Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – #8

La paura dell’ignoto dall’abisso dell’anima al caos cosmico

a cura di Sandro D. Fossemò

“La vita e i sogni sono fogli di uno
stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere,
sfogliarli a caso è sognare.”

Arthur Schopenhauer

I miti di Cthulhu

E’ proprio quel perverso legame psicologico, fatto di delirio fabulatorio e associazione del mito con un’ingenua teofania, a spingere Lovecraft verso la geniale e originale creazione dei “miti di Cthulhu”; i quali sembrano essere congeneri al dio del caos Seth, della mitologia egiziana. La predisposizione della mitologia pagana a concordarsi con le teorie cosmologiche inducono, molto probabilmente, Lovecraft verso la creazione di un pantheon ispirato alla sua cosmogonia. Difatti, tali divinità simboleggiano la struttura caotica della realtà cosmica. Nella terribile dimensione del caos, lo scrittore descrive pittoricamente, con grande immaginazione, l’incubo proveniente da dimensione sconosciute in cui la “luce” è solo un inganno per la nostra percezione del mondo perché è nelle “tenebre“ dell’ignoto che risiede il vero volto dell’umanità ; in cui Lovecraft diventa una sorte di “sacerdote nero”1di un pantheon cosmico immanentistico, dove la visione del reale senza nessun mascheramento provoca uno spaventoso delirio psicologico. Nel famoso racconto “Dagon“ possiamo analizzare, con righe memorabili, questa manifestazione mitologica e tenebrosa.

Era così terribile che la luna, ancora relativamente bassa nel cielo, non riusciva a illuminare il fondo. Mi parve di essere sull’orlo del mondo e di guardare oltre il bordo, in un abisso incommesurabile di notte e caos..[…] Poi guardai il baratro in cui la luce non era mai entrata.[…] L’essere affiorò dall’acqua nera con un solo risucchio: vasto, ciclopico e disgustoso sfrecciò verso l’obelisco come un meraviglioso mostro d’incubo, poi abbracciò la stele con le enormi braccia scagliose e piegò la testa, emettendo una serie di suoni misurati. Credo di essere impazzito allora.2

Quando viviamo simili situazioni di panico, finiamo per creare, inconsapevolmente, delle mitologie che, in linea massima, rappresentano le vicende umane. Quindi prendendo in esempio quanto ci ricorda la psicoanalisi, noi attraverso i miti non facciamo altro che dare un “volto” a noi stessi mediante la “maschera” del mito che, inconsciamente, esprime il nostro reale modo di essere e di vivere. L’insopportabile situazione indifesa e smarrita verso l’inconoscibile e l’rriconoscibile, che diviene terribilmente inafferrabile tanto da provocare un terribile delirio psichico, richiama, in un certo senso, il racconto “L’abitatore del buio” (The Haunter of the Dark) quando compare a Robert Blake il dio stupido e cieco Azathoth che vive al centro dell’universo in modo insensato e disinteressato, fino a esprimere proprio l’apatico universo di Lovecraft.

Davanti ai suoi occhi danzava un caleidoscopio d’mmagini fantasmagoriche, che, ad intervalli dissolvevano nella visione di un immenso, insondabile abisso notturno ove vorticavano soli e mondi ancora più neri. E allora pensò alle antiche leggende del Caos Primigenio, al cui centro brancica goffamente, cieco e idiota, il dio Azathoth, Signore di Tutte le Cose, circondato dalla sua inetta schiera di danzatori ottusi e amorfi e cullato dal sottile, monotono lamento d’un flauto demoniaco stretto da mani mostruose.3

E’ importante ricordare che tra Azathoth e il coinvolgimento di Robert Blake accade una specie di assimilazione: l’aspetto delirante del dio idiota viene, celermente, a compenetrarsi con lo stato d’animo del protagonista quasi a indicare l’assorbimento psicologico della fragile condizione umana dinanzi all’anonimo.
I miti di Cthulhu ti scaraventano di fronte all’indefinibile, ti sprofondano nell’ottenebrato sguardo dell’abisso, ti pervadono di una paura ancestrale che sfocia nel terrore cosmico con un eterno e irrisolvibile ritorno dell’evento pauroso. Essi ti collocano di fronte all’impenetrabilità dell’ignoto con un’assoluta assenza di contenuti semantici facilmente individuabili, fino al punto di rivelarti come il caos sia il solo ordine imperante che nessuno può comprendere. In questo diabolico sistema, i miti ti mostrano il vero volto della realtà cosmica, al prezzo di un angosciante stato psicologico vicino alla follia.

