Il palazzo infestato di Franco Pezzini

Tutto Poe Volume 2

Il palazzo infestatoÈ da pochi giorni uscito il secondo volume della serie di saggi critici illustrati sulla vita e le opere di Edgar Allan Poe. Il primo volume, La camera pentagonale, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, risale al 2018.

In questo secondo volume, più corposo del primo, ritroviamo Poe nel 1838, che avevamo lasciato alla pubblicazione del racconto “Ligeia”, apparso nel settembre 1838 sul «Baltimore American Museum».

Questo secondo volume analizza vita e opere di Poe dal 1838 al periodo 1842-1845.

Quattro chiacchiere con l’autore

In questa seconda mini intervista, oltre a Franco Pezzini, che di nuovo ringrazio sia per la disponibilità sia per aver citato il sito anche nel Palazzo infestato, ho coinvolto Chiara Meistro, “studiosa dei rapporti tra iconografia e letteratura” e autrice del saggio presente a fine volume Ritrarre “Il ritratto ovale”.

1) Quest’ultimo volume comprende un periodo di circa 7 anni della vita di Poe, ma contiene molto più materiale rispetto al primo, che abbraccia invece i primi 30 anni di vita del poeta di Boston. Sono stati anni più densi quelli a partire dal 1838?

F.P.: Sì, la produzione di Poe cresce vertiginosamente, i testi si fanno – in generale – più complessi, aumenta anche la redazione di articoli critici o divulgativi con lo sviluppo della sua attività professionale nelle riviste, e comunque è evidente una sua più lucida percezione di ciò che possa interessare gli editori. Anche in termini molto concreti di utili, al netto di una qualità formale sempre molto alta: non dimentichiamo che Poe vive del suo lavoro di narratore e responsabile di testate, anche se cerca (invano) altri tipi di impiego che gli permetterebbero di sbarcare il lunario continuando a scrivere. È uno straordinario animale da redazione, attivissimo ma niente affatto conciliante: le sue recensioni taglienti gli procurano nemici acerrimi, ma gode anche di un giro di amici fedeli che stimano le sue capacità.

Ha comunque ormai le idee abbastanza chiare su cosa possa essere meglio collocabile e dove: delle varie forme di scrittura da lui testate nella prima fase riprende quelle brevi (non tutte, si pensi all’esperienza della prosa lunga – ritentata con il Julius Rodman che però non viene ultimato – o del teatro, in quanto tale abbandonato a dispetto di un certo passo teatrale sempre ravvisabile, e dello spuntare di alcuni dialoghi filosofici che al teatro devono qualcosa); anche se in vari casi la forma del racconto si fa più ampia e complessa, basti pensare a “Casa Usher” o a “William Wilson”. E questa maggiore complessità influisce anche, inevitabilmente, sull’ampiezza dell’analisi di un testo come Tutto Poe.

2) Poe fra teatro, cinema, fumetto e musica: quale di queste arti ha contribuito maggiormente a far apprezzare le opere del Maestro?

F.P.: È difficile dirlo in termini assoluti. Sicuramente il cinema avrà un ruolo-cardine, pur con tutta la libertà degli adattamenti di fonti troppo brevi per condurre in quanto tali a lungometraggi: lo straordinario ciclo di Roger Corman con Vincent Price, pur costruendo le sceneggiature con grande libertà, permette di cogliere la genuina dimensione istrionica di Poe attraverso la recitazione del mattatore, e comunque susciterà negli anni Sessanta un successo pop – anche in Italia – che rende il nome di Poe una sorta di passepartout per un certo tipo di richiami all’horror e al macabro.

In televisione, Poe sarà a monte di infiniti drammi da camera, cortometraggi e sceneggiati, il teatro vede Poe trionfare in innumerevoli spettacoli un po’ in tutte le lingue… e la musica attingerà di continuo alle suggestioni dell’Americano Maledetto. Nell’oggi è anzi forse una dei medium privilegiati per condurre a Poe un ampio pubblico giovanile.

Ma mentre per altre opere del gotico – si pensi a Frankenstein e soprattutto a Dracula – si può parlare di una conoscenza, a grandi numeri, maggiore attraverso i film che non grazie alla lettura, nel caso di Poe la situazione è diversa. La stessa brevità facilita un accostamento da parte di un pubblico di tendenziali “non lettori”, e che invece a lui si avvicinano.

Del resto Poe viene proposto – tra i pochi esempi gotici – nelle scuole, a dispetto del fatto che spesso le implicazioni dei racconti (sottotesti obiettivamente complessi, riferimenti che richiederebbero approfondimenti mirati) sfuggano agli allievi e persino agli insegnanti.

