Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – #3

La paura dell’ignoto dall’abisso dell’anima al caos cosmico

a cura di Sandro D. Fossemò

“La vita e i sogni sono fogli di uno
stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare.”

Arthur Schopenhauer

Materialismo

Cosa ben diversa è la cosmogonia di Lovecraft che, ispirandosi in parte a Schophenauer1 (1788-1860), considera il mondo come un sogno privo di una guida divina ma solo in balia di forze cieche e irrazionali pronte a scatenare un universo impazzito e imperturbabile che non è per sua natura contro l’uomo ma ignaro all’uomo. Lovecraft approfondisce la sua filosofia-cosmica perché parte inizialmente da Schophenauer e Nietzsche (1844-1900), per poi distanziarsene con il tempo a causa di un concreto materialismo scientifico2 rivolto a un imperscrutabile cosmo dal volto misterioso, inflessibile, onirico, multiforme, variopinto e, allo stesso tempo, indifferente quanto caotico; (tanto da ricordare, all’incirca, il materialismo-meccanicista di Epicuro) dove l’universo viene interpretato in base ad una combinazione automatica e mischiata degli atomi secondo un sistema meccanicistico non casuale3 ma deterministico e causale che esclude totalmente qualsiasi ingerenza divina. “Non c’è nulla da obbiettare all’affermazione secondo cui le inclinazioni dell’uomo dipendono dalla disposizione materiale di particelle che operano automaticamente, senza l’intervento di una coscienza esterna. Una simile affermazione non implica in alcun modo l’azione del caso (giacché in un cosmo fatto di parti che interagiscono fra loro tutto è legge e niente è caso) […] Il cosmo è, ed è sempre stato, un illimitato campo di forze costituite da elettroni che si combinano e si disperdono alternativamente. Tutto questo avviene secondo modalità fisse, nessuna delle quali ha bisogno di essere spiegata alla luce di un ipotetico mondo “spirituale” diverso da quello alle cui leggi obbedisce. […] Tutto ciò che esiste o avviene, esiste o avviene perché l’equilibrio delle forze cosmiche lo rende inevitabile”.4 Nonostante, Lovecraft dichiari apertamente una fede totalmente materialista, la sua gnoseologia riguardo all’universo non si riduce in un solo ed effimero contatto materiale dei sensi umani con gli oggetti esterni ma vi è qualcosa di molto più profondo ed oscuro nel cosmo che sfugge ai comuni mezzi cognitivi dell’uomo. Si ragioni, come paradigma, sul racconto “La chiave d’argento” (The Silver Key) in cui si descrive la possibilità che ha il predisposto sognatore dissociato, Randolph Carter, di entrare, in un modo non più limitato come prima, nella sfera dei sogni grazie all’aiuto di una particolare chiave; dove è finalmente possibile superare il “velo di maya”5 per accedere, senza fare astrazioni metafisiche, proprio fisicamente alla vera realtà di universo cieco e sconosciuto, fatto di immensi labirinti spazio-temporali, immersi in un intreccio infinitamente ripetibile. E’ importante chiarire che non si tratta di un’esperienza soprannaturale di Carter ma, al contrario, quel mondo spazio-temporale viene descritto come un fatto scientifico dell’universo: è una risposta materialista-meccanicista alla metafisica del caos. Il mondo dei sogni, per Lovecraft, non è l’universo “magico” o “mistico” di qualche infatuato romantico, ma è proprio una possibile rivelazione del cosmo che permette all’uomo d’imbarcarsi in esperienze oltremondane.

La mia esperienza non mi consente di dubitare che l’uomo, una volta abbandonata la coscienza terrena, si trasferisca in una dimensione incorporea e profondamente diversa da quella che conosciamo; una dimensione di cui, una volta svegli, rimangono solo vaghissimi ricordi.6

Questi esempi fondati nella rivelazione onirica di un universo caratteristicamente insolito, stanno a dimostrare che l’uomo è sottoposto ad una dimensione, spesso impercettibile, in grado di travolgerlo come e quando vuole.

Note

  1. Bisogna tenere presente, però, che Schopenhauer rimane a sua volta influenzato dal pensiero scellinghiano inerente proprio a quella “volontà irrazionale” compenetrata in parte nell’arte poesca. Di conseguenza, possiamo affermare che il pensiero del secondo Schelling si pone alla radice di quel terrore cosmico che troverà in Poe e in Lovecraft una base comune con sviluppi diametralmente diversi. Va anche chiarito che anche se Poe ha ideato, a volte, un terrore cosmico in senso idealistico ha finito, comunque, per influenzare marginalmente l’immaginazione di Lovecraft.
  2. Tit. orig.: “H. P. Lovecraft: The Mythos of Scientific Materialism”. Copyright © 1993 by Strange Magazine. Tr. di Pietro Guarriello. Traduzione pubblicata in H. P. LOVECRAFT SCULPTUS IN TENEBRIS, a cura di Michele Tetro, Nuova Metropolis Edizioni, Novara, 2001, pp 25-30. Esamina l’importante articolo sul materialismo scientifico.
  3. Per Epicuro, invece, la spostamento degli atomi è casuale.
  4. Lettera di Lovecraft alla signorina Elizabeth Toldridge in H.P. Lovecraft. Lettere dall’altrove. Epistolario 1915 – 1937, a cura di Giuseppe Lippi, Oscar Mondadori, Milano, 1993, pag. 150-151
  5. Per Schopenhauer la condizione umana non è in grado di poter osservare il mondo nella sua reale complessità perchè gli organi della percezione dell’uomo sono offuscati e ingannati da un velo di maya. L’uomo può solo interpretare la realtà attraverso una propria rappresentazione, puramente umana. Solo oltrepassando il velo di maya è possibile accedere ad una realtà non più rappresentata ma vera.
  6. Oltre il muro del sonno in HP Lovecraft. Tutti i racconti. 1897-1922, a cura di Giuseppe Lippi, Mondatori, Milano, 1989, pag. 30.

Leggi la prima parte.

Leggi la seconda parte.

Il saggio completo di Sandro D. Fossemò è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.

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