The Conchologist’s First Book

L’opera The Conchologist’s First Book fu pubblicata per la prima volta verso la metà di aprile del 1839 da Haswell, Barrington, and Haswell – il 20 aprile apparve una nota sul «Philadelphia Saturday Courier». Sul «Daily National Intelligencer» del 14 maggio, un giornale stampato a Washington DC, fu pubblicata una lettera con la seguente dichiarazione:

EDGAR POE, che è stato un abile scrittore sul Richmond Messenger di WHITES non molto tempo fa, ha appena pubblicato un libro molto piacevole sulla conchigliologia.

Il libro ebbe una seconda edizione nel 1840 (già disponibile intorno all’11 settembre 1839) e una terza, senza il nome di Poe, apparve nel 1845. Non è noto il numero di copie stampate, ma ne sono sopravvissute tantissime.

Il primo libro del conchiliologo fu “un sistema di malacologia testacea predisposto espressamente per l’uso delle scuole”. Su richiesta di un conchiliologo, il cui libro sulle conchiglie era troppo costoso per essere venduto alle sue lezioni di raccolta di conchiglie, Poe preparò una versione meno costosa del suo libro.

Il nome di Poe fu aggiunto alla copertina e al frontespizio perché l’editore del libro originale non consentiva all’autore di pubblicare una copia più economica del suo libro, che avrebbe potuto compromettere le vendite della versione più costosa.

Il volume era di 156 pagine, con 12 tavole litografate, colorate in alcune copie. Sono riprodotte le illustrazioni di 215 conchiglie. Il libro si basava sostanzialmente sull’opera di Thomas Brown The Conchologists’ Text-Book, pubblicato a Glasgow nel maggio 1833.

Nella sua prefazione alla prima edizione Poe cita opere e autori di cui è stato debitore per la stesura del libro. In più, sulla sua copia personale del libro è presente un’annotazione, forse dello stesso Poe, che recita: «Anche al signor[[.]] T. Brown, dal cui eccellente [[eccellente]] libro ha tratto grandissima ispirazione[[.]]».

Poe scrisse davvero un libro sulle conchiglie?

Quanto Poe abbia avuto a che fare con The Conchologist’s First Book rimarrà sempre in parte un mistero.

In realtà il contributo di Poe fu la stesura di un saggio introduttivo e la riorganizzazione delle tavole dell’edizione di un libro sulle conchiglie scritto dal conchiliologo che chiese a Poe una versione meno costosa del proprio volume.

Nel frontespizio compare il nome di Poe perché l’editore del libro originale non avrebbe permesso all’autore di rilasciare una copia più economica del suo libro, che avrebbe potuto ridurre le vendite della versione più costosa.

Sebbene avesse riscritto il libro su richiesta dell’autore originale, Poe in seguito dovette affrontare accuse di plagio. Nella terza edizione, pubblicata nel 1845, il nome di Poe fu rimosso dalla copertina e dal frontespizio.

Poe non affermò mai, tuttavia, di esserne l’autore.

Forse il contributo più importante di Poe all’opera fu la disposizione delle tavole, dagli organismi più semplici a quelli più complessi: un’inversione della disposizione consueta nei manuali di biologia dell’epoca. Cosa ancora più insolita, il libro fu pubblicato prima che Charles Darwin pubblicasse le sue teorie sull’evoluzione delle specie da forme di vita semplici a organismi più complessi.

Prefazione di Poe alla prima edizione di The Conchologist’s First Book

Il termine “Malacologia”, abbreviazione di “Malacozoologia”, dal greco μαλακός, molle, ζῷον, animale, e λόγος, discorso, fu impiegato per la prima volta dal naturalista francese De Blainville per designare un’importante branca della Storia Naturale, in cui la caratteristica principale degli animali trattati era la morbidezza della carne o, per essere più precisi, dell’involucro generale. Questa branca comprende non solo i molluschi, ma anche i Testacei di Aristotele e Plinio e, naturalmente, si riferiva agli animali molluschi in generale, la maggior parte dei quali dotati di conchiglia.

Un trattato riguardante esclusivamente le conchiglie di questa porzione maggiore è definito, secondo l’uso comune, “Trattato di Concologia” o “Conchiliologia”; sebbene il termine sia applicato in modo un po’ improprio, poiché il termine greco κογχύλιον, da cui deriva, abbraccia nel suo significato sia l’animale che la conchiglia. Ostracologia sarebbe stato più preciso.