Un discorso a parte va condotto sull’illustrazione. E se Poe sembra essere l’autore moderno più illustrato, con tutto l’impatto visivo di certe scene su chi anche semplicemente sfogli le relative edizioni (si pensi solo all’immagine del pendolo dell’Inquisizione, coi topi attorno), a livello pop una rilevanza enorme è quella del medium fumetto. Che magari incorpora suggestioni delle versioni cinematografiche – per esempio quelle di Corman – ma altrove batte strade di eccellenza assolutamente autonome.

3) Nell’illustrare il racconto “Il ritratto ovale”, ambientato in Italia in una non precisata zona degli Appennini, quale artista si è mantenuto maggiormente fedele all’ambientazione italiana? Poe stesso ha lasciato in sospeso la natura dei personaggi, nominando appena Pedro (nome comunque non italiano), il valletto del protagonista ferito.

Chiara Meistro: Va ricordato che l’Italia del racconto è essenzialmente virtuale, ispirata alle storie di torri dirute e cattivissimi villain dei romanzi di Ann Radcliffe, quindi l’ambientazione resta molto vaga.

In generale, gli illustratori hanno trascurato l’incipit del racconto, non soffermandosi di conseguenza su connotazioni geografiche evidenti. Hanno invece privilegiato le parti salienti della trama, consumate tra le mura del castello, dove è comunque difficile individuare elementi peculiarmente italiani (sia pure per esempio nella dettagliatissima trasposizione a fumetti di Richard Corben per Creepy, n. 69, febbraio 1975).

Il ritratto ovale di John Coulthart
Illustrazione di John Coulthart per Narraciones extraordinarias.

L’unica eccezione nella carrellata di illustrazioni analizzata riguarda la meravigliosa tavola di John Coulthart (E.A. Poe, Narraciones extraordinarias, 2017), con l’arrivo del protagonista e del suo valletto a un castello che per alcuni elementi architettonici potrebbe anche richiamare quelli effettivamente esistenti sugli Appennini.

Si tratta infatti di un edificio del poderoso torrione d’accesso a pianta quadrata con due torrette angolari circolari, affiancato sulla sinistra da una parete scandita da lesene con una fila orizzontale di bifore nella parte alta; sulla destra si scorge invece un tratto di mura più basso e irregolare, macchiato dalla vegetazione crescente, oltre il quale si erge una massiccia e solitaria torre cilindrica. In ogni caso, è bene sottolineare ancora una volta che le stesse illustrazioni risentono degli archetipi di una geografia dell’immaginario che riguarda anche i connotati di costruzioni e panorami.

4) Che cosa leggeremo nel terzo volume? Può darci qualche anticipazione?

F.P.: Il terzo volume, che conteremmo di far uscire con calma tra qualche anno, contiene tutto il resto della produzione di Poe: le storie di superstizione e vendetta (dove si diverte idealmente a sterminare i corvi che gli rendono amara la vita), i racconti mesmerici, “Il corvo” e l’ultima fase della produzione lirica e di analisi critica sulla poesia… fino agli ultimissimi racconti.

Il materiale è in fase di raccolta, nel senso che comprenderà l’ultima coda dei testi per gli incontri di Tutto Poealla Libera Università dell’Immaginario (in calendario ne avremo ancora alle date 29 aprile, 27 maggio, 17 giugno) – a cui dovrà però seguire un enorme lavoro di sistemazione. Augurateci buona fortuna.

Torino 25 aprile 2022

Estratto

Capitolo 1: Riprendendo i fili

1.1. Redattore e redattrice

Philadelphia
J. Caspar Wild, Panorama of Philadelphia from the State House Steeple (West), 1838.

1838: abbiamo lasciato il ventinovenne Poe a Philadelphia, dopo un deludente periodo a New York. Sono con lui la moglie/cugina sedicenne, Virginia, e la madre di lei, la suocera/zia Maria, e il quadro non è allegro. Campano di lavorati editoriali che Edgar si procura, ma il Pym gli ha portato assieme agli apprezzamenti una serie di amarezze e anche un capolavoro come “Ligeia” non cambia la vita.

Dalle antologie circolanti, come detto, i racconti di Poe sembrano al lettero – tanto più italiano – un calderone unico in cui i temi fluttuano insieme acronicamente, eppure un’evoluzione c’è, con fasi riconoscibili. Anche se è poi vero che le cesure non risultano sempre nette, almeno in termini di contenuti: così remi della prima stagione temano anche in seguito, declinati in forme più o meno innovative. Com’è il caso dei primi testi che ora affrontiamo, ben collocabili su una certa scia di fantasie precedenti, e che pure mostrano ora una mano più salda e minori differenze tra la versione inizialmente pubblicata e le successive.

Riprendiamo infatti con il Poe umoristico, con la sua pirotecnia di giochi di parole, di frecciate di costume, di personaggi burattineschi che sembrano rimandare direttamente alle vignette e caricature satiriche dei giornali d’epoca; se in prima battuta è per noi più difficile cogliere il senso di quel che intende – tanto più che questi racconti vengono pubblicati in traduzione italiana troppo spesso senza un adeguato corpo di note –, un avvicinamento più attento permette di apprezzarne le pirotecnie ironiche e grottesche.

