Intervista a Teresa Campi

Autrice della biografia di Edgar Allan Poe

La vera storia di Edgar Allan PoeIl 18 giugno scorso è uscita la prima biografia italiana di Poe, scritta da Teresa Campi e pubblicata dalla casa editrice Odoya.

Teresa Campi è insegnante, traduttrice e giornalista. Ha pubblicato, fra gli altri, la raccolta di racconti erotici Il sangue e l’oblio (Edizioni del Girasole, 1996), Le cucine desolate (Manni, 1999), il romanzo storico Storia elementare (Manni, 2006).

L’ultima sua opera, prima del volume La vera storia di Edgar Allan Poe, è il romanzo D’amore e morte. Byron, Shelley e Keats a Roma (Albeggi, 2016).

Intervista a Teresa Campi

Oggi pubblichiamo un’intervista all’autrice. Quattro domande per conoscere la sua passione per Poe, la spinta a scriverne una biografia e le difficoltà nell’affrontarla e, infine, il suo pensiero sulla continua attualità di Poe.

Com’è nata la tua passione per Edgar Allan Poe?

Teresa Campi
Teresa Campi, autrice della biografia di Poe.

È nata assieme alla mia passione per la scrittura. La domanda era: da dove gli veniva il coraggio di scrivere quello che ha scritto? Edgar Allan Poe ha usato la penna come un bisturi, per i suoi racconti “gialli” e come un martello pneumatico per i racconti “neri”.

È stato in letteratura quello che è stato Schliemann per l’archeologia. La scoperta delle rovine della città di Troia è paragonabile alla materia torbida, sulfurea, bituminosa di cui Poe si servì per sporcarsi le mani. Il coraggio gli derivava dalla sua caparbietà ad esistere in quanto scrittore. Per questo mi piaceva.

Da cosa è nato il desiderio di scrivere una biografia italiana di Poe?

Ho scritto la sua biografia per un atto riparatore nei suoi confronti, soprattutto in Italia dove nessuno ci aveva mai provato prima. È stato talmente maltrattato dalla critica, trattato da reietto, vilipeso, offeso nella sua umanità che qualcosa doveva essergli restituito non fosse altro per quello che lui ha saputo dare alla letteratura di tutti i tempi e ancora adesso, e chissà ancora per quanto tempo, siamo in debito con lui.

Ogni era, secondo i pregiudizi culturali di turno, gli ha tolto qualcosa: ora è pane per i mass media che continuano a storpiarlo e ad abusarne arbitrariamente.

Qual è stata la difficoltà maggiore nell’affrontare una biografia di Poe?

La difficoltà maggiore è stata quella di mettere d’accordo le tre biografie più recenti che ho trovato fra le più accreditate, oppure quella di immaginare cosa poteva essere accaduto nei “buchi” in cui non si avevano notizie su di lui: ho cercato, per quanto possibile, di calarmi nei suoi panni e di vedere con i suoi occhi.

E quello che “ho visto” era assai peggiore di quello che lui stesso immaginava. L’America dei suoi tempi era semplicemente una società atroce, falsa, puritana, competitiva, nata sull’illusione di una democrazia fra eguali e totalitaria con i “diversi” e gli “stranieri” laddove i “diversi” erano la maggioranza. Lui scrisse per non diventare un “terrorista” o per non suicidarsi.

Sono convinta che non sia stato un Emerson o un Whitman a fare da cantore all’America dell’800. Fu al contrario Edgar Allan Poe a scoprire quanta ipocrisia si nascondesse dietro il perbenismo di una società essenzialmente bigotta, conservatrice, autoritaria e campo di battaglia di mille contraddizioni: ricordiamoci la sanguinosa guerra civile che seguì la morte dello scrittore, la tratta degli schiavi, la sanguinosa estromissione dei nativi americani, la discriminazione razziale, per non parlare dell’uso della bomba atomica fino alla cosiddetta esportazione della “democrazia” americana nei paesi del terzo mondo.

