Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – #4

La paura dell’ignoto dall’abisso dell’anima al caos cosmico

a cura di Sandro D. Fossemò

“La vita e i sogni sono fogli di uno
stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare.”

Arthur Schopenhauer

Il realismo fantastico

Nella difficile esegesi relativa all’immaginario lovecraftiano non v’è l’esigenza di dover dare spiegazioni scientificamente dimostrate a tutto ciò che accade perché ciò minerebbe la naturale inclinazione immaginosa della letteratura fantastica ma, invece, si cerca di far leva sull’impossibilità umana, nonostante vi siano i mezzi e le conoscenze scientifiche, di dominare una Natura talmente meccanicistica e caotica da diventare pericolosamente imprevedibile fino a generare orrore cosmico. “Per tutta risposta, mi limiterei a dire che nessuno dei miei racconti aspira a precisione scientifica o a dichiarata universalità , essendo ciascuno di essi, più che altro, una mera trascrizione d’un singolo stato d’animo o di un’idea con relative ramificazioni fantastiche”.1 Anche se Lovecraft tenta sempre, comunque, di rendere credibile il fantastico, ovvero di pervadere l’aspetto scientifico con quello ultraterreno in modo da far diventare più coinvolgente e suggestivo il racconto. Difatti, la paura umana viene alimentata proprio dal fatto che l’avvenimento mostruoso potrebbe anche accadere se si verificano certe combinazioni scientificamente probabili, i cui esiti sono a noi incogniti.

Se per Schopenhauer l’uomo è almeno un “animale metafisico” che si domanda in continuazione il senso dell’esistenza, per Lovecraft invece l’uomo è un misero “animale intrappolato” e abbandonato solo a se stesso nella sperduta giungla dell’universo, senza la Provvidenza perché la vita viene inesorabilmente aggredita da sconosciuti travolgimenti cosmici, infestati da tenebrose creature mostruose, senza che la vittima abbia almeno la speranza di salvezza in una vita ultraterrena. L’unica possibilità di salvarsi è legata solo alle esclusive capacità e alle forze dell’aggredito.

Eterno Ritorno

In un tale universo accecato e privo di una meta, dove l’esistenza è in preda a un gioco crudelmente incontrollato e ripetitivo che non distingue la vita dalla morte o la giustizia all’ingiustizia, la concezione dell’ “eterno ritorno” di Nietzsche diventa forse leggermente conforme all’espressione dell’indifferentismo di Lovecraft. “In ogni caso, il massimo che possiamo concepire è la nozione di ciclo- un ciclo o un infinito riassetto [dell’universo] ammesso che tale dottrina sia sostenibile. Nietzsche pensava a questo quando parlava di ewigen Wiederkunft.2 Nell’eternità assoluta non esiste néun punto d’inizio néuna meta.”3 Quando il filosofo tedesco scrive ne “La Gaia Scienza” che cosa “accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: Questa vita, come tu ora la vivi e l’ hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni cosa indicibilmente piccola e grande della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione e così pure questo ragno e questo lume di luna tra gli alberi e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!4 (mio il corsivo ) sembra evocare nettamente un brano di un racconto di Lovecraft sulla tragedia esistenziale dell’uomo travolto dalla spirale infinita del caotico e ripetitivo terrore cosmico: in preda all’eterno ritorno di belve orrende e diaboliche dalle fattezze demoniache5 , totalmente estranee al pur minimo concetto di pietà o pentimento. Tipo il grottesco “I topi nel muro- (The Rats in the Walls) nel quale il personaggio viene costantemente e psicologicamente torturato dall’eterno ripetersi di un ossessivo e “insidioso trepestio”6 di topi che si annidano nella mura e scorrazzano tra neri cunicoli “colmi di ossa morsicate, fracassate e crani aperti!”7 Un esempio evidente di eterno ritorno viene narrato nel raccapricciante racconto “La morte alata” (Winged Death), in cui la terribile mosca dalle ali azzurre rincasa in continuazione nella stanza del medico per vendicarsi di un diabolico omicidio.

L’umanità è esclusivamente una spirale cieca in cui, costantemente, s’inabissano ed emergono antiche e nuove civiltà , senza che possa esistere mai per nessuno una possibile egemonia eterna, in grado d’imporsi all’infinito con i suoi sistemi e con i suoi valori. Lovecraft, nel famoso racconto “Il richiamo di Cthulhu” (The Call of Cthulhu), ne dà un esempio mitico e scrive: “Ciò che è risorto può sprofondare, ciò che è sommerso può riemergere.”8 Niente può fuggire all’obbrobrioso e inatteso divenire della materia cosmica dove solo l’eterno ritorno del caos è l’esclusivo regnante, pienamente sovrano degli abissi, senza né base e né fine. Per comprendere l’abissale incubo lovecraftiano dobbiamo immaginare un universo impazzito che “gira senza meta dal nulla verso l’esistenza e dall’esistenza verso il nulla”,9 totalmente estraneo e ignaro ai desideri e alle necessità della nostra vita. L’eterno ritorno del caos impone l’egemonia dell’orrore cosmico sulla vita planetaria e ne provoca il conseguente nichilismo.

