Morella – Recensione

Se Berenice è un racconto agghiacciante, Morella lo segue da vicino. L’orrore narrato da Poe è condito col mistero, è fatto di parole non scritte, di immagini evocate da sensazioni e emozioni, di un’attenta analisi psicologica del personaggio principale.

Come Berenice, anche Morella è una storia d’amore. Come in Berenice, anche in Morella è la morte che porta il protagonista alla dannazione e alla disperazione.

L’amore è visto da Poe nel modo più doloroso e tragico possibile. La stessa figura femminile ne è l’espressione più terribile.

Non si riconosce una precisa ambientazione temporale né geografica, anche se si parla della città di Presburgo (che dal 1919 cambiò nome in Bratislava) in cui Morella studiò. Il tutto è lasciato all’immaginazione del lettore. E’ una storia che avrebbe potuto nascere ovunque e ovunque consumarsi nel nebuloso finale.

  • Titolo originale: Morella
  • Prima pubblicazione: aprile 1835 sul Southern Literary Messenger

Morella come storia probabile

Poe, in questo racconto, ha inserito un elemento, per così dire, fantastico. O, meglio, ha lasciato intendere che qualcosa di soprannaturale sia avvenuto, ma non è sceso nel dettaglio.

In Morella non c’è, infatti, alcun dettaglio che dia al lettore la possibilità di riconoscere la veridicità della storia né per confutarla.

La scena del sepolcro è da prendere alla lettera? O è forse spiegabile in altro modo? Si può esser davvero certi di ciò che ha visto e trovato il protagonista?

Morella è una storia che ricade nel probabile.

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