Gli scritti ritrovati di Edgar Allan Poe

A caccia di inediti dello scrittore americano

Gli scritti ritrovati di Edgar Allan PoeNell’ottobre 1984, per i tipi della Shakespeare&Company, esce un volume intitolato Scritti ritrovati 1839/1845, a cura di Francesco Mei. Il nome Edgar Allan Poe, che figura come autore, e il suo ritratto non lasciavano dubbi sulla paternità di quei testi riscoperti.

Francesco Mei fu un giornalista e anglista, nato nel 1923 e deceduto nel 1990. Nelle sue ricerche, spinto dalla brama di trovare nuovi testi dello scrittore americano – che pubblicò diversi articoli, saggi e racconti anche sotto una serie di pseudonimi – si imbatté in scritti apparsi nelle riviste «The Broadway Journal» e «Gentleman’s Magazine».

Già anni prima ero stato attratto da un romanzo che non conoscevo, Il corsaro di Edgar Allan Poe, pubblicato nel 1993 dalla stessa casa editrice degli Scritti ritrovati e sempre a cura del Mei, romanzo contenuto nel volume del 1984.

Secondo il Mei Il corsaro fu pubblicato da Poe nel «Gentleman’s Magazine» dal luglio al dicembre 1839. La rivista letteraria, fondata da William Evans Burton nel 1837, fu curata da Poe – che vi pubblicò anche suoi scritti – dal 1839 al 1840. Il periodo che va da luglio a dicembre 1839 corrisponde al volume V della rivista.

Cosa pubblicò di Poe il «Gentleman’s Magazine» da luglio a dicembre 1839

Online è possibile analizzare due fonti sui contenuti della rivista:

L’elenco della Edgar Allan Poe Society è più veloce da consultare, poiché incentrato sui testi che Poe pubblicò in quel periodo nella rivista. Non v’è alcuna traccia di questo fantomatico Corsaro. A luglio Poe pubblicò due poesie (“To Ianthe in Heaven” e “Spirits of the Dead”) e diverse recensioni.

Il 1839 è l’anno del famoso racconto “Il crollo della Casa degli Usher”, pubblicato nel settembre, e di “William Wilson”, che uscì a ottobre come ristampa. In quell’anno la rivista pubblicò anche i racconti “Morella” (a novembre) e “Dialogo di Eiros e Charmion” (a dicembre).

I contenuti del «Gentleman’s Magazine» sono consultabili online, ma elencati in ordine alfabetico nel volume che contiene i numeri da luglio a dicembre 1839. Nell’ultima pagina dell’elenco c’è la sezione “Tales and Romances”, ma di Poe troviamo soltanto i racconti “The Man that was used up” (L’uomo interamente consumato) a pagina 66, “The Fall of the House of Usher” a pagina 145, “William Wilson” a pagina 205, “Morella” a pagina 264 e “The Conversation of Eiros and Charmion” a pagina 321.

I misteriosi scritti ritrovati di Edgar Allan Poe

Sul romanzo Il Corsaro Francesco Mei sostenne, nelle note generali alla fine del volume Scritti ritrovati, che Poe lo scrisse in casa della nonna paterna a Baltimora e che il fratello William Henry gliene rubò la prima stesura pubblicandola nella rivista «North American» di Baltimora nel 1829.

Cercando informazioni online, non c’è nessuna menzione di questa rivista di Baltimora. Esiste un «North American Review» di Boston, che ha avuto 4 pubblicazioni nel 1829, due per il Volume 28, che racchiude i numeri 62 (gennaio) e 63 (aprile) e due per il Volume 29, che contiene i numeri 64 (luglio) e 65 (ottobre). In nessuna c’è traccia del romanzo Il Corsaro a firma di Henry Poe.

Il Mei ha anche omesso, nel suo libro, i titoli originali degli scritti che attribuiva a Poe. Cercando più volte “Il Corsaro” come “The Corsair” non ho mai trovato alcuna informazione.

