“Lo scarabeo d’oro” di E. A. Poe – Commento

In un commento comparso su questo sito, Ludus si è soffermato sul ruolo dei personaggi di questo racconto di Poe (in particolare sul narratore e su Legrand) e sull’ispirazione che dalla storia ha sicuramente tratto Stevenson per il suo capolavoro, L’isola del tesoro.

Io voglio parlare di un altro elemento, che ritengo centrale nel racconto: quello dell’enigma racchiuso nel crittogramma, la cui interpretazione consente ai protagonisti di mettere le mani su un tesoro fantastico.

L’enigma è una struttura tipica, spesso utilizzata nell’arte (letteraria, cinematografica, figurativa), della quale si sono ampiamente occupate filosofia e psicologia: sicuramente perché riproduce un meccanismo esistenziale che è una costante della vita umana.

Nella produzione di Poe troviamo almeno un altro riferimento esplicito all’enigmistica: nelle Avventure di Gordon Pym la chiave interpretativa di un mistero è rappresentata dalla simbologia (grafica e semantica) ricavata dalla conformazione dei luoghi. Una sorta di ‘rebus’ scolpito nella geografia di un territorio inesplorato ove il protagonista approda dopo una peregrinazione epica.

Con l’illustre precedente dell’Edipo della tragedia greca, impegnato a risolvere due quesiti della sfinge (che alludono a due temi immensi: l’uomo; il giorno e la notte), Poe rappresenta pertanto il capostipite di una fortunata tradizione letteraria che vedrà l’assunzione delle strutture enigmistiche come momento ispiratore, generatore o risolutivo del tessuto narrativo o dello svolgimento di una vicenda.

Per fare qualche esempio dobbiamo soltanto affrontare un imbarazzo: quello della scelta. L’elenco che farò è pertanto puramente indicativo, senza pretesa di esaurire l’argomento.

Nel romanzo Lo Hobbit di Tolkien, l’incontro tra Gollum e Bilbo Baggins si trasforma in una battaglia di indovinelli popolari. Finirebbe ex aequo se Bilbo non decidesse di imbrogliare ponendo una domanda che non è un indovinello in senso stretto: “Cos’ho in tasca?”.

L’enigmista di John Verdon muove da un quesito: «Pensa a un numero da uno a mille. Il primo che ti viene in mente. Ora apri la busta. Vedrai come conosco a fondo i tuoi segreti.» Mark Mellery è colto alla sprovvista da questo messaggio anonimo, pervenutogli per posta e scritto con l’inchiostro rosso in grafia elegante.

Ne Gli anagrammi di Varsavia, thriller storico di Richard Zimmler, grazie agli indizi rinvenuti addosso ai cadaveri e agli anagrammi, l’ex psichiatra Erik Benjamin Cohen scoprirà loschi traffici di contrabbandieri e collaborazionisti e si metterà sulle tracce di un medico nazista.

L’ombra del Leone di Steve Berry si occupa di una leggenda-enigma: quella per la quale otto monete, se affiancate, mostrano la soluzione del Rebus di Tolomeo, un costrutto che indica l’ubicazione della tomba di Alessandro Magno. Per risolvere uno dei più grandi misteri dell’antichità e sventare una guerra batteriologica in Asia, Cotton Malone dovrà ricostruire la storia delle monete e scoprire cosa nasconde la tomba di Alessandro Magno.

Ne L’uomo nell’ombra, film di Roman Polanski tratto dal romanzo The ghostwriter di Robert Harris, la soluzione di un intrigo internazionale sta in un messaggio cifrato del manoscritto: isolando le prime parole “degli inizi” di ogni capitolo il professor Paul Emmett, che ha accettato di completare le memorie dell’ex primo ministro britannico Adam Lang, succedendo a un predecessore misteriosamente morto in un incidente, penetrerà una verità insospettata sui giochi di potere.

Così come in un thriller di James Patterson, la logica delle successioni degli omicidi compiuti da un serial killer sta in un… acronimo! O come nel “Codice da Vinci” occorre decifrare messaggi e combinazioni numeriche per progredire verso la soluzione…

E che dire di Sciarada, film di Stanley Donen con attori mitici (Audrey Hepburn e Cary Grant!) tratto dal romanzo The unsuspecting wife di Marc Behm, che narra una complessa vicenda di delitti e scambi d’identità tra personaggi dall’oscuro passato, tutti alla ricerca di un tesoro di duecentocinquantamila dollari rubati durante la guerra? Ricordo che, in enigmistica, la sciarada è uno schema che consiste nell’unire due o più parole per formarne un’altra: come scia + rada = sciarada!

Il crittogramma risolto da Legrand, dunque, è il capostipite di un filone di fortunata letteratura che da indovinelli, anagrammi, rebus e altre costruzioni enigmistiche rompicapo trae spunto e impulso. O è soltanto fervida fantasia di…

Lascia un commento:

La tua email non sarà pubblicata.

Mobile Sliding Menu