Ligeia, tra Lovecraft e Poe

di Robert M. Price Tit. orig.: “Lovecraft and Ligeia
in LOVECRAFT STUDIES n. 31 (Inverno 1994), pp. 15-17Copyright © Robert M. Price e Necronomicon Press.

Traduzione di Livia Bidoli http://liviabidoli.myblog.it/[Apparso in forma stampata sui Taccuini Yorick del Circolo di HPL]

Non è un segreto che Lovecraft venerasse il suo predecessore Edgar Allan Poe come un “dio della narrativa“, ed è anche risaputo che egli considerava il racconto Ligeia, insieme a The Fall of the House of Usher 1, il più alto esempio dell’arte di Poe, così come ha affermato in Supernatural Horror in Literature 2. Di conseguenza, sorprende che la possibile influenza di Ligeia su determinati racconti di Lovecraft sia stata quasi del tutto ignorata. Questa è la lacuna che spero di colmare nel presente articolo.

Il più ovvio candidato all’influenza di Ligeia nel corpus lovecraftiano è The Thing on the Doorstep 3, e la presenza particolarmente rara delle donne e del tema del matrimonio nei racconti di HPL già potrebbe indicare un segno dell’ascendente dell’altro scrittore. In ogni caso, si tratta di un racconto dove il protagonista maschile, attratto dall’arcano e dall’esoterico, sposa una potente donna dalle origini misteriose (prima somiglianza con Ligeia), la cui erudizione nelle scienze occulte è superiore alla sua. Il narratore di Poe, come Edward Derby, il protagonista della storia di Lovecraft, soggiogato dalla moglie e a lei devoto, la segue in un corso di studi metafisici: “Ero abbastanza conscio della sua infinita supremazia da rimettermi alla sua guida con una fiducia quasi infantile, ed investigare il caotico mondo della metafisica del quale mi ero attivamente occupato durante i primi anni del matrimonio4. Pare quasi di ascoltare le confessioni di Edward Derby! Lovecraft, d’altro canto, riferendosi al suo protagonista lo descrive come “vicino al talento di Poe“, e naturalmente le ricerche occulte, comuni ad entrambi i racconti, si risolvono in risultati concreti dopo la tragica morte (perlomeno apparente) della moglie.

Ligeia è descritta come una creatura dai tratti singolarmente belli, e fra questi spiccano gli occhi grandi e limpidi: questo dettaglio è portato alle sue estreme conseguenze da Lovecraft tramite gli occhi sottilmente sporgenti di Asenath Waite. Quello però che si rivela come un tratto dominante rispetto agli altri è la ferma determinazione delle due carismatiche donne ad ingannare la morte (Ligeia ripete a memoria la massima di Joseph Glanvill 5: “L’uomo non si arrende… completamente alla morte, se non con la fragilità della propria volontà“). Entrambe cercano di sconfiggere la morte entrando in possesso del corpo di un altro: Ligeia il cadavere appena trapassato di Rowena, la seconda moglie del narratore; Asenath il corpo vivo del marito e, come Ligeia, prova a rianimare temporaneamente un cadavere per un’ultima apparizione.

Nel momento in cui lo spirito di Ligeia tenta di entrare nel corpo di Rowena, il narratore afferma di essere consapevole del conflitto: “Ogni agonia assumeva l’aspetto di una lotta con qualche nemico invisibile“. Il brano riportato richiama i conflitti di Derby quando l’errabonda “essenza” della moglie bussa alla porta della sua vulnerabile mente. Appena Ligeia prende possesso del corpo di Rowena, i connotati dell’una vengono trasferiti nell’altra. Quante volte leggiamo in The Thing on the Doorstep di come i corpi ed i volti di Edward e Asenath prendano le sembianze e gli atteggiamenti l’uno dell’altra durante i periodi di traslazione mentale?

Il narratore di Poe riconosce il ritorno di Ligeia prima di tutto dai suoi denti. E qual è la cosa sul gradino d’entrata che nella storia di Lovecraft identifica il cadavere di Asenath?… “Un certo apparecchio per i denti riconosceva chiaramente l’appartenenza del teschio ad Asenath”.

