Gambitto d’amore

Racconto inedito di Edgardo Poe

Questo racconto apparve sul numero 7-8 del luglio-agosto 1898 della «Nuova Rivista degli Scacchi», diretta da Carlo Salvioli, scacchista e anche notaio, che fu il traduttore del racconto.

Possibile che una rivista italiana avesse trovato addirittura un racconto inedito di Poe? E cosa intendevano, precisamente, con “inedito”? Inedito in Italia? O perfino mai pubblicato, neanche negli Stati Uniti, patria di Poe?

Gambitto d’amore
Il racconto come apparve sulla rivista nel 1898.

La seconda ipotesi pare piuttosto strana, ma soprattutto inverosimile. Inedito in Italia avrebbe potuto essere probabile: nonostante le opere di Poe fossero conosciute già da 40 anni in Italia (le prime traduzioni dei racconti risalgono al 1857), tuttavia non erano mai stati pubblicati tutti i suoi racconti.

Un falso racconto di Poe, spacciato per inedito

Non esiste alcun racconto di Edgar Allan Poe intitolato “Love Gambit”, “Gambit of Love” o qualcosa di simile, volendo risalire all’originale inglese di “gambitto d’amore”.

Per dovere di informazione il gambitto, o gambetto, è una mossa degli scacchi (all’inizio del gioco il Bianco sacrifica un pezzo, in genere un pedone).

Esiste un saggio di Poe sugli scacchi, Il giocatore di scacchi di Maelzel (“Maelzel’s Chess-Player”, pubblicato sul «Southern Literary Messenger» nell’aprile 1836. Ma Poe non ha scritto racconti a tema scacchi.

Chi ha scritto “Gambitto d’amore”?

Probabilmente lo stesso Carlo Salvioli, già autore del Teoria e pratica del giuoco degli scacchi (1885), puntando sul nome di Poe, che già da tempo era conosciuto in Italia, nella speranza di vendere più copie della sua rivista.

All’epoca l’informazione non era diffusa e accessibile come la conosciamo oggi, né era così facile risalire all’elenco dei racconti di Poe, per scovare l’originale di “Gambitto d’amore”. Trovandolo, poi, pubblicato su una rivista, i lettori l’avranno sicuramente giudicato vero.

È comunque bastato leggere le prime righe per capire che “Gambitto d’amore” con Edgar Allan Poe non ha nulla a che vedere. Dello stesso avviso è stato Jeffrey A. Savoye, della Edgar Allan Poe Society di Baltimora.

Perché “Gambitto d’amore” non è di Poe?

Diversi elementi del racconto suggeriscono che sia una completa invenzione di Salvioli, sebbene la storia sia narrata in prima persona, come molti dei racconti di Poe, l’ambientazione sia gotica e ci siano richiami al racconto “Il crollo della Casa degli Usher” e forse anche a “Il ritratto ovale”:

  • Lo stile e la scrittura: anche il modo di scrivere, nonostante sia una traduzione, sembra ben lontano dal linguaggio di Poe, così come la costruzione della storia.
  • Il tema del racconto: la storia, fin dalle prime righe, è totalmente incentrata sugli scacchi. Il protagonista (quel Paolo R*** citato dal narratore) è infatti uno scacchista di fama. Storia troppo “materialista” per appartenere a Poe, scrittore che amava invece temi più psicologici, spirituali anche.
  • La trama della storia: il protagonista è tedesco, ma si chiama Paolo, uno scacchista che si è ritirato e vive in Italia (già questo sembra una forzatura), dopo aver aperto una casa di cura. In Germania, nei pressi di un castello, giocherà a scacchi con il fantasma di una castellana. A parte una trama insolita per Poe, non ci sono fantasmi nelle sue storie, anche se il soprannaturale è ben presente, ma combinato con altri elementi.
  • La partita a scacchi: verso la fine del racconto la partita a scacchi è raccontata con dettagli comprensibili soltanto agli scacchisti (come, per esempio, le mosse: P 4 R, P 4 R). Questo comprova la non autenticità del racconto: una storia intessuta appositamente per gli scacchisti, lettori della rivista di Salvioli.

Passi che il protagonista sia uno scacchista, ma è troppo improbabile che, entrando in un’osteria, trovi avventori che giocano a scacchi e che la castellana ami giocare a scacchi.

Incipit di Gambitto d’amore

Ricevo oggi la notizia della morte di Paolo R***. Povero Paolo! Da dodici anni non l’avevo veduto! Era medico assai stimato d’ingegno altissimo, pronto, versatile sotto ogni rapporto. Era scacchista, – forse per merito reale il più grande degli scacchisti che abbiano esistito. Ma egli non si fece mai conoscere ufficialmente e il suo nome non figura nemmeno tra gli scacchisti dell’epoca. La sua storia riguardo agli scacchi è troppo interessante perché venga ignorata. Io avevo promesso di non parlarne lui vivente. Ora mi trovo sciolto da quest’obbligo, e la trascrivo subito completamente. Non pertanto, per una delicatezza che ognuno saprà apprezzare, tacerò i nomi principali.

Una calda amicizia ci legava sino da fanciulli e durante la mia lunga dimora in America io non lo aveva mai dimenticato. Gli scrissi anche più volte, sebbene non ne avessi mai risposta. Quando ritornai in Germania uno dei primi miei pensieri fu di saperne qualchecosa1, di rivederlo e riabbracciarlo, e appena ebbi qualche giorno di libertà presi il direttissimo che da Berlino conduce a *** sua città natale e mi vi recai. Ivi un amaro disinganno mi attendeva… Paolo non era più a ***. La sua Elsa, la sua diletta Elsa era morta ed egli si era stabilito in Italia in un piccolo paesetto su Lago Maggiore e aveva fondato una casa di salute che egli stesso dirigeva.

Paolo era dunque divenuto ricco, aveva fatto fortuna! I suoi sogni, le sue aspirazioni di gioventù che egli mi comunicava tanto sovente collo slancio dei suoi verdi anni e coll’esaltazione di un ingegno straordinario sebbene un po’ squilibrato, si erano realizzate! La curiosità si unì all’affetto e gli scrissi nuovamente. Gli scrissi che fra otto a dieci mesi sarei andato a trovarlo sul Lago Maggiore. Questa volta rispose. L’antica amicizia non era smentita ed egli m’invitava a recarmi presso di lui al più presto possibile.

Un anno dopo lo rividi nella villa che egli aveva acquistato e della quale egli aveva fatto un asilo di ricoverati. Ma se io trovai l’amico antico, non trovai più l’uomo di una volta. Pareva invecchiato di venti anni, e la sua parola sempre schietta, ilare, pronta era allora triste, più che triste, lamentevole.

Egli mi parlò vagamente del suo passato dal momento in cui ci eravamo lasciati, ma così confusamente, cosi stentatamente che io compresi subito che ogni ricordo gli riusciva penoso.

– E gli scacchi?, – feci a un certo momento.

Scarica e leggi “Gambitto d’amore”.

1 Forma in grafia unita se inteso come pronome indefinito con valore neutro. Ndr.

Daniele Imperi 730 Articoli
Correggo bozze di manoscritti, revisiono racconti e scrivo testi per il web. Sul mio blog «Penna blu» parlo di scrittura, editoria e lettura; sull’aerosito di F.T. Marinetti, di cui ho curato un aeropoema (Diana edizioni, 2023) e un romanzo (Diana edizioni, 2026) inediti, parlo di Futurismo e della vita e delle opere del poeta combattente.

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