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Di Virginia Clemm, la moglie-cugina di Poe, circolano diversi ritratti, anche se il più famoso – e anche quello ritenuto autentico – è il dipinto eseguito dopo la sua morte. Molti biografi, infatti, sostengono che Poe, non avendo immagini della moglie, abbia richiesto immediatamente dopo la morte di Virginia un suo ritratto.
Su questo ritratto, comunque, esistono molti dubbi. La storia vuole che sia rimasto sconosciuto fino al 1893. Il presunto ritratto ad acquerello di Virginia rimase a Maria Clemm, che probabilmente dopo la morte, avvenuta a Baltimora nel 1871, lo lasciò in eredità alla famiglia di Neilson Poe, cugino di Edgar.
Non sappiamo chi abbia realizzato quel ritratto né se sia una vera rappresentazione del volto di Virginia o soltanto un’interpretazione personale dell’artista.
Nessun parente o conoscente della famiglia di Poe ancora in vita ha mai saputo fornire notizie diverse dal ritratto realizzato sul letto di morte, ritratto che non riporta alcuna firma. Secondo Cynthia Cirile, studiosa indipendente di Poe, il ritratto è dell’artista americano Felix O.C. Darley (1822-1888).
Dal famoso ritratto emerge una ragazza ben diversa da come avrebbe dovuto essere in realtà Virginia, a causa della tubercolosi che l’aveva resa magra e non in carne come nel ritratto. Gli occhi appaiono nocciola, quando sono descritti come grandi e scuri.
Dopo la morte di Poe, e con la sua nascente leggenda, è nata fra i biografi un’affannosa quanto infruttuosa ricerca sull’immagine reale di Virginia, che ha inevitabilmente prodotto false speranze e informazioni errate.
Altro mistero sono i dagherrotipi di Virginia: nel 1934 un membro della famiglia Poe ricordava proprio di aver visto i ritratti dagherrotipici di Virginia. Che fine hanno fatto? È un’altra speculazione creata per incrementare la leggenda attorno alla figura di Poe?
I ritratti di Virginia Clemm Poe
Iniziamo dal ritratto ritenuto autentico, realizzato nei momenti immediatamente successivi alla morte di Virginia. Secondo lo studioso di Poe John Carl Miller il ritratto fu eseguito da Marie Louise Shew, infermiera di Virginia, che aveva doti artistiche.
Tuttavia, nello scambio epistolare con John Henry Ingram, biografo inglese di Poe, la signora Shew non ha mai parlato di aver dipinto un ritratto di Virginia.
Secondo Ingram il ritratto era appeso nella casa di Neilson Poe nel 1880: Ingram chiese il permesso di riprodurlo, ma la moglie di Neilson e sua figlia Amelia furono riluttanti a pubblicare l’acquerello.
Infine il permesso fu accordato e nel 1893 Amelia Poe ne autorizzò le riproduzioni fotografiche da distribuire alla mostra del Maryland della Fiera mondiale di Chicago. Da quel momento il ritratto ad acquerello servì come base per creare numerosi altri ritratti.
L’acquerello originale restò di proprietà della famiglia di Neilson fino al febbraio 1937, quando fu prestato alla Biblioteca Enoch Pratt di Baltimora, in cui rimase fino al 1974. Quindi fu dato alla signora Gertrude Poe, discendente di Neilson. Successivamente andò alla signora Miriam Poe Bond, sorella di Gertrude, e ora è in possesso del figlio di Miriam, R.B. Bond, Jr.
Il presunto ritratto a olio di Virginia
Il secondo ritratto di Virginia che comparve è un dipinto a olio di circa 99×76 cm, che raffigura una ragazza in una scena boschiva, che coglie fiori riponendoli sul grembiule.
Questo ritratto apparve nel 1929, parte della collezione di Joseph Thomas Scott di Great Marlow, Gran Bretagna. La vedova disse che fu acquistato dal marito negli Stati Uniti negli anni ’70 dell’Ottocento. Non esisteva alcuna documentazione al riguardo, ma venne comunque spacciato per un ritratto di Virginia Clemm.
Nel 1943 il dipinto fu venduto dalle Howard Young Galleries alle Meinhardt Galleries di Houston, Texas, e da allora non se ne è più saputo nulla.
Il presunto ritratto a matita di Virginia
Un terzo ritratto di Virginia è un disegno a matita che misura circa 16,5×12,7 cm. Alcune volte la sua esecuzione è stata perfino attribuita a Poe.
Questo ritratto, assieme al falso autoritratto di Poe, fu acquistato in Italia dal commerciante di libri rari Gabriel Wells. J.H. Whitty denunciò quei ritratti come falsi, ma Wells li vendette comunque, tramite un venditore dalla losca reputazione di nome C.B. Randall, al collezionista Josiah K. Lilly nel 1931 per quasi 9.000 dollari, che li conservò fino al 1956, quando furono donati all’Università dell’Indiana.
Fonti
- The Many Faces of Virginia Poe”, The World of Edgar Allan Poe, 18 ottobre 2010
- Poe and Dumas; Or, the Forgery That Dare Not Speak Its Name”, The World of Edgar Allan Poe, 24 maggio 2010
- Michael J. Deas, “Portraits of Virginia Poe”, The Portraits and Daguerreotypes of Edgar Allan Poe, University of Virginia, Charlottesville, 1989
- A Poe Mystery Solved?”, The American Photography Museum, Inc.




Davvero interessante, si vede che è un lavoro molto approfondito.
Grazie, Marco, e benvenuto nel sito.
Sinceramente, a Edgar Allan Poe no me lo imagino dibujando.
—
Sinceramente non riesco a immaginare Edgar Allan Poe che disegna.
Si Poe no tenía ningún retrato de su esposa me puedo imaginar lo poco que le importaba.
—
Se Poe non aveva ritratti di sua moglie, posso immaginare quanto poco gli importasse.
Chi avrebbe dovuto pagare quei ritratti? E con quali soldi?
Sai cosa posso racomandarti? C’e un ópera teatrales scritta da Abelardo Castillo (grandísimo scrittore argentino, uno dei piú grandi) che parla della Vita di Edgar Allan Poe raccontando le sue luce e le sue ombre senza idealizzare nulla, se posso ti invio il link.
Resta comunque un’opera teatrale. Se è in spagnolo, non potrò leggere l’opera, ma dammi pure il link.
Ed scusami, ma il maledetto correttore mi sta facendo scrivere mallíssimo, anzi, pessimo.
Ed scusami anche se ti sto dando del tu.
Non fa nulla, e va bene il tu.
Quel ópera teatrale si puó trovare su YouTube, si chiama Israfel, l’ha scritta Abelardo Castillo (un grandísimo scrittore il quale era amico di Julio Cortázar).
Daniele, sai perché ti sto chiedendo scusa? Perche nel mio paese, Argentina, nella attualitá la gente ti sta sempre dando del tú (cosa che in certo modo, a me da molto fastidio).