Con l’uscita del secondo volume di una serie di saggi illustrati sulla vita e le opere di Edgar Allan Poe colgo l’occasione per presentare entrambi questi saggi scritti da Franco Pezzini, “studioso dei rapporti tra letteratura, cinema e antropologia, con particolare attenzione agli aspetti mitico-religioso e al fantastico”.
Saggi innovativi sulle opere di Poe, che spaziano anche sulle varie trasposizioni dei suoi racconti e delle sue poesie nel cinema, nel teatro e nel fumetto, senza trascurare il contesto storico e letterario in cui ha vissuto Poe.
Questo primo volume analizza vita e opere di Poe dalla sua nascita, nel 1809, fino al 1838.
Quattro chiacchiere con l’autore
Ho scambiato quattro interessanti chiacchiere con Franco Pezzini, autore del saggio, che ringrazio per la sua disponibilità e per aver citato il sito. Grazie anche alla Odoya per avermi omaggiato dei 2 saggi.
1) Qual è stato l’intento principale di questi saggi su Poe e quale la difficoltà maggiore che ha incontrato durante la stesura?
Anzitutto grazie per l’attenzione. Tutto Poe, pensato fin dall’inizio come trilogia a fronte della mole enorme di materiale da raccogliervi, nasce quale prodotto dell’omonimo ciclo di lezioni/conferenze che da anni sto tenendo (prima da solo, ora con Chiara Meistro) alla Libera Università dell’Immaginario.
L’intento, come in generale per le opere proposte in quella sede, è di analizzare i testi in ordine cronologico – in questo caso di pubblicazione – rinarrandoli con lo sguardo a ciò che vi sta sotto: un aspetto che nel caso di Poe, che infarcisce i racconti di infiniti riferimenti non ovvi (sia alla vita americana dell’epoca, sia a spigolature da opere enciclopediche, come ironizza lui stesso in Come scrivere un articolo alla Blackwood) permette di supplire a mastodontici corpi di note.
Il rispetto della cronologia – spesso ignorata nelle raccolte antologiche circolanti – aiuta a cogliere con quanta libertà e intelligenza lui riproponga singoli spunti, di volta in volta in chiave orrida, grottesca nera o francamente comica; permette di mappare alcune evoluzioni tematiche e anche di confutare l’idea di uno stereotipo di Poe che prescinda da fasi e stagioni della produzione. In sostanza, Poe non ha sempre scritto le stesse cose, al di là del ritorno di alcuni temi o costellazioni forti – ma riproposti in forma cangiante e con diverse declinazioni.
Mi interessava anche molto seguire il tema del Poe teatrale: figlio di attori, autore di un unico testo teatrale (incompleto e francamente non troppo riuscito, il Poliziano) il grande istrione Poe in realtà rivela spesso nei suoi racconti un passo teatrale – una pista che mi sembrava meritasse attenzione.
La difficoltà maggiore, direi, è rappresentata dal fatto che i suoi racconti, in particolare quelli della prima stagione, conoscano nel tempo, da un’edizione all’altra, variazioni significative. Un esame con qualche aspirazione di completezza deve considerare queste trasformazioni, soprattutto le più significative: si tratta di un lavoro di notevole impegno. Se poi vi aggiungiamo le mutazioni intervenute nelle liriche, anche limitandosi a un esame panoramico, il tutto rivela dimensioni abbastanza impressionanti.
2) Quale opera ritiene più rappresentativa della personalità di Poe?
Credo che le risposte potrebbero essere diverse, anche al di là del gusto, alla luce di un sentire “tecnico” sulla scrittura. Mi viene comunque da rispondere La caduta della Casa degli Usher: sia perché Poe vi accorpa una quantità di temi a lui cari – la magione sinistra, la coppia di amici, uno visionario e l’altro razionale, la donna che torna e il seppellimento prematuro, il doppio, gli altri ordini di vita, il rapporto coi libri dai titoli strani e con gli pseudobiblia… – sia perché vi sintetizza un’intera tradizione gotica: pensiamo solo al crollo di casa Usher come tappa intermedia tra il crollo del castello d’Otranto e l’esplosione del castello Dracula nella prima versione del romanzo di Stoker.
