La vena creativa, poetica soprattutto, della famiglia Poe proviene sicuramente da Elizabeth Arnold, attrice teatrale elogiata fin da bambina per il suo livello di recitazione. Non dal padre David, che invece fu anche aspramente criticato come attore.
Il più prolifico della famiglia fu ovviamente Edgar, ma anche il fratello maggiore William Henry si dedicò, seppur poco, alla scrittura: dei suoi scritti sono pervenuti un racconto e 18 poesie.
La sorella minore, Rosalie, visse più dei fratelli e, sebbene adottata dalla famiglia Mackenzie, non ebbe una vita felice. Si dice che fosse debole di mente e mal voluta da Maria Clemm.
Tuttavia, anche Rosie scrisse delle poesie.
Le poesie di Rosalie Poe
Mary E. Phillips, biografa di Poe che pubblicò nel 1926 Edgar Allan Poe: The Man, sostenne che James H. Whitty, nella sua raccolta Poeana – è così nominata la collezione di materiale su Poe – possedeva facsimili (ossia trascrizioni) di due poesie, senza titolo, scritte da Rosalie Poe intorno al 1827.
Un secolo dopo queste due poesie furono pubblicate su un’ignota rivista, «Chicago Step Ladder», nell’ottobre 1927. Sulla rivista non fu comunque pubblicata la fonte delle poesie.
Fu grazie a una lettera di Rosalie, datata 7 giugno 1873 e inviata a una certa signora Jordan di Washington, di cui era stata ospite, che è stata confermata l’autenticità delle due poesie.
Nella lettera Rosalie cita la seconda strofa del primo componimento. La lettera riporta la firma di Rosalie M. Poe.
Sconosciuti discendenti della signora Jordan consegnarono poi la lettera a un colonnello dell’esercito, che a sua volta la diede a Thomas Ollive Mabbott, il quale la donò infine alla Biblioteca Henry E. Huntington.
I
Fare thee well, may peace attend thee,
Hope each cheering influence lend thee,
May heaven from every ill defend thee
And bless the home that holds my friend.
Though we may never meet again
Thy image I will long retain
And whilst thy goodness I commend
My heart with pride shall call thee Friend.
Traduzione
Addio, che la pace t’accompagni,
Che ogni confortante influsso ti sostenga,
Che il cielo da ogni male ti protegga
E benedica la dimora che accoglie il mio amico.
E se mai più c’incontreremo
A lungo serberò la tua immagine
E mentre lodo la tua bontà
Il mio cuore con orgoglio ti chiamerà Amico.
II
Yon rose that wears the blush of morn
Which glittering drops of dew adorn
Of various hue,
Whilst its chaste beauties I survey
Its fragrance sip as Zephyrs play
I think of you.
Yon violet too, that gives delight
Presenting to the enraptured sight
A matchless blue,
Whilst gazing mute it often brings
Upon my view on fancy’s wings
The form of you.
When each fair flower I behold
Which to mine eyes its charms unfold
In shining dew,
Or wafted on the gentle gale
Its odors o’er the air prevail
I think of you.
Traduzione
Quella rosa che veste il rossore del mattino
Che scintillanti stille di rugiada adornano
Di varie tinte,
Mentre ne contemplo le caste bellezze
Ne aspiro il profumo al soffio degli Zefiri
Penso a te.
Anche quella viola, che dona delizia
Offrendo allo sguardo rapito
Un incomparabile azzurro,
Mentre in silenzio la fisso sovente reca
Alla mia vista sulle ali della fantasia
La tua figura.
Quando ogni bel fiore contemplo
Che ai miei occhi i suoi incanti dischiude
In una fulgida rugiada,
O portato sulla dolce brezza
Le sue fragranze si spandono nell’aria
Penso a te.
Fonti
- Edgar Allan Poe, Complete Poems, University of Illinois Press, 2000
- Mary E. Phillips, “Addendum,” Edgar Allan Poe: The Man (1926)
- “Edgar Allan Poe – An Inventory of His Collection”, Harry Ransom Center, University of Texas at Austin




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