione.

Verso il 1857 prese fuoco un negozio di alimentari, che occupava il primo piano dell’edificio in cui si trovavano le stanze di Johnston. Anche se le fiamme non raggiunsero le stanze, i vigili del fuoco le inzupparono d’acqua, distruggendo libri, carte e altri beni, ma per fortuna il manoscritto di Poe riuscì di nuovo a scampare alla distruzione, subendo soltanto un leggero scolorimento.

Dal 1861 al 1864 Johnston fu nell’esercito e al ritorno trovò il manoscritto di Poe ancora nel vecchio libro di musica in cui l’aveva lasciato.

Ma quel manoscritto rischiò nuovamente di andare perduto.

Nella primavera del 1865 Johnston rilevò lo Swan Hotel di Lancaster. Lasciandolo nel 1869, accatastò una buona quantità di spazzatura, in cui finì anche quel vecchio libro di musica che conteneva il manoscritto del racconto. Fu un suo vicino di casa, John R. Watkins, che, credendo fosse stato gettato via inavvertitamente, lo raccolse dal mucchio dei rifiuti e lo consegnò a Johnston.

E finalmente Johnston si decise a non trascurare più il prezioso manoscritto e il 26 luglio 1881 lo vendette a George W. Childs. Quando Childs morì nel 1894, il manoscritto fu lasciato, insieme a molto altro materiale letterario, all’Istituto Drexel di Filadelfia, dove rimase per diversi decenni.

Il 17 e18 ottobre 1944 il manoscritto di Poe fu venduto all’asta, assieme a gran parte della collezione del Drexel. Fu acquistato da Richard Gimbel per 34.000 dollari, tramite la società di Filadelfia Charles Sessler.

Quando Gimbel morì nel 1970, donò la maggior parte della sua collezione di Poe alla Free Library of Philadelphia nel suo testamento, che ne prese possesso nel 1974.

Prime traduzioni del racconto

La prima traduzione del racconto si deve a Gustave Brunet per «La Quotidienne», col titolo “Un meurtre sans exemple dans les fastes de la justice”, pubblicato in 3 parti dall’11 al 13 giugno 1846.

Nel 1858 apparve anche una traduzione in spagnolo per un giornale di Barcellona, dal titolo “Doble Asesinato”.

Per la prima traduzione italiana si deve attendere il 1876, con “Doppio Assassinio nella via Morgue” nella raccolta Racconti Incredibili, pubblicata dalla Tipografia Editrice Lombarda.

Illustrazioni del racconto “I delitti della Rue Morgue”

Fonti

  • A Telling Tale: Poe’s Revisions in “The Murders in the Rue Morgue” di Joel Kenneth Asarch
  • Edgar Allan Poe Society of Baltimore, Edgar Allan Poe — “The Murders in the Rue Morgue”
  • Robert A. Stewart (ed. J. A. Harrison), “Notes to The Murders in the Rue Morgue,” The Complete Works of Edgar Allan Poe — Vol. IV: Tales – part 03 (1902)
  • HeadStuff, “Eugène François Vidocq, French Criminal Turned Detective” di Ciaran Conliffe
  • The Gentleman’s Magazine, Volume 3
  • Edgar Allan Poe, Eureka, and Scientific Imagination di David N. Stamos
  • Edgar Allan Poe Society of Baltimore, Socrates Maupin to Edgar Allan Poe — September 30, 1840
  • Edgar Allan Poe Society of Baltimore, Edgar Allan Poe, “Review of Sketches of Conspicuous Living Characters of France”, Graham’s Magazine, April 1841, pp. 202-203
  • Edgar Allan Poe Society of Baltimore, Dwight R. Thomas, “Chapter 03: 1839,” Poe in Philadelphia, 1838-1844 (1978)
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Sono un blogger e un appassionato di libri e letteratura. Edgar Allan Poe è stato il primo autore che ho amato e da allora ho iniziato a leggere la sua opera omnia. Il sito che ho creato nel 2007 è un omaggio a questo indimenticabile autore.

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