3) 1809-1838: in questi anni quali sono i più importanti “eventi letterari” che riguardano Poe?
È difficile enucleare pochi step in quella fase iniziale della sua carriera, perché praticamente in ogni prova l’autore (nato, ricordiamolo, nel 1809) cambia un po’ le carte in tavola, con un eclettismo che lascia davvero colpiti.
Il fatto è che in quegli anni Poe testa forme di scrittura assai varie. Inizia molto giovane dalla poesia, che resterà il suo amore di tutta la vita (prima raccolta 1827, ma le origini dei testi raccolti – almeno di alcuni – sembrano molto precedenti); si misura con varie forme saggistiche, il romanzo (Gordon Pym, 1838) e la scrittura teatrale (Poliziano, 1835), ma soprattutto individua la propria forma espressiva più peculiare in racconti brevi (a partire dal Metzengerstein, 1832) che talora sono prose liriche o accorpano testi lirici, altrove si presentano come apologhi teatrali narrati, e altrove giocano l’ironia su un arco di forme che dal grottesco conduce alla farsa.
È sempre un po’ una forzatura stabilire cesure, però a fini pratici si può veder conclusa tale fase “di formazione” con l’ormai maturo Ligeia (1838) con cui in effetti si chiude Tutto Poe 1, e che idealmente termina la grande epopea delle donne che tornano (anche se il tema si riproporrà ancora – in particolare in Casa Usher e in Eleonora – ma nell’ambito di diversi equilibri generali).
4) Esiste una sorta di percorso letterario riscontrabile nelle opere del poeta?
Anche sul fronte della poesia dobbiamo considerare che Poe sperimenta, sperimenta sempre, e continua a cesellare indefinitamente la sua produzione alla ricerca spasmodica di musicalità: se per le prose, dopo la prima stagione, le metamorfosi del testo saranno più ridotte, sulla poesia il suo perfezionismo avrà modo di misurarsi di continuo. Si pensi solo alla storia del celebre Lenore, evoluto tra mille modifiche da un precedente A Paean.
Alcuni testi redatti abbastanza presto resteranno così idealmente sul suo tavolo, a suon di trasformazioni, fino ai suoi ultimi anni. A testi brevi, che poi spesso la popular music recupererà con disinvoltura, alterna così poemi inizialmente molto ampi, come Tamerlane e Al Aaraaf, dalle connotazioni esotiche; passa poi a liriche di media ampiezza dove capitalizza la messe di spunti onirici, orientaleggianti, visionari presente in quei poemi lunghi, ma anche a componimenti – spesso brevi – dedicati a figure femminili. Figure idealizzate o meno, nell’ambito di testi a volte quasi d’occasione, a volte spudoratamente riciclati da una destinataria all’altra… Il corvo sarà comunque un ideale punto di arrivo, di consacrazione pop d’epoca e di pubblico riconoscimento della sua geniale abilità di costruire testi musicali (di cui svela i nodi in La filosofia della composizione): anche se più avanti produrrà ancora prove liriche fondamentali come Ulalume.
