Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – #5

La paura dell’ignoto dall’abisso dell’anima al caos cosmico

a cura di Sandro D. Fossemò

“La vita e i sogni sono fogli di uno
stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare.”

Arthur Schopenhauer

Al di là del bene e del male

Lovecraft condivide con il filosofo tedesco non solo l’anticristianesimo pagano ma anche la vuota inclinazione che ha l’uomo verso l’esistenza umana, priva di una qualsiasi “verità “, perché costretta ad una incessante ed inevitabile lotta per la sopravvivenza, la quale si pone oltre i limiti morali di bene o di male in quanto noi non possiamo “discendere o salire ad alcun’altra “realtà “, salvo appunto quella dei nostri istinti”.1 Il dogma del Cristianesimo viene ridotto ad essere visto solo come un ingenuo punto di vista dovuto all’inconsapevolezza degli uomini o un’impostura religiosa. “L’obiezione generale mossa al cristianesimo è che esso ha soffocato la libera espressione artistica, calpestato benefici istinti e creato falsi e ingiusti modelli. Sulla base di questa convinzione, un mio amico, il signor Samuel Loveman, ha scritto una magnifica Ode a Satana.[…] La nozione di Dio è la logica conseguenza dell’ignoranza, perché la mentalità primitiva non concepisce alcuna azione che non sia il risultato di un atto di volontà di un determinato individuo.”2 In poche parole, per lo scrittore, non esiste e non è mai esistita nessuna “retta via” ma più propriamente siamo e saremo sempre vittima di un profondo ed intangibile dissidio cosmico, universalmente imparziale per tutti. “Ma non possiamo far predizione né determinare il futuro, perché non siamo nient’altro che creature condannate a un destino cieco.”3 E’ ovvio, quindi, che un siffatto sistema non può assolutamente coabitare con degli “esseri umani” ma più naturalmente con delle “bestie” la cui natura selvaggia e stolta vi convive in perfetta armonia e simbiosi. Ma Lovecraft, forse, sta parlando degli uomini? La sua arte macabra nasconde una drammatica denuncia all’infernale condizione umana resa difficile nella dura e brutale lotta per la sopravvivenza contro i suoi simili?

Lovecraft, come Nietzsche, non commette, nella sua narrativa, l’ “errore metafisico” di dover dimostrare l’assenza o la presenza di Dio nell’umanità : Dio, semplicemente, non esiste e non c’è bisogno né di incontrarlo e né di evitarlo. Ed ecco che l’universo lovecraftiano è solo un’eterna furia cosmica dove imperversa un’arena impassibile di creature abominevoli in lotta tra loro, in una violenza brutale. “Ogni forma di vita è sforzo e lotta – di per sé una confutazione [dell’esistenza] di Dio – e in simile conflitto un organismo combatte sia i propri simili che l’ambiente che lo circonda.”4 Per tali belve, non esiste alcun disegno divino, nessun vuoto ontologico, ma solo attività istintiva e volontà necessaria che si traduce in una aggressiva guerra di dominio, estranea al pur minimo concetto morale di buono o malvagio5 perché agisce per la sola conservazione e vittoria della specie più forte su quella più debole. Si pensi, ad esempio, al romanzo breve “Le montagne della follia” (At the Mountains of Madness) in cui i “Grandi Antichi” vengono sconfitti dagli spietati “Shoggoth”. In Natura, non conta se un’azione è “buona” o “cattiva”, l’importante è salvaguardare l’esistenza e la sovranità delle specie vincitrice. La lotta e la morte rappresentano, per Lovecraft, una condizione del tutto ovvia e naturale.

Tutti i soggetti terreni o cosmici, siano essi cose, piante, uomini o bestie immonde, sono ridotti in oggetti anche se, inspiegabilmente, il mondo è una terribile illusione onirica.6 Per tale motivo, Lovecraft non cura sempre in modo approfondito la psicologia dei suoi personaggi: finirebbe per far cadere in contraddizione e di deformare la sua visione cosmocentrica in cui gli uomini non contano nulla di più delle formiche.7 Allo scrittore, non interessa molto indagare psicologicamente nella componente umana perché il terrore cosmico, a cui è soggetto l’uomo, non è umano ma supernaturale.

  1. Nietzsche, “Al di là del bene o del male“, af. 36, Edizioni Adelphi
  2. H.P. Lovecraft “Teoria dell’orrore. Tutti gli scritti critici.“, a cura di G. de Turris, Castelvecchi, Roma, 2001, pag.74-76
  3. Idem, pag.78
  4. Idem, pag.71
  5. Se l’uomo è solo in preda ai violenti travolgimenti di un universo impazzito, figuriamo se Lovecraft poteva dimensionare la vita umana nell’ottica di concetti morali come il “bene” o il “male”.
  6. Lovecraft non può essere considerato un freddo e arido materialista in un senso totalmente pianificato e asettico perchè interpreta la vita come un sogno. Di conseguenza e,paradossalmente, nel materialismo lovecraftiano traspare una “riflessiva vena poetica“ fino a renderlo ambiguo e difficilmente interpretabile nel suo essere materialista e meccanicista allo stesso tempo.
  7. L’ingenua critica, invece, ha pregiudicato questa caratteristica come una lacuna dello scrittore.

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Il saggio completo di Sandro D. Fossemò è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.

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