Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – #2

La paura dell’ignoto dall’abisso dell’anima al caos cosmico

a cura di Sandro D. Fossemò

“La vita e i sogni sono fogli di uno
stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare.”

Arthur Schopenhauer

Idealismo

I noti scrittori americani sono due grandi maestri dell’ “incubo” con formazioni culturali completamente diverse se non addirittura opposte ma, nonostante la loro evidente diversità , entrambi hanno, a volte, in comune, una espressione orrorifica simile. La loro affinità consiste anche nel condividere la “vita come sogno” ma attenzione a non fare confusione: non si tratta della stessa interpretazione onirica del mondo perché il pensiero di Poe, a differenza di quello di Lovecraft, eredita in parte lo sviluppo filosofico all’interno del panorama culturale dell’idealismo romantico tedesco, risalente al primo ottocento; il quale è orientato a credere nell’esistenza di un rapporto armonioso tra il finito e l’infinito che si traduce in un legame indissolubile tra l’uomo e Dio. L’idealista Schleiermacher (1768-1822) afferma che il “mondo non è senza Dio, Dio non è senza il mondo“. Un pensiero in totale sintonia con la cosmogonia teocentrica di “Eureka“ quando Poe sostiene che tutto è stato creato “dalla Volontà di Dio”1. Ovviamente, affermare che tutte le cose sono volute da Dio non vuole assolutamente dire che “tutto è Dio” ma diversamente potrebbe voler significare che tutte le “cose sono monitorate da Dio”. Racconti come “Colloquio di Monos e Una” (The Colloquy of Monos and Una) e “Rivelazione Mesmerica” (Mesmeric Revelation) testimoniano visibilmente l’immagine spirituale di Poe.

Nell’idealismo romantico, la concezione dell’universo è totalmente trascendente perché non avviene nulla che sfugge all’onniscienza di Dio e niente che possa oltrepassare l’onnipotenza divina. Nel cosmo, il più microscopico organismo è strutturalmente incatenato alle macroscopiche dimensioni della materia con un’infinita rete di legami che non sfuggono, neanche in minima parte, alla volontà di Dio.

L’orizzonte di un’arte unitaria che superi il dualismo tra il finito e l’infinito è il nuovo mito metafisico dell’estetica romantica tedesca. Il fantastico di Poe assume una struttura metafisica di base perché si lega anche a tali fondamenti. La metafisica viene ad essere quella sfera sconosciuta in cui si espande spesso l’orrore. La paura prende piede in una dimensione allucinata in cui l’universo materiale e fisico si fonde magicamente con quello immateriale e metafisico del sogno.”Se la materia altro non è che l’ultimo gradino di uno spirito che discende dall’alto, per assurgere di nuovo ai suoi lidi originali, allora, in una prospettiva come la nostra, possiamo certamente parlare di “orrore metafisico” dovuto alla precisa incidenza del mondo dello spirito sulla materia, in cui una sorta di trasfigurazione della realtà , che è il perno indissolubile di ogni concezione metafisica.”1 Il concetto di una metafisica dello spirito che diviene un tutt’uno con la fisica della Natura permette allo scrittore di suscitare un’ armonia di effetti fantastici profondamente legati all’orrore metafisico.

Per comprendere a fondo il mistero che lega l’arte poesca all’orrore, secondo me, bisogna prendere parzialmente in esame l’ultimo Schelling3 (1775-1854) che interpreta in Dio una “volontà irrazionale” dettata da un principio negativo, cieco e oscuro, in perenne contrasto con uno positivo e razionale.4

Note

  1. cfr. E.A. POE, “Eureka“,Tascabili Economici Newton,1996,Roma,pag. 95
  2. Giorgio Ghidetti, “Poe,l’eresia di un americano maledetto“, Arnaud Editore,Firenze,1989,pag. 104
  3. Dio non è solamente Spirito ma si compenetra anche con la Natura.
  4. L’esistenza di Dio si manifesta con la vittoria del positivo sul negativo.

Leggi la prima parte.

Il saggio completo di Sandro D. Fossemò è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.

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