Mentre il Rinascimento Americano della triade Emerson Whitman e Thoreau era più che altro un’aspirazione buonista, della nascente idea della “democrazia” Melville, Hawthorne e Poe rappresentano la parte oscura, quella purtroppo che finì col prevalere da un punto di vista sociale e politico.

Poe il visionario seppe o anzi meglio percepì il dramma della colpa, la contraddizione intrinseca di chi auspica il bene e pratica il male per semplice gusto del potere e della sopraffazione. Certo l’America non si apprestava ad essere solo questo, ma gli scrittori e i poeti captano più di altri le tensioni sotterranee che avviluppano il cuore umano in un determinato periodo storico.

I soprusi che Edgar Poe dovette sopportare sono una metafora delle direttive generali di una società violenta che tendeva ad arginare e ad estromettere i “non allineati”, i poveri o coloro che non avevano legami più stretti col potere politico. Gli abusi di cui soffrì sono il risultato di una tenacia da parte dello scrittore a non piegarsi al compromesso di nessun genere a costo della fame più nera.

L’ignoranza poi e la mancanza di una vera cultura nazionale resero poi Poe un reietto sociale, un confinato nella prigione a cielo aperto. La battaglia per la letteratura si deve intendere in questo caso come battaglia di libertà perché il legame che c’è fra la cultura e il potere è stretto. Per alimentare se stesso il potere usa quella che viene definita “violenza indiretta” che sbarra le porte alla conoscenza che rende liberi.

Mi sorprende vedere come ancora ai nostri giorni esimi studiosi come Mittner o Bloom stentino a riconoscerlo come scrittore prettamente “americano” ma per fortuna comunque ne riconoscono la massima influenza come critico letterario. I suoi saggi sono fra i più prodigiosi che siano mai stati scritti e influenzarono e influenzano ancora tutta la critica contemporanea.

Perché Poe è ancora così attuale?

La sua attualità è dovuta al fatto che Edgar Allan Poe sia un classico e come tale perdura e perdurerà nel tempo. Per classico intendo una stratificazione ricca del significato dietro il linguaggio usato per cui il lettore si sente libero di aggiungere o togliere interpretazioni a finestra come l’uso di Windows.

La sua prosa è talmente ricca da un punto di vista dell’immaginazione che sollecita la nostra, nel senso che il lettore tende a creare lui stesso dalle parole suggerite dal testo. L’eco poi delle emozioni più profonde agiscono come un amo da pesca nel nostro “inconscio”. È come se dal calderone della complessità delle sensazioni più intime che riguardano il lato oscuro si formasse un canale diretto fino a quella parte del cervello che rielabora la parola, quindi la parte vigile e razionale, senza che queste vengano represse o fuorviate dai freni inibitori che hanno reso molti scrittori dell’epoca assolutamente insulsi.

Poe non aveva difese in questo senso. Era “nudo” rispetto a situazioni “terroristiche” che gli si dipanavano nella mente. Ridurre tutto questo alla sola sua infanzia disgraziata è troppo riduttivo. Si è voluto dissezionarne la “psiche” con grande immodestia, attribuire all’abuso dell’alcol le sue fantasie, fatto di per sé irreale e irrealizzabile. Forse il coraggio di esistere e di essere scrittore nonostante tutto è la sua cifra più alta.

La biografia di Poe

  • La vera storia di Edgar Allan Poe, di Teresa Campi
  • Editore: Odoya
  • Collana: Odoya Library
  • Pubblicazione: 18 giugno 2020
  • 368 pagine
  • 24 euro
  • Sito dell’editore: odoya.it
Informazioni su Daniele Imperi 561 Articoli
Sono un blogger e un appassionato di libri e letteratura. Edgar Allan Poe è stato il primo autore che ho amato e da allora ho iniziato a leggere la sua opera omnia. Il sito che ho creato nel 2007 è un omaggio a questo indimenticabile autore.

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