Edgar Allan Poe non si affezionò mai ai personaggi delle sue storie – spesso, anzi, assegnò loro il più cupo e drammatico destino – eccetto che in un caso: C. Auguste Dupin.
Ispirato alla figura reale di Eugene Francois Vidocq – malvivente geniale divenuto poi spia della polizia e, infine, capo della polizia stessa – Dupin risolve i casi con l’osservazione e il puro ragionamento.
Dupin è «un individuo immobile, gelido, alto, con una pipa bianca tra i denti, e che non sorride mai» scrisse Mario Carli in un articolo nel 1912. Secondo lo scrittore (avanguardista nelle file del Futurismo e ardito), Dupin «si identifica con Poe stesso […] Ha un orecchio finissimo che qualifica e registra fino al più sottile i rumori infernali di una tempesta, un occhio sovrannaturale che incide nella memoria la sagoma fuggevole di un fulmine, e la sa rievocare. Conta le stelle, come gli astronomi, i bambini ed i pazzi; misura a metri la portata dell’infinito, pesa a grammi un’idea, un eroismo, una scoperta. Abolisce le parole: Ignoto, Impossibile, Assurdo. Ricostruisce il superumano con la sua logica spaventosa di fuoruscito dal mondo».
A questo singolare personaggio Poe ha dedicato una trilogia, che nel 2025 Andrea Pacilli Editore ha riproposto in unico volume.
I tre racconti con Dupin, in ordine cronologico, sono:
- “I delitti della Rue Morgue” (The Murders in the Rue Morgue), pubblicato sul «Graham’s Magazine» nell’aprile 1841;
- “Il mistero di Marie Rogêt” (The Mystery of Marie Rogêt), apparso sullo «Snowden’s Ladies’ Companion» in 3 puntate: novembre 1842, dicembre 1842, febbraio 1843;
- “La lettera rubata” (The Purloined Letter), uscito sul periodico «The Gift: A Christmas and New Year’s Present» del 1844–1845.
Nota dell’editore
Quale ruolo svolge l’assassinio nella letteratura? Storie e storie di ogni tipo, da sempre, sono scaturite da un assassinio, da tale evento drammatico sono esplose e si sono dipanate.
A partire dal primo, il primo assassinio, quello di Abele da parte di Caino, evento fondativo; passando per l’Iliade, e poi da Romolo che uccide Remo, e giungendo al Nuovo Testamento con l’assassinio più clamoroso, del Cristo (nel Vecchio ce n’è in abbondanza). Dal punto di vista etnoantropologico Dumezil spiega che tale evento è, nelle mitologie, l’impronta del vincitore che opera un’azione fondativa imponendo sul vecchio mondo un cambiamento; questo cambiamento non può non essere che violento perché ogni agire è violenza, come sostiene Hegel: una rottura che chiude un mondo e ne apre un altro. Dal punto di vista narrativo l’assassinio, nel suo essere evento dal quale non si torna indietro, è nel contempo l’origine di ogni storia che voglia confrontarsi con la tragedia dell’esistenza. Le storie dei nostri antenati, il mondo delle fiabe, la letteratura mondiale, si sono confrontati sempre ed in ogni modo con l’assassinio nella sua dimensione tanto mitologica quanto … ordinaria, e dunque con l’esistenza nella sua quotidianità; l’evento limite è per paradosso diventato ordinario e, nel suo esser tanto limite quanto ordinario, risulta imprescindibile nel meccanismo utile a far partire una storia. La letteratura, il cinema, la televisione ci hanno quindi costruito le proprie fortune e, guardando i programmi televisivi dei nostri giorni, di morti assassinati la televisione ne profonde a caterve, a qualsiasi ora del giorno e della notte, declinati nelle modalità sempre più truculente.
Estremi del libro
- Curatore: Andrea Matteo Pacilli
- Andrea Pacilli Editore
- 24 ottobre 2025
- 138 pagine
- Brossura
- 9,90 €




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