Quando la morte di Ligeia è imminente il narratore ricorda: “Lottai disperatamente nell’anima con il crudele Azrael“, un riferimento all’angelo della morte 6. E con quale spirito lotta Derby? Sicuramente non con quello di Asenath e nemmeno con l’ombra del vecchio Ephraim ma, come apprenderemo poi, anch’egli con qualche entità malvagia molto più remota. Peter Cannon, nel seguito a The Thing on the Doorstep, cioè Azathoth in Arkham, e in The Revenge of Azathoth 7, ha tacitamente azzardato un’esegesi che fa corrispondere quest’entità misteriosa allo stesso Azathoth. Infatti come mai Derby, un semplice “sensitivo” come Wilcox 8, mostra di conoscere Azathoth e scrive la sua famosa poesia su di lui? 9 Forse vi si era già imbattuto. Qualora Cannon avesse correttamente interpretato l’intento di Lovecraft, allora quest’ultimo è stato ispirato dal riferimento ad “Azrael” per inserire il suo demoniaco equivalente Azathoth 10.

Se le ispirazioni a Ligeia sono evidenti in The Thing on the Doorstep, lo sono anche, ma in maniera minore, in The Rats in the Walls 11 dove il narratore, de la Poer, trova rifugio al dolore per la morte del figlio comprando e restaurando un’antica abbazia in Inghilterra, particolarmente ricca di arazzi alle pareti. È una coincidenza che anche nel racconto di Poe, molto amato da Lovecraft, il narratore acquisti una antica abbazia inglese e vi si trasferisca per distrarsi dalle sofferenze in seguito alla morte dell’amata, Lady Ligeia in quasto caso? Le due abbazie sono descritte inoltre per porre l’accento sulla composita lavorazione e richiamarsi ai secoli durante i quali l’edificio fu costruito e ricostruito. Il soffitto dell’abbazia di Poe è descritto come “di tenebrosa quercia,… eccessivamente alto, a volta, e ornato in maniera elaborata con i più strani e grotteschi esemplari di un capriccio semi-gotico, semi-druidico“. Altre stanze mostrano “una successione interminabile di quelle forme spettrali che appartengono alla superstizione dei Normanni, o sorgono nei colpevoli sonni del monaco“. Anche Lovecraft elenca parecchi degli stessi particolari storico-architettonici.

L’effetto fantasmagorico“, ricorda ancora il narratore di Poe, “era reso ancor più intenso dall’introduzione di una forte e continua corrente di vento artificiale che spirava da dietro i panneggi, conferendo al tutto un’animazione paurosa e inquietante“. Suona familiare? Solleviamo l’arazzo…

Durante la sua malattia Rowena sembra ossessionata da allucinazioni che nessun altro è in grado di percepire: “Si levò parzialmente a sedere e parlò, in un sussurro sommesso e ansioso, di rumori che aveva udito ma che io non riuscivo a sentire, di movimenti che aveva visto ma che io non potevo scorgere. Il vento stormiva senza posa dietro ai tendaggi“. A quest’ultimo elemento il narratore attribuisce i suoni, ma Rowena non ci crede: “Riprese a parlare, ed ora con maggior frequenza, dei rumori – dei lievi rumori – e dei movimenti inconsueti fra i panneggi”. Ovviamente da qui scaturisce la visione del protagonista lovecraftiano de la Poer, atterrito dai movimenti dell’arazzo nella sua camera, cosiccome per lo stridere dei topi nelle pareti che solo lui può sentire.

Per quanto afferisce al motivo dei topi (ed al mondo sotterraneo), credo che Steven J. Mariconda ne abbia individuato l’origine in Curious Myths of the Middle Age, un altro dei libri preferiti di Lovecraft 12.

Ora credo che i tasselli siano tutti ritornati al loro posto.

Non è necessario parlare dell’influenza di Poe su The Hound di Lovecraft 13: la menzione della “cassa oblunga” nel racconto è un chiaro riferimento, e neanche l’unico. Rimangono soltanto da appurare alcune somiglianze verbali fra The Hound e Ligeia.