Tuttavia, le opere comuni su questo argomento appariranno a ogni persona di scienza sostanzialmente carenti, in quanto le relazioni tra animale e conchiglia, con la loro reciproca dipendenza, rappresentano una considerazione di fondamentale importanza nell’esame di entrambi. Né, nel tentativo di ovviare a questa difficoltà, è necessariamente inclusa un’opera sulla malacologia in senso lato. È vero che le conchiglie costituiscono, e per molte ovvie ragioni, continueranno a costituire, l’oggetto di principale interesse, sia per quanto riguarda la scuola che il gabinetto scientifico. Non c’è una buona ragione per cui un libro sulla Concologia (usando il termine comune) non possa essere malacologico nella sua parte più ampia.

In questa prospettiva la presente breve opera viene offerta al pubblico. Oltre all’aspetto fondamentale – quello di fornire una descrizione anatomica di ciascun animale, insieme alla descrizione della conchiglia in cui si trova – l’Autore ha puntato poco più che all’accuratezza e alla semplicità, nella misura in cui quest’ultima qualità può essere ritenuta compatibile con i rigidi dettami della scienza.

Non è stata prestata alcuna attenzione alla mera storia del nostro argomento; si ritiene che qualsiasi disquisizione su questo argomento sarebbe più appropriata a opere di ricerca di ultima generazione, piuttosto che a un’opera il cui unico scopo è quello di far conoscere agli studenti, nella forma più tangibile possibile, i risultati. L’obiettivo principale è stato quello di offrire, a un prezzo conveniente, un libro scolastico conciso, ma sufficientemente completo, e soprattutto ben illustrato.

In conclusione, l’autore non può che riconoscere il suo profondo debito nei confronti del prezioso lavoro pubblico, nonché dell’assistenza privata, del signor Isaac Lea di Filadelfia. Ha inoltre molti obblighi nei confronti del signor Thomas Wyatt e del suo eccellente Manuale di Concologia. Forse non si potrebbe affidare un’opera migliore a uno studente come libro di testo per la scuola secondaria. Le sue splendide illustrazioni, perfettamente colorate, costituiscono un valido aiuto nella raccolta di un gabinetto scientifico difficilmente reperibile altrove. E.A.P.

Prefazione di Poe alla seconda edizione

Nel pubblicare una seconda edizione di questa “Concologia”, a così breve distanza dalla prima grande tiratura, l’autore non ha potuto far altro che esprimere il grande piacere con cui ha visto il suo lavoro così ben accolto. Il successo dell’opera è stato stabilito; e l’intero progetto è stato portato a termine con la sua introduzione generale nelle scuole.

Sono state ora apportate molte importanti modifiche e aggiunte; sono stati accuratamente corretti errori di stampa; sono state aggiunte molte specie americane di recente scoperta; e l’opera, nel complesso, è resa più degna dell’approvazione del pubblico.

E.A.P.

Introduzione di Poe alla prima edizione

Il termine “Concologia”, nel suo uso legittimo, si applica a quella parte della Storia Naturale che si riferisce agli animali con gusci o rivestimenti testacei. Non di rado viene confuso con la Carcinologia, ma la distinzione è ovvia e radicale, non risiedendo tanto nella composizione dell’habitat dell’animale quanto nell’organizzazione dell’animale stesso. Quest’ultima, nella Crustacea, è di natura fibrosa e presenta arti articolati; il guscio, strettamente adattato alle membra, ricopre l’animale come una cotta di maglia, si forma in un unico processo, viene gettato via o se ne sbarazza periodicamente e, sempre in un unico processo, rinnovato; è inoltre composto da materia animale con fosfato di calcio. Nei Testacei, al contrario, l’occupante ha una consistenza semplice e morbida, senza ossa, ed è attaccato al suo involucro da una certa forza muscolare adesiva; anche questo involucro è permanente e si accresce di volta in volta grazie a graduali aderenze da parte dell’occupante; mentre l’intera conchiglia, distribuita in strati, è una combinazione di carbonato di calcio con una piccolissima porzione di materia gelatinosa. Tali animali, quindi, con tali conchiglie, costituiscono, da soli, l’oggetto di una vera e propria “Concologia”.

