La maschera della Morte Rossa (1964)

Locandina del film“La maschera della Morte Rossa” è il settimo film – e a detta di molti il migliore – del ciclo diretto da Roger Corman ispirato ad Edgar Allan Poe.

La sceneggiatura parte dall’omonimo racconto dello scrittore di Boston e la trama viene ampliata con l’inserimento di un’altra linea narrativa tratta da “Hop-Frog” (altro racconto del terrore sempre dello stesso Poe) e di uno spunto di Charles Beaumont e R. Wright Campbell che in parte riprendono alcune idee da “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, uscito 7 anni prima.

Partendo da un rapido confronto fra racconti e film, c’è da dire principalmente che, nonostante le ottime scenografie e le adattissime musiche, qualcosa si perde durante la trasposizione (forse anche più di qualcosa).
Il fascino dei racconti di Poe risiede nelle fantastiche atmosfere ricreate dallo scrittore, nella terribile evoluzione dei fatti, nell’impressionante descrizione degli eventi e dei personaggi. Nella pellicola invece, parte di questo fascino si perde perché, si sa, immaginare situazioni durante la lettura di un libro è ben diverso da vederle rappresentate in un film attraverso gli occhi e la mano del regista. Per esempio le stanze di diversi colori descritte splendidamente dallo scrittore, assumono qui un peso totalmente diverso; non che il tutto non funzioni, ma comunque in qualche modo quasi snatura la bellezza delle immagini fatteci immaginare da Poe.

Sono apprezzabili però gli inserimenti nella sceneggiatura di approfondimenti tematici, come per esempio le molteplici riflessioni sulla morte ed i diversi modi con cui l’uomo la affronta (molto bello lo spunto “non puoi vedere la morte in faccia finche’ non arriva la tua ora” – portato efficacemente allo spettatore con la sequenza finale).

Anche se la pellicola è stata realizzata a basso costo, gli aspetti strettamente cinematografici sono molto buoni; la regia funziona bene, soprattutto in quelle due o tre scene dove dal niente si crea suspense che poi si trasforma improvvisamente in terrore. Le interpretazioni del cast sono sufficienti (c’è anche Patrick Magee (Alfredo), il signor Alexander di “Arancia meccanica”). Discorso a parte invece per Vincent Price (il divo dell’horror, mito di Tim Burton, protagonista di ben sette film su otto del ciclo Poe), che caratterizza straordinariamente il principe Prospero, in alcuni frangenti volutamente e funzionalmente sopra le righe.

Ma “La maschera della Morte Rossa” non è solo Poe. Già, perche’ fra le differenze principali che saltano all’occhio rispetto al racconto, c’è senz’altro la forte componente teologica che intride l’intera narrazione.
Non a caso qui il principe Prospero non è solo uno spietato nobile che cerca di sfuggire al contagio chiudendosi nel proprio castello insieme ad una piccola élite di amici, ma anche un uomo che ha rinnegato Dio, votandosi a Satana per poter scampare alla morte. L’emblematico finale pero’ gli dà torto, in quanto “la morte non ha padrone” e quindi anche l’ora del principe arriverà. E quando arriva, lui può solo rendersi conto del suo terribile errore e morire, insieme a tutti gli altri invitati della mascherata.

Qui il racconto di Poe terminava con “E il Buio, il Disfacimento e la Morte Rossa dominarono indisturbati su tutto”; invece, sempre per l’elemento religioso, la pellicola di Corman finisce con pochi innocenti risparmiati dalla Morte Rossa, come a mettere in evidenza la morale portata avanti durante tutto il film.

Ovviamente, in questo modo, viene modificata buona parte della straordinaria atmosfera del racconto per privilegiare alcuni significati in esso originariamente assenti. Decidere se questa scelta rende il lavoro di Corman migliore o peggiore è lasciato tutto allo spettatore.

  • Titolo originale: The masque of the Red Death
  • Gb, 1964 – 89′
  • Regia: Roger Corman
  • Sceneggiatura: Charles Beaumont, R. Wright Campbell
  • Cast: Vincent Price, Hazel Court, Jane Asher

Recensione inserita per concessione del sito Pellicola Scaduta.

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