L’incubo di Prometeo

La paura sorge anche dall’inutilità esistenziale dell’uomo che, pur dotato di ragione e di notevoli mezzi tecnico-scientifici, si trova spesso solo di fronte all’immensità di uno sconosciuto e ostile universo caotico, infuriato da una forza cieca ed irrimediabile in cui aleggiano, per esempio, stormi di “magri notturni”, ovvero malefiche e anonime creature perché non hanno volto, di colore nero, silenziose, alate come pipistrelli e munite di pericolose code con aculei.
Contrariamente a quanto pensano in molti, il progresso conoscitivo della scienza non ha eliminato la paura dell’ignoto ma, al contrario, ha provocato nuove fobie dovute dalla scoperta di recenti enigmi cosmici con la possibile e terribile reazione tecnica ai danni dell’umanità dove il caos, non essendo più tecnologicamente controllato, finisce per fondersi con quella stessa arma tecnologica creata dall’uomo per difendersi. Si tenga presente, in merito, l’affascinante racconto “Dall’altrove” (From Beyond) in cui un esaltato scienziato riesce, a sue spese, mediante un congegno elettronico, ad aprire un varco in un’altra dimensione spazio-temporale, infestata da orrendi e aggressivi esseri alieni. Lovecraft, pertanto, descrive con il suo orrore anche il disagio psicologico provocato dalla convinzione dell’uomo contemporaneo di vivere in un mondo razionale e confortevole ottenuto grazie anche al dominio del progresso scientifico sulla Natura ma, in realtà , tale evoluzione tecnologica è realmente incapace di evitare lo sconcerto dell’uomo verso eventi naturali, ostili e sconosciuti che diventano imprevedibilmente violenti. Ne abbiamo un’esplicita dichiarazione in “Aria Fredda” (Cool Air) con il fallimento orribile di un dottore che ha tentato invano di riuscire a raggiungere l’mmortalità con il freddo, mediante l’ausilio di una inadeguata apparecchiatura refrigerante che finisce per guastarsi. Un altro esempio agghiacciante ci viene dato da “Herbert West, rianimatore” (Herbert West, Reanimator) dove viene descritta la perversa ambizione di far rivivere i morti da parte di un dottore in medicina, Herbert West, fin dai tempi di quando studia all’università . West riesce, tramite la scoperta di un particolare siero, a riattivare, con vari e fallimentari tentativi, la vita a dei cadaveri morti da poco ma con la tragica conseguenza che queste creature finiscono per voltargli contro fino ad ucciderlo. La terribile situazione provocata da zombi che si aggirano senza meta all’impazzata, richiama suggestive atmosfere di terrore cosmico.

Ammassi di carne spenta si erano galvanizzati sotto i nostri occhi per effetto del moto innaturale, cieco e morboso che le varie dosature del farmaco avevano scatenato in loro. Un rianimato aveva lanciato un urlo agghiacciante; un altro era risorto in preda a un attacco di follia omicida e ci aveva battuti fino a farci perdere i sensi , poi era fuggito e prima che lo chiudessero in manicomio aveva fatto una strage; un altro ancora, un mostro repellente dalla pelle nera, aveva scavato a mani nude la tomba non eccessivamente profonda in cui era seppellito e aveva compiuto un atto che non aveva lasciato a West altra scelta che scaricargli addosso una pistola. […] Era terribile pensare che uno, forse anche due di essi vivevano ancora: dovemmo sopportare quell’angosciosa consapevolezza per parecchio tempo, fino alla paurosa scomparsa di West.4

Quello che colpisce di più nel racconto è che, nonostante il dottore fallisca più volte, dando vita a situazioni molto drammatiche e pericolose, egli non si decide né a porre fine ai suoi esperimenti e né a riflettere su quello che sta facendo perché ciò che gli preme veramente è raggiungere il suo scopo con successo, senza alcuna pietosa mediazione.5 Tanto che il dott. West arriva perfino a uccidere a sangue freddo pur di ottenere della cavie umane adatte ai suoi scopi efferati.
Dalla esplicita denuncia contro il fallibile e cieco determinismo della scienza e della tecnica, possiamo dedurre, senza alcun indugio, che lo scrittore si pone come un razionalista scientifico riluttante allo scientismo positivistico.6 Gli orribili cadaveri che tornano in vita in modo delirante possono essere visti come una metafora che rappresenta l’atroce conseguenza di una scienza non umanistica ma prettamente funzionale.

Note

  1. Intendo dire un mediatore dell’oscurità del”universo senza, ovviamente, nessun riferimento metafisico o mistico.
  2. Dagon” in H.P. Lovecraft, “Il meglio dei racconti di Lovecraft”, op.cit., pag.5-7
  3. Idem, pag.403
  4. Herbert West, rianimatore” in “HP Lovecraft. Tutti i racconti.1897-1922” ,op.cit., pag. 259-260
  5. Si pensi alla critica contro la “ragione strumentale”, giustamente accusata dai membri della Scuola di Francoforte di badare solo “al fine”, senza tenere conto dei risvolti sociali.
  6. Lovecraft, da convinto materialista scientifico, non sembra voler mettersi completamente contro il positivismo ma ne critica la degenerazione nello scientismo.

Leggi la prima parte.

Leggi la seconda parte.

Leggi la terza parte.

Leggi la quarta parte.

Leggi la quinta parte.

Leggi la sesta parte.

Leggi la settima parte.

Il saggio completo di Sandro D. Fossemò è scaricabile in formato pdf a questo indirizzo.

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