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“…there is no telling what may happen to a man all alone as I am –
I may get sick or worse” E. A Poe “The Lighthouse”
Nessun argomento su Edgar Allan Poe crea tanta controversia quanto la sua morte prematura. Avvolta dal mistero, sia per le condizioni fisiche che per gli stessi spostamenti di Poe nei suoi ultimi giorni di vita, essa ci lascia più con domande sconcertanti che con risposte precise. Eppure l’argomento è affascinante e si presta all’alone carico di mistero che è lo stesso Poe.
Ciò che sappiamo
Poe organizzò un viaggio in piroscafo che lo portò da Richmond, in Virginia, fino a New York City e si fermò a Baltimora, città in cui era ben consciuto da molte persone, il 28 settembre 1849. Non ci sono informazioni certe su ciò che ha fatto nei giorni successivi.
Il 3 ottobre 1849 Poe fu trovato dentro o vicino alla taverna Gunner’s Hall da uno stampatore, Giuseppe Walker, che spedì una nota a J.E. Snodgrass (una conoscenza di Poe), chiedendogli aiuto. Egli descrisse Poe come un uomo “in grande angoscia”.
Il 3 ottobre era un giorno di elezione e la Gunner’s Hall era stata adibita a luogo di votazione.
Snodgrass notò che i vestiti di Poe erano disordinati e fuori luogo “… egli evidentemente era stato derubato dei suoi [propri] vestiti o imbrogliato nel cambio…”
All’interno della Gunner’s Hall Poe fu raggiunto da Snodgrass e da suo zio, Enrico Herring. Entrambi pensarono che Poe fosse in stato di ebbrezza. Furono d’accordo nel mandarlo allo Washington College Hospital.
All’ospedale Poe fu portato in una stanza riservata a pazienti alcolizzati.
Nei giorni successivi Poe perse continuamente conoscenza.
Secondo il Dott. John J. Moran, il medico che ha interrogato Poe sul suo stato, le risposte di Poe erano incoerenti ed insoddisfacenti. Il cugino di Poe, Neilson Poe, provò a visitarlo ma Moran glielo impedì a causa della dichiarata condizione emotiva di Edgar.
Moran più tardi notò, in una lettera a Maria Clemm (la suocera di Poe), che durante il periodo di coscienza Poe tenne “…una vacua conversazione con oggetti spettrali ed immaginari sui muri“. Il suo volto era pallido e il suo corpo fradicio per la sudorazione.
Prima dell’alba, la domenica del 7 ottobre 1849, Poe si spense in silenzio.
Le teorie sulla sua morte
Sembra tutto così semplice. Dopo la sua partenza da Richmond, Poe si fermò a Baltimora, probabilmente si incontrò con degli amici e prese parte ad una sbronza fatale. Può essere logico presumere che l’alcol abbia giocato un ruolo nella morte di Poe, dal momento che fu presente a periodi alterni come un’influenza negativa nella sua vita. Ma questo come spiega che Poe indossava i vestiti di qualcun altro o il fatto che Poe apparve malato ed avrebbe cercato di attirare l’attenzione dei medici prima di lasciare Richmond? Né dà alcun indizio o chiarimento su quali circostanze lo abbiano portato in quello stato. Questo ed altro ha condotto alla formulazione di infinite teorie e speculazioni su ciò che provocò la morte prematura del grande autore. Eccone alcune:
- condizione fisica indebolita a causa di una malattia infettiva
- rapito e forzato a bere alcol, quindi usato continuamente come un elettore (una pratica fraudolenta in uso nel XIX secolo e conosciuta come “cooping”)
- meningite
- diabete
- picchiato e derubato
- lesioni al cervello
- malattia cardiaca
- rabbia
- ipoglicemia
- epilessia
- emoraggia cerebrale
- malattia per sangue tossico
Per concludere…
“Lo! Death has reared himself a throne.” E. A. Poe “The City in the Sea”
… Sappiamo troppo pochi fatti per conoscere con sicurezza la causa che ha portato alla morte prematura di Edgar Allan Poe. Alcuni credono che la tecnologia moderna e le innovazioni scientifiche ci possano fornire degli indizi più definiti. Non faranno altro, con molta probabilità, che aggiungere nuove congetture. Per ora la morte di Poe dovrà restare un mistero. Tuttavia all’interno di questo mistero si trova una certezza. Il quel giorno fatale del 7 ottobre 1849 il mondo ha perduto uno dei più grandi geni della letteratura.