Gli scrittori non hanno mancato di condannare questo studio come frivolo o inessenziale, non attaccando ingiustamente la scienza stessa a causa dei gravi abusi che di tanto in tanto sono sorti dalla sua ricerca esclusiva e stravagante. Hanno ragionato più o meno in questo modo: che la conchiologia è una follia, perché Rumphius1 era uno sciocco. Il Conus Cedo Nulli2 è stato venduto per trecento ghinee, e il naturalista menzionato per primo ha pagato mille sterline per uno dei primi esemplari scoperti del Venus Dione3 (di Linneo). Ma ci sono stati uomini in tutte le epoche che hanno spinto a estremi assurdi, e persino perniciosi, gli scopi più nobili e lodevoli.

Per una mente retta e ben regolata, non c’è parte delle opere del Creatore, che giunga alla sua conoscenza, che non offra materiale per un’indagine attenta e piacevole; e, lungi dall’ammettere il venerabile errore che ancora oggi esiste parzialmente a discredito della concologia, non dovremmo esitare a riconoscere che, mentre pochi rami della storia naturale sono di più diretta importanza, pochissimi sono di più accidentale importanza.

Gli animali testacei costituiscono la principale fonte di sostentamento di un immenso numero di nazioni selvagge, che abitano i litorali. Sulle coste dell’Africa occidentale, del Cile, della Nuova Olanda e nelle isole più popolose dei mari del Sud, quanto è importante il mollusco, apparentemente insignificante, nella ricchezza e nella felicità dell’uomo! Nei paesi più civilizzati, spesso fornisce alla tavola un lusso raffinato. Né dobbiamo dimenticare l’utilità della pinna4 con il suo bisso5, né della porpora con la sua brillante e un tempo preziosa tintura, né omettere di parlare dell’ostrica perlifera, con la sua radiosa madreperla, e della gemma che produce, e del mondo dell’industria che mette in moto per servire il lusso che stimola.

Anche le conchiglie, essendo composte da particelle già in combinazione naturale, non contengono al loro interno, come i fiori e gli animali, il seme della dissoluzione. Mentre la preparazione di un esemplare per la teca è un’operazione semplice, una collezione concologica sopravviverà forse per secoli. Considerate queste importanti circostanze, in relazione alla bellezza e alla varietà universalmente riconosciute, sia di forma che di colore, così straordinariamente osservabili nelle conchiglie, non c’è da stupirsi né da rammaricarsi che queste magnifiche exuvie6 , anche considerati semplicemente come tali, abbiano attirato, in misura del tutto esclusiva, l’attenzione e l’ammirazione del naturalista. Lo studio della concologia, tuttavia, quando legittimamente diretto e quando si considerano queste exuvie dal loro punto di vista naturale, come le abitazioni, meravigliosamente costruite, di un ramo immensamente numeroso e di enorme importanza della creazione animale, condurrà la mente del ricercatore attraverso sentieri finora solo imperfettamente battuti, a molte nuove contemplazioni dell’Onnipotente Beneficenza e Disegno.

Ma è senza alcun dubbio dal punto di vista geologico che la concologia offre il massimo interesse allo studioso; ed è qui che, facendo riferimento alle limpide pagine di una conoscenza profonda e possente, alle quali essa ha indirizzato il ricercatore della verità, vengono trionfalmente confutate tutte le accuse di insignificanza o di frivolezza che le sono state mosse.

«In definitiva, le relazioni dei molluschi», dice De Blainville7, «con il regno minerale, e di conseguenza con la massa della Terra che essi contribuiscono a formare, non sono prive di interesse; poiché, senza cercare qui di risolvere la questione fisiologica – se i molluschi conchigliferi traggano dal regno inorganico la materia calcarea che compone le loro conchiglie, oppure se la producano essi stessi – è nondimeno certo che essi provocano almeno mutamenti sulla superficie della Terra, accumulando tale materiale in alcuni luoghi più che in altri, e che, di conseguenza, alterano la fisionomia della struttura superficiale del globo, il cui studio costituisce la geognosia».

«Da ciò», dice Parkinson8, «ci viene insegnato che innumerevoli esseri hanno vissuto, dei quali non ne esiste più alcuno della medesima specie; che immensi strati, composti delle spoglie di questi animali e estesi per molte miglia sottoterra, si incontrano in molte parti del globo; che enormi catene montuose, che sembrano gravare sulla superficie della Terra, sono vasti monumenti nei quali sono sepolti questi resti di epoche passate; che, sebbene giacciano così schiacciati insieme, in una massa rozza e confusa, essi subiscono di ora in ora quei mutamenti per mezzo dei quali, dopo migliaia di anni, diventano i principali costituenti delle gemme, il calcare che forma l’umile capanna del contadino, o il marmo che adorna lo splendido palazzo del principe». Fossili, legno, corallo e conchiglie sono, in effetti, come Bergman9 ha osservato con grande vigore, le sole vere «medaglie della Creazione» rimaste.