Da un punto di vista generale, l’argomento del “saccheggio della tomba” e il bottino accumulato nel racconto di Lovecraft dalla coppia decadente 14 può essere stato ispirato dall’arredamento dell’abbazia in Ligeia, che comprendeva una collezione di sarcofagi per mummie ed altri elementi macabri. Il narratore di Lovecraft trasalisce mentre contempla questi eccessi decorativi (“… Di questo saccheggio in particolare non posso riferire“), laddove il narratore di Poe, in un contesto analogo, osserva: “… però non mi soffermerò a narrare dettagliatamente di queste assurdità“. Ciascun narratore, infine, rimprovera se stesso per non essersi accorto prima dei segni della rovina incombente. Il protagonista di Poe sembra avvertire un’ombra intangibile assalirlo nella camera da letto dove Rowena sta morendo. Quest’ombra si rivelerà lo spettro di Ligeia, cosa a cui in principio non aveva pensato, perché… “ero estremamente eccitato dall’oppio, e non feci molto caso a queste mie impressioni“. Il narratore di Lovecraft, in maniera molto simile, ricorda come insieme al suo amico St. John “…credemmo di vedere i pipistrelli discendere come un sol corpo sulla terra che avevamo appena depredato, come per cercare un nutrimento esecrabile e profano. Ma la luna autunnale era pallida e incerta, e non potemmo esserne certi“.

Se alcuni dei paralleli da me addotti colgono in qualche modo nel segno, d’ora in avanti dovremo guardare a Ligeia come ad una significativa risorsa per tre importanti racconti di Lovecraft, e senza ridurre l’influenza di Poe sullo scrittore di Providence ad una semplice questione di stile, si dovranno riconoscere prestiti specifici da determinati racconti elaborati dal suo “Dio della narrativa”. Poiché se Lovecraft lusingò il suo idolo con critiche encomiastiche in Supernatural Horror il Literature, non è meno evidente che in altri suoi scritti lo adulasse anche attraverso l’imitazione.

Originalmente pubblicato in forma stampata sui Taccuini di Yorick del Circolo di HPL, Yorick Speciale n. 28 bis, Taccuino n. 6, pp. 35-40, 1998, Reggio Emilia. Tit. orig.: “Lovecraft and Ligeia”, in LOVECRAFT STUDIES n. 31 (Inverno 1994), pp. 15-17.Copyright © Robert M. Price e Necronomicon Press.

Ligeia in italiano: http://www.readme.it/libri/Letteratura%20American

Ligeia in inglese: http://xroads.virginia.edu/~HYPER/POE/ligeia.html

Dipinti di Fernand Knopff, Ligeia ed Erodiade

Note

1. Tr. it.: “La Caduta della Casa Usher”. Quasi tutte le raccolte italiane di Poe includono i due racconti citati, che sono fra i più famosi dello scrittore. Tra le traduzioni migliori, si segnalano per qualità quella di Giorgio Manganelli (Einaudi e Mondadori) e di Carlo Izzo (Casini, Sansoni, Le Lettere).

2. Tr. it.: “L’Orrore Soprannaturale in Letteratura” (Theoria, Roma/Napoli, 1989 e 1992). Una nuova, accurata traduzione del fondamentale saggio di Lovecraft, approntata da Claudio De Nardi, sarà inclusa in un prossimo volume curato da Gianfranco de Turris.

3. Tr. it.: “La Cosa sulla Soglia”, in H. P. Lovecraft, TUTTI I RACCONTI: 1931-1936, Mondadori, 1992.
4.Tutte le citazioni originali da “Ligeia” provengono da COLLECTED WORKS OF EDGAR ALLAN POE, ed. Thomas O’ Mabbot (Harvard University Press, Cambridge, MA, 1978), Vol. 2, pp. 310-330.

