Le foto di Edgar Allan Poe

Dagherrotipi e ritratti dell’immagine di Poe

Quante fotografie e dipinti circolano di Poe? Online ne possiamo trovare decine. Ma sono tutti ritratti autentici?

Il numero di ritratti di Poe è enorme. Esistono decine di ritratti fittizi dell’autore, sparsi in collezioni pubbliche e private negli Stati Uniti.

Molti di questi ritratti sono stati eseguiti postumi, quindi dopo la morte di Poe – parliamo perciò di ritratti nati dopo l’ottobre 1849 – basati su dagherrotipi o dipinti preesistenti. Ma ce ne sono altri erroneamente identificati come ritratti di Poe, sulla base di vaghe somiglianze, ma appartenenti a soggetti anonimi.

Esiste perfino un falso autoritratto di Poe, eseguito a pastello su carta, che fu venduto per svariate migliaia di dollari.

Quali e quanti ritratti di Poe sono autentici?

Solo 2 ritratti dipinti, 8 originali dagherrotipi e una xilografia comprendono il canone dei ritratti di vita indiscutibilmente autentici di Poe.

Quindi soltanto 11 ritratti dello sbalorditivo numero che invece è in circolazione da decenni.

I dagherrotipi di Poe

All’epoca di Poe non esistevano le comuni fotografie come le conosciamo oggi, ma i cosiddetti dagherrotipi, un processo fotografico introdotto dall’artista parigino Louis J. M. Daguerre nell’estate del 1839.

Non esisteva il negativo, ma l’immagine del soggetto veniva proiettata attraverso una lente direttamente su una lastra di rame argentata sensibile alla luce, inserita a mano nella telecamera. Ogni lastra era quindi unica.

Poe ammirò subito questa nuova forma d’arte, scrivendo nel gennaio 1840:

Lo strumento in sé deve senza dubbio essere considerato il più importante e forse più straordinario trionfo della scienza moderna. . . Tutte le lingue non devono riuscire a trasmettere anche solo un’idea della verità. . . Perché, a dire il vero, la piastra dagherrotipata è infinitamente (usiamo il termine in modo opportuno) è infinitamente più accurata nella sua rappresentazione di qualsiasi dipinto realizzato da mani umane.

Di Poe furono prodotti un totale di 8 dagherrotipi – almeno quelli conosciuti. Ma essendo stato affascinato dal processo dagherreano, probabilmente sedette per altri dagherrotipi in altre occasioni, di cui non esiste traccia oggi.

I dagherrotipi certi (e localizzati) sono soltanto 3 (Dagherrotipo “Whitman”, Dagherrotipo “Annie” e Dagherrotipo “Thompson”). I 5 restanti sono andati persi o rubati. Il dagherrotipo “Traylor” è stato deturpato nel corso degli anni 1890 e riprodotto da Daniel Bendann da una copia fotografica di una copia di latta persa, ca. 1855.

Immagini speculari di Poe

Le prime macchine fotografiche con dagherrotipo erano abbastanza primitive: molte non avevano un prisma rifrangente e quindi il soggetto seduto veniva riprodotto con un’immagine speculare.

All’inizio del 1840 furono introdotti dei dispositivi per correggere questo problema, ma si diffusero solo alla fine del decennio.

Quindi la maggior parte dei dagherrotipi di Poe sono immagini che raffigurano l’autore come in uno specchio.

Ecco come avrebbero dovuto apparire i dagherrotipi nell’immagine corretta e non speculare, quindi ecco qual è il vero volto di Edgar Allan Poe.

Un falso dagherrotipo di Poe

Si dice che questa fotografia carte de visite – un tipo di piccola fotografia brevettata a Parigi dal fotografo André Adolphe Eugène Disdéri nel 1854 – appartenesse a J. H. Whitty di Richmond.

Fu acquistata in data sconosciuta da Josiah K. Lilly, un collezionista di cimeli di Poe, che nel 1956 lo donò all’attuale proprietario, la Biblioteca J. K. Lilly dell’Università dell’Indiana.

L’immagine è stata riprodotta per la prima volta nell’Indiana University Bookman nel marzo 1960, dove è stata erroneamente descritta come un “dagherrotipo integrale di Poe”. È stata ristampata come frontespizio del volume The J. K. Lilly Collection of Edgar Allan Poe: An Account of Its Formation (Bloomington: Lilly Library, 1964) di David A. Randall.