Recensione anonima a The Conchologist’s First Book

Una recensione non firmata comparve l’11 settembre 1839 sull’«Alexander’s Weekly Messenger» di Filadelfia:

La prima edizione molto ampia di quest’opera si esaurì in due mesi; fatto che depone fortemente in suo favore. È diventato un libro di testo nella maggior parte dei più grandi Seminari del Nord e dell’Est, e è ben accolto ovunque. Differisce per molti aspetti essenziali dai comuni libretti sul medesimo argomento – per esempio, nel precisare le specie americane; nell’adozione di una classificazione modificata da La Marck e De Blainville; e, soprattutto, nel fornire un succinto resoconto anatomico dell’animale che abita ciascuna conchiglia – punto al quale non si era mai badato prima in una conchigliologia scolastica.

Le versatili capacità dell’autore sono troppo note al pubblico perché sia necessario un nostro commento; egli riconosce il suo debito, per molti aspetti, al signor Isaac Lea di questa città. Copie a colori dell’opera, eseguite sotto la sovrintendenza del signor James Ackerman, sono in vendita presso le nostre principali librerie.

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Fonti

  • “The Conchologist’s First Book”, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • “The Conchologist’s First Book, 1839”, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • Edgar Allan Poe, “Preface [to the First Edition]” (A), The Conchologist’s First Book, 1839, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • Edgar Allan Poe, “Preface [to the Second Edition]” (A), The Conchologist’s First Book, 1840, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • Edgar Allan Poe, “Introduction [to the First Edition]” (A), The Conchologist’s First Book, 1839, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • Anonymous, “[Review of The Conchologist’s First Book],” «Alexander’s Weekly Messenger» (Philadelphia, PA), September 11, 1839, Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • Carroll Dee Laverty, “Chapter 09,” Science and Pseudo-Science in the Writings of Edgar Allan Poe (1951), Edgar Allan Poe Society of Baltimore
  • “Captain Thomas Brown, 1785-1862”, The Conchological Society of Great Britain and Ireland
  • Perry, George, Conchology, Or The Natural History of Shells, W. Miller, 1811
  • 1839 Edgar Allan Poe 1st Conchologists First Book, WorthPoint

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1 Georg Eberhard Rumphius (Wölfersheim, 1627 – Ambon, 1702), pseudonimo di Georg Eberhard Rumph, biologo e botanico tedesco naturalizzato olandese.

2 Nel testo inglese compare erroneamente come Conas Cedo Nulli, ma si tratta del Conus cedo nulli, il cui nome significa che non cede il passo ad altre conchiglie in termini di bellezza e ornamento.

3 Di nuovo una grafia errata nel testo inglese, che compare come Menus Dione. Si tratta di Venus dione Linnaeus, 1758, poi denominata Hysteroconcha dione.

4 Pinna nobilis, il più grande bivalve endemico del Mar Mediterraneo.

5 Sostanza filamentosa della Pinna nobilis.

6 Altro termine mal riportato (appare come exaviar), che l’Oxford English Dictionary descrive come “pelli, gusci o rivestimenti di animali; qualsiasi parte di animali che viene persa o gettata via”.

7 Henri Marie Ducrotay de Blainville (Arques-la-Bataille, 1777 – Parigi, 1850), zoologo francese.

8 James Parkinson (Londra, 1755 – ivi, 1824), medico, paleontologo e geologo britannico.

9 Carl Georg Lucas Christian Bergmann (Gottinga, 1814 – Ginevra, 1865), fisiologo, anatomista e biologo tedesco.

Daniele Imperi 730 Articoli
Correggo bozze di manoscritti, revisiono racconti e scrivo testi per il web. Sul mio blog «Penna blu» parlo di scrittura, editoria e lettura; sull’aerosito di F.T. Marinetti, di cui ho curato un aeropoema (Diana edizioni, 2023) e un romanzo (Diana edizioni, 2026) inediti, parlo di Futurismo e della vita e delle opere del poeta combattente.

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