Libera traduzione da The death of Edgar Allan Poe, october 7, 1849 in the city of Baltimore del National Historic Site Philadelphia.




non solo era LO scrittore del mistero, ma è anche morto NEL mistero
era scrittore e poeta in senso assoluto. leggete il libro <> di Mattew Pearl. parla prorio della sua morte.
se volete leggervi un bel libro che parla del grande Edgar, vi consiglio
“dandy o assassino?” di Marcello Staglieno, Boroli Editore Milano 2005.
A quanto pare erano MISTERIOSI sia lui che il fratello William Henry…
Tra le ultime congetture, lo scorso autunno ne usciva ancora una di Matthew Pearl, l’autore de “Il club Dante” (The Dante Club, 2003) e del tutto sommato non eccelso “L’ombra di Edgar” (The Poe Shadow, 2006), che parlava di un possibile tumore cerebrale basandosi sulle testimonianze dell’esumanzione, 26 anni dopo la sepoltura, circa le condizioni del cervello, il quale sarebbe ancora stato presente “disseccato e indurito nel teschio.” L’ipotesi è appunto una calcificazione causata dal cancro, il che avrebbe giustificato anche allucinazioni e delirio.
secondo me non dobbiamo cercare una spiegazione logica nella morte ma apprezzare le sue opere da vivo!! D’altronde il mistero della sua morte continua a tenerlo in vita!!!
Ottimo commento, Gared 🙂
Ma il mistero attrae, e di conseguenza porta a chiedersi spiegazioni, a cercare verità nascoste che forse non torneranno mai a galla.
In effetti hai ragione: questo mistero lo tiene ancora in vita, lo stesso suo nome, Edgar Allan Poe, a me richiama il mistero e l’occulto e mi spinge a leggere tutto di lui e su di lui.
Poe vive ancora grazie alla sua morte. E’ un paradosso, ma credo sia proprio così…
Salve a tutti! Sono nuovo.
Sono d’accordo sia con gared, sia con ludus.
Con gared perchè holmes apprezzare le sue opere da vivo e con ludus perkè in effetti la sua morte attrae.
Per me, poi è irresistibile dato che oltre a essere un ammiratore di poe, lo sono anche di conan doyle e quindi holmes.
Comunque ero rimasto che era morto a causa dell’alcool che si era spinto a cunsumare dopo aver perso una notevole somma con l’azzardo, oltre che a essere malato…
Gentilissimo Daniele Imperi,
sono anch’io un grande appassionato di Edgar Allan Poe, fin dalla mia adolescenza. Finora ho tradotto “ex novo” delle sue poesie: se Lei riterrà che possano interessarLe, gliele farò avere volentieri).
Augurandomi di farLe cosa gradita, mi permetto ora di inviarLe una mia poesia scritta in onore del grande poeta. Non sarà un capolavoro, ma l’ho scritta col cuore.
Un cordialissimo saluto!
Mario Valli
A Edgar Allan Poe
Tu vivesti soltanto quarant’anni
fra tristezze, tormenti, angosce, affanni,
amarezze profonde e poi rimpianti
che per te davvero furon tanti.
E proprio raro fu per te il momento
d’esser lieto, sereno, assai contento,
non molte furon le soddisfazioni
nelle sempre più amare tue stagioni,
benché tu avessi grande maestria
sia nella prosa sia nella poesia!
Già ti erano mancati i genitori
da quando la tua vita era agli albori:
eri ancor bimbo ed improvvisamente
tuo padre un dì sparì senza dir niente;
e poi tua madre, che morì precoce
di tisi, in modo veramente atroce
davanti a te, lasciandoti sconvolto,
segnando d’afflizione il tuo bel volto.
Dalla famiglia a cui fosti affidato
non fosti mai formalmente adottato
e poi con te quel padre affidatario
fu assai severo, di rado bonario,
così, pur vivendo in àmbito agiato,
tu raramente ti sentisti amato;
t’amò la nuova madre solamente,
però lei morì prematuramente.
Della madre d’un compagno di scuola
(per l’aspetto?, lo sguardo?, la parola?)
t’innamorasti platonicamente,
poi lei morì inaspettatamente.