A parte una certa somiglianza con Poe, lo stile dell’abito indossato dal soggetto in foto è decisamente più recente di quello dell’era di Poe: il piccolo papillon, il colletto della camicia prussiano e il cappotto a coda di rondine non furono introdotti fino al 1860.

Inoltre si tratta di una stampa all’albume, una fotografia stampata direttamente da un negativo su lastra di vetro; questo particolare processo fotografico non fu inventato fino al 1851 e non fu ampiamente utilizzato negli Stati Uniti fino almeno al 1854, quindi cinque anni dopo la morte di Poe.

Falso dagherrotipo di Poe
Fotografia non identificata di albume montata su cornice, 3 1/2 x 2 1/8 pollici. The Lilly Library, Indiana University Bloomington

Il dagherrotipo “Ultima Thule”

All’inizio del novembre del 1848, quattro giorni dopo aver tentato il suicidio con un’overdose di laudano, Poe fu portato nello studio fotografico di Samuel Masury e S.W. Hartshorn a Providence, Rhode Island, e lì posò per quello che è diventato uno dei i ritratti letterari più celebri del XIX secolo: il cosiddetto dagherrotipo “Ultima Thule”.

Dagherrotipo Ultima Thule
Dagherrotipo “Ultima Thule” di Edwin H. Manchester, 1848. Riprodotto da una copia del dagherrotipo, ca. 1860; 3 1/4 x 2 3/4 pollici. American Antiquarian Society

L’epito proviene dallo storico greco Polibio per designare le regioni più lontane del mondo abitabile; in senso figurato si riferisce agli estremi limiti del viaggio e della scoperta.

Fu usato per la prima volta al dagherrotipo dall’ex fidanzata di Poe, Sarah Helen Whitman, che trovò che le circostanze intorno alla creazione dell’immagine ricordano un passaggio della poesia “Terra dei sogni” di Poe:

I have reached these lands but newly

From an ultimate dim Thule —

From a wild weird clime that lieth, sublime

Out of SPACE — out of TIME.

La storia del dagherrotipo “Ultima Thule”

Il dagherrotipo sembra essere opera di un fotografo relativamente sconosciuto, Edwin H. Manchester, impiegato nello studio, secondo la testimonianza della Whitman.

La signora Whitman riferì che già nel dicembre 1848 il dagherrotipo fu esposto alla galleria Masury & Hartshorn, rimanendovi in mostra “per diversi anni”. A un certo punto fu montato in una grande cornice di noce nera – un segno di notevole distinzione, poiché i ritratti dagherreani anche dei personaggi più importanti erano comunemente montati in custodie in miniatura economiche in pelle e legno.

Intorno al 1850 Samuel Masury e S.W. Hartshorn si separarono, e Masury alla fine si trasferì a Boston. Il dagherrotipo di Poe sembra essere stato acquisito in questo periodo dagli ex assistenti di Masury & Hartshorn, i Fratelli Manchester, che allora gestivano il loro studio al 33 di Westminster Street.

Probabilmente intorno al 1860 il dagherrotipo originale “Ultima Thule” svanì. Non è chiaro se sia stato rubato, distrutto o semplicemente perso. La signora Whitman, in lettere scritte nel 1874 e nel 1875, osserva solo che la piastra era “misteriosamente scomparsa” e che “si presumeva fosse stata rubata”.

Comunque, all’inizio l’originale è stato copiato diverse volte. Esistono almeno 5 versioni contemporanee al dagherrotipo, ma tutte avvolte nel mistero, anche se collegate direttamente o indirettamente a Sarah Helen Whitman.

L’immagine di “Ultima Thule” nel corso degli anni è stata la base di numerosi ritratti, il primo dei quali sembra essere una litografia di Alexis Perrassin, un artista francese minore.

Litografia di Poe di Perrassin
Litografia di Alexis Perrassin, circa 1860; 9 3/4 x 8 1/2 pollici, ovale. Brown University Library

I falsi ritratti di Poe

Ritratti postumi di Poe, derivati dai dagherrotipi

Informazioni su Daniele Imperi 551 Articoli
Sono un blogger e un appassionato di libri e letteratura. Edgar Allan Poe è stato il primo autore che ho amato e da allora ho iniziato a leggere la sua opera omnia. Il sito che ho creato nel 2007 è un omaggio a questo indimenticabile autore.

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