La cassa oblunga – Recensione

Anche se non può proprio essere considerato come un racconto dell’orrore, è tuttavia una storia macabra, che non manca di mostrare elementi drammatici. L’orrore in Poe non è mai fine a se stesso, ma proviene sempre da un dramma, prodotto da una perdita o da una condizione emotiva.

La cassa oblunga nasconde un segreto, e su quel segreto Poe costruisce una storia. Un oggetto insolito che crea curiosità, da cui si dipanano i ragionamenti del narratore. Ma il segreto resta custodito fino alla fine, quando rivela tutta l’entità del dramma a cui se ne aggiunge un secondo.

Anche in questo caso ogni dettaglio della vicenda è ben studiato a priori. La follia di Wyatt non è di natura mentale, ma semplicemente umana. È la struggente reazione al dramma che sta vivendo, con cui ha iniziato e con cui terminerà quel viaggio in nave.

Poe ha dipinto ancora una volta la natura dell’uomo, con le sue debolezze e i suoi limiti. Ha saputo guardare nell’abisso del cuore umano, dove ogni dolore lacera la ragione dalle sue oscure profondità.

  • Titolo originale: The Oblong Box
  • Prima pubblicazione: settembre 1844 sul Godey’s Lady’s Book

La cassa oblunga come storia probabile

Non contiene alcun elemento fantastico né proprio di storie di horror puro. La cassa oblunga è un dramma e come tale va letto. È un racconto umano, che parla del dolore di un uomo e di quella che resta come unica soluzione per poterlo placare.

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