Pur se tu avesti molte infatuazioni
(che poi si rivelaron delusioni)
ed impossibili innamoramenti
(che furono altrettanti fallimenti),
per te ci fu soltanto un vero amore
nell’intimo profondo del tuo cuore,
la tua sposa adorata, tua cugina,
che amasti tanto già fin da bambina
con un amore ch’era più che amore,
intenso sentimento e grande ardore,
con un amore al di sopra di tutto,
sincero, appassionato e soprattutto
con un amore ch’era solo vostro,
splendente e sfavillante come un astro.
La tua sposa – Virginia si chiamava –
lei pure assai felice ti adorava,
per te aveva grande ammirazione
ch’esprimeva con gioia e devozione,
sì, per te lei davvero stravedeva
ed il suo immenso amor non nascondeva,
ma il suo fato purtroppo era segnato
e la morte già pronta era in agguato…
Fu durante un suo canto al pianoforte
che si compì improvvisa la sua sorte;
tu eri lì presente, a lei d’accanto,
quando la gioia tosto mutò in pianto:
una vena si ruppe a lei nel petto
interrompendo il canto suo diletto.
Incominciò così il suo calvario,
e ben triste divenne lo scenario:
il “mal sottile” non le diede scampo,
avanzò crudelmente a tutto campo
e dopo cinque anni lei morì,
e tu più non vivesti da quel dì:
da allora tu non fosti più lo stesso,
più non t’interessava aver successo,
cadesti in una cupa depressione,
rarefacendo assai la tua passione
di poeta, scrittore, giornalista,
recensore, editore, gran saggista…
Cercasti poi di superar quel dramma:
nel rivedere una tua vecchia fiamma
(lei vedova era ora, suo malgrado),
t’impegnasti ad uscir dal tuo degrado…
Tu già l’avevi amata da ragazzo,
però, con gran rossore ed imbarazzo,
lei s’era poi sposata con un altro
abbiente, facoltoso, ricco e scaltro…
Ma or che le cose eran differenti
e le nozze parevan imminenti,
ora che il cielo s’era fatto terso,
di nuovo il tuo destino ti fu avverso…
Quel matrimonio non avvenne mai,
qualcuno, sembra, ti affondò nei guai
nella grande città di Baltimora,
ove la vita tua finì in malora…
Oggi è mistero ancor per tutti noi:
con dei vestiti che non eran tuoi
ti rinvenirono assai delirante,
bisognoso di assistenza all’istante,
privo di sensi in mezzo ad una strada,
fatto ubriacare da qualche masnada
che utilizzava metodi brutali
per i propri interessi elettorali;
spesso qualche viandante di passaggio
vittima diventava di abbordaggio:
il viaggiatore veniva sfruttato,
divenendo un “elettore forzato”;
veniva fatto bere con maneggi
e poi portato in giro in tutti i seggi,
per votare secondo le intenzioni
di quell’abietta cricca d’imbroglioni…
Andò proprio così nei tuoi confronti
ad opera di loschi delinquenti?
Non lo si seppe mai, ma quel ch’è certo
è che ti ritrovarono all’aperto,
svenuto in una via, conciato male,
fosti portato in fretta all’ospedale.
Nei quattro giorni della tua degenza
di rado riprendesti conoscenza,
pochi i momenti di lucidità,
poi ripiombavi nell’oscurità.
E così la tua vita disgraziata
terminò male com’era iniziata;
moristi preda di allucinazioni
e chissà quali orribili visioni;
infine emettesti un lieve sospiro
prima di effonder l’ultimo respiro,
avesti solo forza d’implorare
“O Dio, l’anima mia vieni a salvare”…
Te ne andasti così da questo mondo
che t’aveva ferito nel profondo,
ma la tua fama resta imperitura:
sei un genio della letteratura,
un gigante fra tanti letterati
di cui molti ora son dimenticati,
mentre tu sarai sempre ricordato
per le tue opere che ci hai lasciato.
Or ch’è passato tutto e tutto tace,
sono certo che tu riposi in pace,
dopo una vita tanto burrascosa,
insieme con Virginia, la tua sposa,
insieme col tuo caro grande amore,
in Cielo, nella luce del Signore…
(martedì 3 agosto 2021)
Mario Valli
Bella dai si sente che è molto sofferta
Nel mio precedente messaggio mancava il numero delle poesie di Edgar Allan Poe da me tradotte: cinquantacinque.
Mario Valli