Tre passi nel delirio

Locandina del filmSono solo tre i passi che ci conducono, come ci suggerisce il titolo, attraverso e nel delirio. Tre passi che effettuiamo accompagnati da tre storie, tre racconti presi dai numerosi racconti del grande Edgar Allan Poe. Questa volta non c’è però lo zampino dell’accoppiata Corman/Price, ma un trio di registi europei formato da Roger Vadim, Luis Malle e Federico Fellini. In “Tre passi nel delirio”, film del 1968 con produzione italo-francese, i tre registi, in un crescendo di personaggi deliranti e situazioni che forse lo sono ancora di piu’, costruiscono un impianto organico che ci porta nella faticosa discesa.

METZENGERSTEIN di ROGER VADIM

Pestis eram vivus – morienstua mors ero
(Martin Lutero)

Vadim adatta il racconto omonimo di Poe cambiando innanzitutto il sesso del protagonista che da uomo diventa donna. La protagonista, incarnata da una giovane Jane Fonda, è una nobildonna severa e crudele, dedita a orge e divertimenti ancor più scandalosi. Innamoratasi di un suo cugino, si spingerà fino all’omicidio dopo aver scoperto il rifiuto amoroso di quest’ultimo. Questo gesto crudele ed egoistico la condurrà sulla strada della follia fino a che il destino si vendicherà di tutto il male causato dalla donna. Vadim accentua la visione erotica e sessuale (c’è forse lo zampino del marchese de Sade?) già presente nel racconto di Poe per costruire una storia di “malattia” dell’anima e dello spirito, molto cara allo scrittore statunitense. Purtroppo il risultato non è all’altezza del racconto sia per la messa in scena sia per una recitazione superficiale e poco partecipe alla vicenda. E’ sicuramente il capitolo più debole del film.

WILLIAM WILSON di LUIS MALLE

Ma che dire, che dire della Coscienza austera,
spettro sulla mia strada?

(Chamberlayne – Pharronida)

Malle per il suo “William Wilson” si attiene in ogni aspetto alla storia di Poe. Il racconto narra le vicende di un ufficiale che è alle prese con un suo doppio che lo affligge sin dai tempi del collegio. I due finiranno così per affrontarsi in un duello fino all’ultimo sangue. Possiamo qui ammirare i talenti di un giovane Alain Delon e di una giovane Brigitte Bardot nella sequenza di una tesa partita a carte. Delon è perfetto nei panni sia del Wilson terribilmente nervoso del presente, sia di quello arrogante e temuto del passato. La Bardot è invece bellissima e immensa, soprattutto nella scena cult delle frustate (ma ritorna anche qui lo zampino del marchese de Sade?). In una simbolica rappresentazione della battaglia tra le forze del bene e quelle del male, forze inseparabili che accompagnano la vita e la morte di ogni uomo, Malle si muove in maniera esemplare e carica di tensione emotiva. Promosso.

TOBY DAMMIT di FEDERICO FELLINI

Con tal que las cotumbres de un autor, sean puras y castas,
importa muy poco que no sean igualmente severas sus obras.

(Don Thomas De Las Torres – Liriche amatorie)

Tratto dal racconto “Non scommettere la testa col diavolo”, Fellini stravolge completamente l’ambientazione e il protagonista dell’originale. Nel suo tipico stile visionario, Fellini ambienta la storia nella Roma degli anni sessanta in un mondo che conosce bene: quello del cinema. Il protagonista Toby Dammit è infatti un attore americano in decadenza, rapito dai fumi dell’alcool. Giunge in Italia per girare il primo western cattolico (prodotto naturalmente dal Vaticano) con la promessa di ricevere in pagamento una Ferrari. Il film racconta vari segmenti del periodo in cui il protagonista è in Italia, come il suo arrivo in aeroporto, l’intervista e il ritiro del premio. Nei panni dell’attore un memorabile Terence Stamp, pallido, confuso e malato quanto basta per incarnare perfettamente uno dei classici personaggi di Poe. Fellini costruisce un imponente impianto visivo fatto di un continuo susseguirsi di allucinazioni e visioni, dove la narrazione lineare viene abbandonata preferendo una lettura emozionale del personaggio. E’ da notare come Fellini non abbia più riproposto queste visioni macabre (ma anche pervase da una buona dose di humor nero) nel suo percorso stlistico, prediligendo visioni meno inquietanti ma più poetiche e surreali. Anche qui ritorna il tema della morte ed è da maestri la sequenza della scena tagliata, forse una delle migliori sequenze dell’horror italiano. “Toby Dammit” è una vera perla del regista riminese, che ci aiuta a scoprire un suo lato sconosciuto al grande pubblico.

Il film può essere visto come una sorta di inferno dantesco, in cui passando da un episodio a un altro si discenda fino alla fine dell’imbuto, per conoscere (o forse solo vedere) il punto più estremo del delirio. “Tre passi nel delirio” è un film complesso, ma anche uno dei migliori film a episodi, struggente e inquietante al contempo. Ma soprattutto è l’incontro di tre registi con un genere che non tocca le loro corde ma che hanno comunque saputo trasformare senza perdere nulla dell’originale.

  • Titolo originale: Histoires extraordinaires
  • Francia/Italia, 1968 – 121′
  • Regia: Federico Fellini, Louis Malle, Roger Vadim
  • Sceneggiatura: Roger Vadim, Pascal Cousin, Louis Malle, Clement Biddle Wood, Federico Fellini, Bernardino Zapponi
  • Cast: Brigitte Bardot, Alain Delon, Jane Fonda

Recensione inserita per concessione del sito Pellicola Scaduta.

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