“Montanari legge Poe”, il réportage di Bruno Elpis

Serata emozionante, quella di ieri, al Teatro delle Colonne, in porta Ticinese a Milano.
Ho preso parte a “Edgar Allan Poe. La vertigine perfetta” di Raul Montanari, la lezione-reading interpretata da uno scrittore che si rivela anche attore.
Non farò un resoconto della ‘lezione’: un paio d’ore circa durante le quali lo scrittore bergamasco ha letteralmente risucchiato l’animo degli spettatori. Anche se spettatori è un termine che indica uno stato passivo, ben lontano da noi …
Citerò soltanto alcuni passaggi davvero notevoli.
Non sapevo che Poe avesse recensito, in modo positivo e favorevole, “I promessi sposi” del Manzoni.
Quando Raul definisce Poe il maestro di quattro generi letterari (giallo – noir – horror – racconto saggio) fornisce interessanti definizioni di giallo e di noir. Il primo implica un ordine che si spezza e che viene ricostituito per il merito dell’intervento di un détective, che è persona terza rispetto al narratore. Il secondo parte dal caos e viene attraversato da un percorso delittuoso preordinato a un fine che, almeno nell’impostazione classica, non viene raggiunto (Il gatto nero, Il cuore rivelatore).
Lo scrittore si intrattiene anche sul primo illustre precedente della detective story: l’Edipo re di Sofocle viene commentato in modo appassionato e ironico.
«La vertigine non è la paura per l’abisso, ma l’attrazione per esso»: l’aforisma non è di Milan Kundera, al quale spesso viene indebitamente attribuito, ma di Edgar Allan Poe!
La poesia “Il corvo” è stata scritta, secondo le dichiarazioni dello stesso Poe, nel tentativo di realizzare ‘la poesia perfetta’. La circostanza che “il corvo” sia davvero una poesia perfetta, forse, è un indice del genio poetico di Poe, più che il risultato di una teoria canonizzata a tavolino dall’autore. Questa poesia fu uno dei pochi successi commerciali riscossi in vita da Poe: venne venduta come inedita a cinque editori …
La prima raccolta di poesie fu pubblicata da Poe a diciotto anni, grazie a un editore … anch’egli diciottenne! Praticamente due compagni di liceo.
Nella recitazione delle poesie, Montanari rivela doti da attore: nella mimica, nei gesti, nella tecnica recitativa, ma soprattutto nella voce che, surreale, sembra provenire dalle profondità di un animo perfettamente immedesimato nello spirito del genio americano. Che aleggia sulla platea, in un’atmosfera stregata dalla suggestione poetica.
E il corvo, a noi del pubblico, sembra di vederlo, lì, appollaiato sull’invisibile statua di Pallade Atena.
Quando esco dal teatro e passo sotto alle luminarie che decorano uno dei fulcri della scintillante vita notturna milanese, non mi lascio stordire dall’aria glamour e rivivo l’invito che un emozionato Raul Montanari ha rivolto al pubblico plaudente e altrettanto commosso: “Non è necessario rileggerlo. Amatelo, vogliate bene a questo autore sfortunato!”
A chi non c’era: appuntamento a eventuali riedizioni dell’evento. Da non perdere.

Bruno Elpis

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