5. Filosofo cartesiano vissuto nel 600, autore di un bizzarro trattato in cui sostiene la verità di credenze magiche e di storie di spiriti e streghe, il Saducismus Triumphatus (1681), trattato che incorpora osservazioni già espresse nel famoso opuscolo “Considerazioni filosofiche sull’esistenza delle streghe e sulla stregoneria” (1666), da cui la frase di Poe citata di seguito proviene. È significativo il fatto che anche HPL nella sua opera cita Glanvill, la prima volta, riferendosi direttamente a Poe, nel racconto The Transition of Juan Romero (… “Mi venne in mente il brano di Joseph Glanvill che Poe ha citato con così grande effetto: ‘La vastità, profondità e imperscrutabilità dell’opera Sua, più profonda del pozzo di Democrito’ ” [brano riportato come epigrafe in un altro racconto di Poe: “Una Discesa nel Maelstrom”]. Cfr. “La Scomparsa di Juan Romero”, in H. P. Lovecraft, TUTTI I RACCONTI: 1897-1922, Mondadori, 1989, p. 60) e la seconda in The Festival (… “il terribile Saducismus Triumphatus di Joseph Glanvill”. Cfr. “La Ricorrenza”, in TUTTI I RACCONTI: 1923-1926, Mondadori, 1990, p. 40). L’infatuazione di Lovecraft per Poe si manifesta quindi anche per vie “indirette”, mediante una serie di citazioni e riferimenti presi a prestito dall’opera dello scrittore di Boston.

6. Stando al Libro di Enoch, Azrael è il capo della schiera dei Vigilanti, gli angeli-insonni, scesi sulla Terra per accoppiarsi sessualmente con le figlie degli uomini. Azrael fu però catturato e condotto dall’arcangelo Raffaele alla presenza del Signore, che lo punì incatenandolo ad una roccia aguzza dov’è destinato a restare nella totale oscurità fino al Giorno del Giudizio. Cit. da V. Hyatt e J. W. Charles, IL LIBRO DEI DEMONI, ed. it. a cura di Massimo Oldoni (Liguori Editore, 1986), pp. 73-74.

7. Entrambi i racconti sono apparsi in THE AZATHOTH CYCLE, a cura di R. M. Price (Chaosium, 1995), e più di recente sono stati ristampati nella raccolta antologica di Peter Cannon FOREVER AZATHOTH & OTHER HORRORS (Tartarus Press, 1999).

8. Henry Wilcox, il giovane scultore protagonista del racconto di Lovecraft The Call of Cthulhu.

9. “… a diciott’anni pubblicò una raccolta di liriche deliranti dal titolo Azathoth e altri orrori”. Cfr. H. P. Lovecraft, “La Cosa sulla Soglia”, cit., p. 238.

10. Sulla natura demoniaca di Azathoth si potrebbe speculare anche in rapporto all’origine etimologica del nome. Infatti, secondo alcune credenze occulte, pare che Paracelso fosse riuscito a rinchiudere nel pomo di cristallo della sua spada un demone che fu chiamato “Azoth” (Cfr. Grillot De Givry, IL TESORO DELLE SCIENZE OCCULTE, SugarCo, 1988, p. 92), un nome che Lovecraft, da lettore disincantato di Storie sulla magia, potrebbe aver modificato leggermente per adattarlo alla sua creazione.

11. Tr. it.: “I Topi nel Muro”, in H. P. Lovecraft, TUTTI I RACCONTI: 1923-1926, cit., pp. 5-24.

12. Cfr. S. J. Mariconda, “Baring-Gould and the Ghouls”, in Crypt of Cthulhu n. 14 (St. John’s Eve, 1983), pp. 3-7, 27: Rist. in THE HORROR OF IT ALL: Encrusted Gems from the Crypt of Cthulhu, a cura di R. M. Price (Starmont/Borgo, Mercer Island, WA, 1990), pp. 42-47.

13. Tr. it.: “Il Segugio”, in H. P. Lovecraft, TUTTI I RACCONTI: 1897-1922, cit., pp. 294-301.

14. Il critico Steven J. Mariconda ha indicato chiaramente le fonti “decadenti” della storia, che tra le altre mostra l’influenza tematica di A Rebours di Joris-Karl Huysmans (tr. it.: “A Ritroso”, Rizzoli, 1997). Cfr. S. J. Mariconda, “The Hound: A Dead Dog?”, in THE HORROR OF IT ALL, cit., pp. 49-55.

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