L’eterno ritorno è una manifestazione universale e naturale del “Nulla“. Per Nietzsche, l’uomo può superare tale situazione nichilista se reagisce in una volontaria e attiva accettazione dell’eterno ritorno10 con la conseguente liberazione della volontà di potenza immersa nell’energia creativa e nella gioia dello spirito dionisiaco. Lovecraft, al contrario, non oltrepassa il nichilismo perché interpreta con orrore l’eterno ritorno e finisce così nell’evolvere la condizione umana, nella migliore delle ipotesi, all’interno di un’onirica dimensione materialista ma non pianificata: egli vede, nel rifugio nel sogno e nelle visioni, la possibilità umana di dar vita alle “più grandi creazioni dell’uomo”11 dove è possibile “conquistare un po’ della gloria e della felicità a cui aspiriamo”12 senza fare la fine d’ “inutili marionette”13 travolte e distrutte dalle onde furiose dell’oceano cosmico. Possiamo sostenere che Nietzsche e Lovecraft sono radicalmente contrari riguardo al rapporto psicologico esistente tra l’uomo e l’eterno ritorno: per il filosofo è godimento vitale, per lo scrittore è un atroce tormento.

Concetti tipicamente Nietzscheani come, per esempio, l’ “amor fati” o il “superomismo”,14 rappresentano una “fatica inutile” per l’ottica legata al materialismo-cosmocentrico dello scrittore dove , difatti, questi miti sono totalmente estranei all’agire tragico del sognatore e solitario eroe lovecraftiano; occupato, oltre a non cadere in preda alla follia, a comprendere la vera natura della realtà cercando di salvare la propria esistenza, contro quelle sgradevoli creature dell’umanità che, a volte, addirittura, fanno parte dello stesso patrimonio genetico dell’eroico protagonista. Si consideri, come dimostrazione, il personaggio di “La maschera di Innsmouth” (The Shadow over Innsmouth) il quale scopre, meravigliato, di non essere una creatura diversa da quegli orribili mostri che lo hanno assediato, quasi a rivelare che non v’è differenza alcuna tra gli uomini e le belve.

Note

  1. H.P. Lovecraft “Teoria dell’orrore. Tutti gli scritti critici.“, op. cit., pag.65
  2. “Eterno Ritorno” in tedesco.
  3. Ibidem, pag.55
  4. Nietzsche, “La Gaia Scienza“, af. 341, intitolato “Il peso più grande”.
  5. Le creature lovecraftiane ricordano vagamente i demoni dell’inferno ma non bisogna fare confusione perchè Lovecraft si riferisce ai miti pagani anche se la demonologia cristiana ha ereditato, a sua volta, l’influenza della mitologia pagana. Possiamo prendere, per esempio, la fisionomia caprina del dio Pan destinato ad assomigliare fisicamente al diavolo.
  6. I topi nel muro” in “HP Lovecraft. Tutti i racconti.1923-192”, a cura di Giuseppe Lippi, Mondatori, Milano, 1990, pag. 23
  7. Idem
  8. Il richiamo di Cthulhu” in H.P. Lovecraft, “Il meglio dei racconti di Lovecraft”, a cura di Giuseppe Lippi, Oscar Mondadori, Milano, 1997, pag.88
  9. Idem,pag.106
  10. cfr. Karl Lowith, “Nietzsche e l’eterno ritorno“, Editori Laterza, 2003, Bari, pag. 57-60
  11. L’oceano di notte” in “HP Lovecraft. Tutti i racconti. 1931-193”, a cura di Giuseppe Lippi, Mondatori, Milano, 1992, pag. 680. Racconto scritto con la collaborazione di Robert H. Barlow
  12. Idem
  13. cfr. Gianfranco de Turris & Sebastiano Fusco, “L’ultimo demiurgo e altri saggi lovecraftiani”, Solfanelli, Chieti, 1989, pag. 153
  14. E’ soprattutto nel concetto del “superuomo” che avviene la totale divergenza tra Lovecraft e Nietzsche

Leggi la prima parte.

Leggi la seconda parte.

Leggi la terza parte.

Il saggio completo di Sandro D. Fossemò è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.

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