Il Corsaro

Ho voluto approfondire le ricerche e ho cercato online il nome di uno dei personaggi che compaiono nel romanzo, Walter De Berrian, e sono giunto al romanzo pubblicato a puntate proprio nel «Gentleman’s Magazine» dal luglio al dicembre 1839, con il titolo di The Privateer. A Tale of the Late American War, che tradotto è Il Corsaro. Un racconto della Guerra d’Indipendenza americana, proprio il titolo della versione di Mei.

Nella rivista questo romanzo non riporta la firma dell’autore. Tuttavia, alla fine del testo si legge nella rivista questa nota:

The excellent tale of “The Privateer” having been brought to a conclusion, we gladly remedy the printer’s mistake in neglecting to announce the Author’s name at the commencement of the first chapter. It is from the pen of ALEXANDER JONES, M. D., of St. Inigoes, Maryland

Ed. G. M.

Ossia:

L’eccellente storia de “Il Corsaro” è giunta alla conclusione, siamo lieti di rimediare all’errore del tipografo nell’omettere il nome dell’autore all’inizio del primo capitolo. È dalla penna di Alexander Jones, M.D., di St. Inigoes, Maryland.

La firma a fine nota è “sospetta”: Poe era editor di quella rivista, quindi la sigla “Ed. G. M.” potrebbe significare “Edgar Gentleman’s Magazine”.

Le mie ricerche sono proseguite e alla fine sono approdato a un romanzo pubblicato nel 1846 (sei anni dopo, dunque, la morte di Poe) dalla casa editrice Redding & Co., di Boston, dal titolo The privateer, or, The black boatswain of the Atlantic: a nautical romance. L’autore è Alexander Jones, M.D. Il titolo è diventato quindi Il Corsaro, o Il nostromo nero dell’Atlantico: una storia d’amore nautica.

Il romanzo è lo stesso che fu pubblicato a puntate sul «Gentleman’s Magazine» circa 7 anni prima (online è disponibile l’intero testo). Purtroppo non ci sono notizie su questo medico a nome Alexander Jones del Maryland.

Perché Francesco Mei sostenne che Il Corsaro fosse di Poe? Gli era sfuggita la nota a conclusione della storia, in cui quell’Ed. G. M. attribuiva il romanzo a Alexander Jones? O ha forse pensato che la nota fosse uno scherzo di Poe per mascherare la paternità della sua opera? Francesco Mei, inoltre, era a conoscenza del romanzo pubblicato in volume nel 1846?

Forse non avremo mai le risposte a queste domande.

I racconti inediti di Edgar Allan Poe

I racconti che il Mei attribuisce a Poe e che ha inserito nella sua antologia sono:

  1. Uno spettro a New York
  2. Le due scimmie marinaie
  3. Un sortilegio di nome Hannah
  4. Vampiri a Manhattan
  5. Mendicanti capricciosi
  6. Episodi di vita di college: il contestatore contestato
  7. Il vescovo e la sua governante

Come ho accennato prima, non sono riportati i titoli originali, quindi è pressoché impossibile trovare traccia di questi racconti. Ho naturalmente provato a tradurli io, ma senza approdare a nulla.

Ho voluto così ricercare nel testo termini riconoscibili, come i nomi dei personaggi e dei luoghi.

  • Il racconto “Uno spettro a New York” è breve, 4 pagine, narrato in prima persona e senza alcun nome.
  • Compaiono dei nomi in “Un sortilegio di nome Hannah”, ma non ho trovato alcuna informazione al riguardo.
  • “Vampiri a Manhattan” contiene diversi nomi di personaggi, luoghi, riviste, e si conclude con un breve dramma in 6 atti: ci sarebbe materiale sufficiente per rintracciare il testo originale, tuttavia le mie ricerche non sono approdate a nulla.
  • “Mendicanti capricciosi” è un brevissimo racconto di poco più di due pagine, una sorta di storia satirica. Si menziona il miliardario John Jacob Astor (di sicuro John Jacob Astor I, l’unico dei 3 con quel quel nome a essere contemporaneo di Poe). Anche in questo caso non ho trovato nulla sul testo originale.
  • “Episodi di vita di college” è un racconto lungo 7 pagine. Vi sono solo due personaggi principali, un certo Burtram della Carolina del Sud e un certo Cheever. Pochi indizi per scovare qualcosa.
  • “Il vescovo e la sua governante” è lungo 4 pagine e ambientato nella Francia meridionale. Ricerca infruttuosa anche in questo caso.

