Rivelazione mesmerica – Recensione

Più che un racconto, siamo di fronte a un dialogo filosofico fra Poe e un certo Vankirk. Il dialogo si basa sulla teoria del mesmerismo, una sorta di ipnotismo.

Le risposte del mesmerizzato alle domande di “P” (Poe) sono un dibattito filosofico sulla figura di Dio e sul significato della materia organica e inorganica e sulla sostanza del corpo.

Fra le righe, comunque, si legge l’ombra della morte. E la fine della storia pone un interrogativo, quello del legame che unisce i vivi e i morti.

  • Titolo originale: Mesmeric Revelation
  • Prima pubblicazione: agosto 1844 sul Columbian Lady’s and Gentleman’s Magazine

Rivelazione mesmerica come storia probabile

Troppi se fanno rientrare questa storia fra quelle di pura fantasia. Se il mesmerismo fosse verità, se esistessero fluidi magnetici che emanano dagli esseri viventi, come sostenne Mesmer, se Vankirk avesse davvero parlato dopo la sua morte…

Rivelazione mesmerica non è una storia possibile nella realtà umana.

3 commentiOn Rivelazione mesmerica – Recensione

  • Io lascerei un dubbio all’ultima proposizione…Comunque è sicuramente meglio del caso Valdemar 🙂

  • Pingback: La verità sul caso del signor Valdemar – Recensione ()

  • io, personalmente, non vi ho trovato elementi ascrivibili alla categoria dell’ “horror” (volendo naturalmente escludere il finale della conversazione con i suoi interrogativi macabri, ma in fin dei conti sul limitare dell’ironia), nè tantomeno a quella del lugubre. In realtà il discorso di Poe, a sindacabilissimo parere del sottoscritto, appare presentare macroscopiche prove di una buona conoscenza, sommaria ma a quanto si evince, di certo sufficiente, della materia del dibattito filosofico-scientifico sulle dinamiche, i nessi di causalità ed il “quid” del tutto; proprio sembra, prendendo le mosse da tale convinzione, voler, apolegeticamente, ricondurre, ma con dolcezza e senza divenire bigotto, gli ampi progressi cognitivi e di comprensione, raggiunti all’epoca in materia di scienze fisiche, negli ambiti propri di una religione universale della materia che però, ancora vede una figura di “Dio”, quale sorta di soggettività non soggettiva ma onnipermeante, “artefice del tutto”. Quasi a cerniera tra il teismo del “lei sa che il principio è Dio” e le tesi dello scientismo puro, pone il nuovo strumento dell’ipnosi “mesmerica”, da egli vista come forma di nuova frontiera della conoscenza, pur restituita dalla Storia quale una tra le tante panacee esoteriche in voga al tempo. Volendo, per concludere, ritornare sui contenuti del testo, si rileva che per certi aspetti, e molto latamente, la materia “non particolata” richiama (ripeto, molto latamente) non certo il concetto astrofisico, di natura prettamente scientifica, di “materia oscura” (concetto, tra le altre cose, introdotto solo parecchi anni dopo la produzione del testo), ma di certo la vocazione cui induce. Addirittura, leggendo tale scritto, da modesto, modestissimo e confuso amatore delle materie della termodinamica e della fisica quantistica quale cerco di essere, mi sembrava di non trattenere le membra; di non riuscire davvero a conservare tutta l’attenzione sul testo senza riconnettere ciascun periodo a ragionamenti ed interminate diatribe, tutte privatissime, sulla natura e la ragione del tutto, contaminando la relatività con la filosofia ed entrambe con un cinismo religioso che l’impulso non riesce a negare all’intelletto. Tutto ciò detto, questo ho tratto dalla lettura… davvero un bel testo 🙂

    Fulvio

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