Estratto
Capitolo 1: Tutto inizia dal fuoco
1.1. Infanzia, vocazione e prime esperienze di Edgar Allan Poe, bostoniano

In qualche modo, tutto inizia dal fuoco. 1811, Richmond, in Virginia: il 26 dicembre il teatro della città eretto sul lato nord di Broad Street scompare in un incendio apocalittico, portandosi via settantadue persone: il peggiore disastro urbano dell’America del tempo. Richmond è un centro importante, con il Campidoglio più antico del paese. Si è affermato tra i più forti centri industriali del paese poco prima, negli anni della Rivoluzione americana; il fiume James fornisce energia idroelettrica ed è anche una rilevante via di trasporto merci; a reggere la città è una borghesia degli affari attivissima e ricca. E siamo al giorno dopo Natale, quando la gente inizia a digerire tacchini e smaltire brindisi, va volentieri a teatro ed è in programma un double billing con la commediaThe Father, or Family Feuds (cioè Le Père de famille di Denis Diderot, 1758) e la pantomima Raymond and Agness, or The Bleeding Nun ispirata alla classica storia gotica della Monaca insanguinata. La serata in realtà sembra nascere male, perché è già stata spostata dal 23 dicembre a causa del cattivo tempo e della morte pochi giorni prima in città della nota attrice Elizabeth “Eliza” Arnold Hopkins Poe (8 dicembre 1811). Ma quella del 26 è anche l’ultima serata della stagione, e così il teatro si riempie: per la pantomima, subito dopo la play, sono presenti 598 persone, cioè 518 adulti e 80 bambini. È questa la situazione quando alla fine del primo atto, calato il sipario, viene sollevato il lampadario acceso che s’impiglia accidentalmente in un cavo, e il fuoco raggiunge uno dei fondali appesi sul retro: e il giovanissimo incaricato perde la testa e scappa. Col risultato che il fuoco prende ad agganciare un fondale dopo l’altro, una struttura dopo l’altra, fino alle travi del soffitto, e il pubblico all’inizio non lo vede; e quando lo vede è il panico: calca, gente che salta dalle finestre e altri troppo terrorizzati per farlo, atti eroici e vittime. A morire in quel delirio di fuoco saranno 54 donne, intralciate dagli abiti e non preparate a lanciarsi, e 18 uomini, tra i quali nomi eccellenti come il senatore Abraham Bedford Venable e il procuratore Benjamin Botts con la moglie. Altre quattro vittime seguiranno per i postumi del rogo; e ovviamente non mancheranno zelanti predicatori che attribuiscono la rovina allo sdegno di Dio verso il teatro.
Indice
- Introduzione: Crepuscolo in Via Poe
- Capitolo 1: Tutto inizia dal fuoco
- 1.1. Infanzia, vocazione e prime esperienze di Edgar Allan Poe, bostoniano
- 1.2. La prima raccolta poetica: il conquistatore maledetto
- 1.3. La seconda raccolta poetica: visioni d’altri mondi
- 1.4. La terza raccolta poetica: città e donne perdute
- 1.5. E d’un tratto a lui da canto un corsier rosso nitrì
- Capitolo 2: Divertimenti 1832
- 2.1. Omelette à la diable
- 2.2. … e maiale alla Teraphim
- 2.3. Giocando col respiro
- 2.4. Il diavolo e il signorino Bon-Bon
- Capitolo 3: La carriera decolla
- 3.1. Cosa c’è nella bottiglia
- 3.2. I sonni del kraken
- 3.3. Ai confini del mondo
- 3.4. Oltre i confini del mare
- Capitolo 4: I visionari
- 4.1. Anonimo veneziano
- 4.2. Tutti i denti della fidanzata sono perfetti
- Capitolo 5: Postgotico e protofantascienza
- 5.1. La donna che torna
- 5.2. Roba da vip
- 5.3. Un piccolo passo per noi
- Capitolo 6: Pesti & ombre
- 6.1. Danza Macabra
- 6.2. La maschera della morte nera
- 6.3. Il signor P. e le donne
- Capitolo 7: Mascheramenti, trucchi e mistificazioni
- 7.1. Due americani alla corte di re Antioco
- 7.2. Io, Robot?
- 7.3. Ballate nuziali
- 7.4. I duellanti
- 7.5. La risata del Demonio
- Capitolo 8: Pym, il mio nome è Pym
- 8.1. Chiamatemi Arthur Gordon
- 8.2. Due uomini in barca
- 8.3. Nel labirinto del Grampus
- 8.4. Gli ammutinati del Grampus
- 8.5. Mortifera navis
- 8.6. Fame sul Grampus
- 8.7. Il piacere della scoperta
- 8.8. Tra i più barbari, astuti e sanguinari assassini
- 8.9. Nel Grande Bianco
- 8.10. Una conclusione aperta
- Capitolo 9: Quella camera fantastica
- 9.1. Non ricordo, no, io non ricordo
- 9.2. Il Verme Conquistatore
- 9.3. Restaurando il gotico
- Elisa Lo Presti
- Bibliografia utile
- Ringraziamenti
- Indice dei nomi
Estremi del libro
- La camera pentagonale – Tutto Poe Volume 1
- Autore: Franco Pezzini
- Odoya
- Volume illustrato
- 480 pagine
- Copertina flessibile con alette
- Aprile 2018
- 24 euro

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