Ma la storia “Le due scimmie marinaie” riserverà una bella sorpresa.

Chi ha scritto “Le due scimmie marinaie”?

Nel racconto compare il nome del dottor Gallipot, e questo mi ha portato al Volume 6 de The Museum of Foreign Literature, Science and Art, ossia una raccolta di pubblicazioni dal gennaio al giugno 1825.

A pagina 410 compare il testo intitolato “Apology addressed to the Travellers’ Club; or Anecdotes of Monkeys”.

La storia è più lunga di quella tradotta dal Mei, compaiono svariati nomi di persona e di luoghi, omessi nella traduzione italiana, e anche l’espressione Sailor Monkeys, scimmie marinaie.

Il testo del Mei è come un surrogato di quello originale: manca la prima parte e l’ultimo paragrafo e sono stati eliminati altri brani.

Nuove ricerche hanno portato alla paternità dell’opera: William Stewart Rose. Si legge nel sito di un antiquario a proposito dell’opera:

The first work includes one lost race anecdote, and another concerning a ‘republic of monkeys’. Not in Locke’s ‘Spectrum’, though it would barely qualify. NCBEL, III, p.400, calling into question the authenticity of the attribution; but v. MacFarlane (Charles), ‘Reminiscences of a Literary Life, 1917, pp.34-5 for an anecdote of Rose’s life which appears also (coincidentally) on pp.34-5 of the Apology. The second work is cognate with the first, and referred to in the author’s Advertisement.

La storia è contenuta in un volume di oltre 180 pagine, pubblicato a Londra nel 1825 da William Stewart Rose.

Come sia stato possibile attribuire questo racconto a Poe resta un mistero.

Miscellanea

Gli scritti presenti in questa parte sono i seguenti:

  1. Il logorio della letteratura
  2. Gli obiettivi del «Broadway Journal»
  3. Regole di critica letteraria
  4. Una nota su Stonehenge
  5. Architettura rurale
  6. Barba e barbarie
  7. Disastri pubblici
  8. Costume
  9. Buoni consigli
  10. Moda
  11. Dignità dei sarti
  12. L’uomo alla moda
  13. Notiziari scientifici
  14. Scienza
  15. Critica d’arte
  16. Pensieri di un uomo silenzioso
  17. Il genio è cosciente dei suoi poteri?

Cominciamo a parlare dello scritto “Una nota su Stonehenge”: “Some Account on Stonehenge” uscì nel giugno 1840 sul «Gentleman’s Magazine», firmato Edgar A. Poe. Non si tratta, quindi, di uno scritto ritrovato, ma di un testo firmato e ben rintracciabile.

Per quanto riguarda gli altri testi della sezione “Miscellanea”, pur cercando termini e nomi presenti nei testi e consultando, dove possibile, gli archivi online delle due riviste, non è stato possibile rintracciarne la paternità.

Mi chiedo perché Francesco Mei – e anche la casa editrice – abbia omesso i titoli originali degli scritti che ha attribuito a Edgar Allan Poe. Per ognuno di quei testi avrebbe dovuto riportare non solo il titolo inglese, ma anche il numero e la data di pubblicazione del «The Broadway Journal» o del «Gentleman’s Magazine» che l’aveva pubblicato.

Se scoprirò nuove informazioni su questi presunti scritti ritrovati di Poe, ne parlerò in un nuovo articolo.

4 commentiOn Gli scritti ritrovati di Edgar Allan Poe

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