Anche se dall’epoca del licenziamento al Southern Literary Messenger è senza lavoro fisso, ormai Edgar conosce bene il mondo dei giornali, le sue dinamiche e le ansie, le fisime e i tic: un Edgar che odora d’inchiostro tipografico, che studia colleghi e superiori col suo occhio ironico e riflette sulla scrittura, perché ormai si è fatto un’idea di cosa il pubblico ami, e sta diventando attento nella misura e nello stile. Ed è questo straordinario animale da redazione che ora prende di mira proprio il mondo del giornalismo con uno dei suoi scritti compositi, “Come scrivere un articolo alla Blackwood” (“How to Write a Blacicwood Artide”), che abbraccia idealmente al suo interno e insieme trova sviluppo in un secondo racconto, “Un caso imbarazzante” (“A Predicament”); la prima versione si intitolava però “Psyche Zenobia” (“The Psyche Zenobia”) e il testo incluso “La falce del tempo” (“The Scythe of Time”).

Indice

  • Introduzione: Tre passi nel fantastico
  • Capitolo 1: Riprendendo i fili
    • 1.1. Redattore e redattrice
    • 1.2. Non scommettere la testa con l’editore
    • 1.3. Diavoli e orologi
    • 1.4. Un autentico desperado
  • Capitolo 2: I vivi e i morti
    • 2.1. Il nuovo castello di Otranto
    • 2.2. Anatomia di una malinconia
    • 2.3. Il gusto melanconico di una Madeline
    • 2.4. Dietro la porta del gotico
  • Capitolo 3: La coscienza infelice
    • 3.1. Più di Eliogabalo
    • 3.2. Umore e Psiche
    • 3.3. Il giocatore
    • 3.4. La più strana fra tutte le visioni sublunari
  • Capitolo 4: Grottesche e arabeschi
    • 4.1. La prossima volta il fuoco
    • 4.2. Strizzatine in salotto
    • 4.3. La grande raccolta
    • 4.4. Il bernoccolo degli affari
    • 4.5. Interludio di arredamento
    • 4.6. La folla e il doppio
  • Capitolo 5: Gli affari del signor Julius Rodman
    • 5.1. Diario di un ipocondriaco
    • 5.2. Un Eden a ovest
    • 5.3. L’urlo dei Sioux
    • 5.4. Pym sul Missouri
  • Capitolo 6: Alle origini del poliziesco
    • 6.1. Il fascino discreto dell’analisi
    • 6.2. Il mio nome è Dupin, C. Auguste Dupin
    • 6.3. Grosso guaio in Rue Morgue
    • 6.4. Indagine in Rue Morgue
    • 6.5. Il bestione maltese
    • 6.6. Poe meets Dumas
  • Capitolo 7: Giri della morte
    • 7.1. The Most Dangerous Fishing
    • 7.2. La fata fa il suo giro
    • 7.3. La scrittura segreta
    • 7.4. Catabasi e identità
  • Capitolo 8: Operette morali
    • 8.1. Teste, tic e trascendentalisti
    • 8.2. Vedi alla voce: amore
    • 8.3. Amore e geografia astronomica
  • Capitolo 9: Spazi chiusi
    • 9.1. The Picture of Edgar Allan Poe
    • 9.2. Un Decamerone rosso sangue
    • 9.3. Hortus conclusus
    • 9.4. Nei sotterranei del palazzo infestato
  • Capitolo 10: Dupin strikes again
    • 10.1. Gangs of New York?
    • 10.2. Le considerazioni di Dupin
    • 10.3. Splendori e miserie dei fatti periferici
    • 10.4. Il ritorno del Verme Conquistatore
  • Ritrarre “Il ritratto ovale” di Chiara Meistro
    • 1. Una narrazione artistica
    • 2. Illustrando “Il ritratto ovale”
  • Nota finale
  • Bibliografia utile

Estremi del libro

  • Il palazzo infestato – Tutto Poe Volume 2
  • Autore: Franco Pezzini
  • Contributo: Chiara Meistro
  • Odoya
  • Volume illustrato
  • 512 pagine
  • Copertina flessibile con alette
  • Marzo 2022
  • 28 euro
Daniele Imperi 730 Articoli
Correggo bozze di manoscritti, revisiono racconti e scrivo testi per il web. Sul mio blog «Penna blu» parlo di scrittura, editoria e lettura; sull’aerosito di F.T. Marinetti, di cui ho curato un aeropoema (Diana edizioni, 2023) e un romanzo (Diana edizioni, 2026) inediti, parlo di Futurismo e della vita e delle opere del poeta combattente.

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