Metzengerstein – Recensione

Breve racconto di Edgar Allan Poe, storico, di imprecisata data, ambientato nell’Ungheria feudale. Due famiglie nobili a confronto: i Berlifitzing e i Metzengerstein, una rivale dell’altra.

Sembrerebbe nulla di nuovo, a prima vista, in questa storia dal sapore medievale. Intrighi e crimini perpetrati dall’aristocrazia locale, castelli e servitori, arazzi e destrieri. Gli ingredienti sono quelli di sempre, ma Poe ne introduce altri, rendendo la storia unica e originale.

Sebbene si intraveda un elemento fantastico al suo interno, nella scena dell’arazzo, a una più attenta analisi il racconto ci appare sempre più probabile, e pian piano svanisce la sensazione di essere penetrati in una storia dell’orrore.

L’orrore va visto negli atteggiamenti e nella condotta del Barone Metzengerstein, non nella catastrofica fine che funge da epilogo all’intera vicenda.

Metzengerstein esce di scena: a cavallo del suo misterioso destriero, nel momento in cui la sua casata, la sua ricchezza, la sua aristocrazia sono ancora in auge, sparisce nella notte, inghiottito dalla foresta. E entra poi nell’incendio distruttore, siglando per sempre, e davanti ai suoi servitori, la sua fine.

Il mistero è un elemento d’obbligo. Ma non condisce la storia rendendola fantastica e spaventosa, piuttosto insaporisce il dramma di una famiglia della nobiltà ungherese, che cade preda di se stessa, della sua avidità e del suo odio.

Una sorta di favola oscura, cupa, drammatica, triste, con una morale aspra, inesorabile. “Il tuo nemico, che hai sconfitto, distrutto, sarà la tua morte” così sembra dirci Martin Lutero, che Poe cita a inizio racconto: Pestis eram vivus – moriens mors tua ero.

  • Titolo originale: Metzengerstein
  • Prima pubblicazione: 14 gennaio 1832 sul Saturday Courier

Metzengerstein come storia probabile

In questo breve racconto sono presenti alcuni elementi che possono ingannare il lettore e portarlo all’errata convinzione che si tratti di una storia dell’orrore, e quindi improbabile:

  1. l’arazzo, al cui interno l’immagine di un cavallo sbiadisce fino a scomparire del tutto;
  2. il cavallo con le iniziali della famiglia dei Berlifitzing, che la famiglia stessa nega di aver posseduto;
  3. il misterioso incendio che distrugge la casa dei Metzengerstein;
  4. Metzengerstein che fugge nella notte a cavallo, per poi rientrare e morire nell’incendio.

Metzengerstein potrebbe aver immaginato di vedere il cavallo dell’arazzo svanire. Era reduce dall’aver incendiato la casa dei Berlifitzing, alterato dalla sua malvagità. Ma un suo servitore gli comunica che una parte dell’arazzo era scomparsa, ma non dice nulla del modo in cui tale parte sia scomparsa.

Il cavallo avrebbe potuto appartenere a un’altra famiglia o, più probabilmente, i servitori dei Berlifitzing hanno mentito al suo riguardo, ben conoscendo il carattere di quella bestia formidabile.

Metzengerstein stesso potrebbe aver dato fuoco alla propria casa, impazzito dal possesso di quel misterioso cavallo. Così come potrebbe essere stato davvero il cavallo a uccidere Metzengerstein, impazzito anch’esso, rientrando nella proprietà avvolta dall’incendio.

Sì, Metzengerstein è una storia probabile.

Un commentoOn Metzengerstein – Recensione

  • “Metzengerstein potrebbe aver immaginato di vedere il cavallo dell’arazzo svanire. Era reduce dall’aver incendiato la casa dei Berlifitzing, alterato dalla sua malvagità. Ma un suo servitore gli comunica che una parte dell’arazzo era scomparsa, ma non dice nulla del modoin cui tale parte sia scomparsa.” La prima volta che lessi questo racconto, non me ne ero accorta. Rileggendolo dopo 3 anni questo piccolo particolare che all’inizio non sembrava importante si é rivelato l’opposto.
    Edgar come sempre non finisce mai di stupirmi!
    Complimenti per il sito e buona lettura!

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