Il ritratto ovale – Commento

Ho un’idea che mi frulla nella mente, quando penso a questo racconto di Poe. L’ho riletto nell’interessante traduzione proposta da Pluto e ho gustato la precedente recensione di Ludus in www.edgarallanpoe.it, che lo ha esaminato anche commentandone l’interessante tecnica narrativa.

Ma perché la mia mente insiste nel rapportare “Il ritratto ovale” al “Ritratto di Dorian Gray”? Vale soprattutto il viceversa, considerato che l’opera di Wilde è cronologicamente posteriore.

Riassumo i termini della questione, che forse qualcun altro avrà già trattato.

  • Datazione: il racconto di Poe è edito nel 1842, il romanzo di Wilde è stato pubblicato nel luglio del 1890.
  • Ambientazione: “Il ritratto ovale” si trova custodito in un misterioso castello sull’Appennino. Dorian Gray agisce a Londra.

Il tema: entrambe le storie, a parer mio, trattano della relazione inversa tra una vita e un ritratto e, in altri termini, affrontano in modo originale il complicato rapporto tra vita reale e arte. Nel racconto di Poe il ritratto del soggetto rappresentato è vitale e attraente, perché ha risucchiato la vita della modella: una moglie devota, che si è prestata al marito-pittore tanto innamorato dell’arte, quanto cieco nei confronti della malattia della consorte. Il ritratto di Dorian Grey assorbe i vizi, le scelleratezze e gli anni del soggetto reale, dedito al culto sfrenato della gioventù eterna e all’edonismo più spinto.

La sintesi finale: ne “Il ritratto ovale” la modella muore, il quadro mantiene la sua vitalità. In “Dorian Gray” il ritratto viene trafitto al cuore e riacquista la bellezza della gioventù, mentre il volto di Dorian avvizzisce in modo spaventoso…

Concludo il mio raffronto a suon di aforismi.

Poe

“Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno nel sogno”.

Wilde

“La vita imita l’arte molte più di quanto l’arte non imiti la vita”. E ancora: “Ogni ritratto dipinto con passione è il ritratto dell’artista e non del modello”. Sembra quasi riferirsi all’artista che ha dipinto “Il ritratto ovale”!

Disputa (del tutto immaginaria in quanto da me costruita) davvero interessante, che si è protratta nel tempo. Penso anche a una tappa successiva e quindi introduco un terzo interlocutore in questo dibattito. Penso a Andy Warhol, che ha detto: “Un artista è una persona che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno, ma che lui – per qualche ragione- pensa sia una buona idea darle”. Aggiungendo, a proposito della sua corrente artistica: “La pop art è un modo di amare le cose”.

A questo punto mi viene un dubbio. Che sia, quello dell’artista, un modo a volte sbagliato di amare il mondo? Mi son dato una risposta, che è un’altra domanda: ma esiste un modo giusto per amare?

2 commentiOn Il ritratto ovale – Commento

  • A parer mio,ogni cosa è soggettiva dal momento in cui ci esprimiamo su di essa…Meditiamo,gente(e vi consiglio Pirandello a riguardo)!

  • Epicureismo e decadentismo sembrano aver influenzato allo stesso modo questi due autori tra di loro contemporanei: stile perfetto ed esaltazione dell’edonismo, più che vaga esaltazione dei sensi, ne danno la prova.
    Certo, un artista (ma anche un semplice dilettante o addirittura amatore) conosce bene il senso di spaesamento che lo porta alla difficoltà di non saper più discernere l’Arte dalla realtà. Qui l’Arte è intesa in senso più ampio, come universale, e questo si può ben capire rileggendo la Prefazione dello stesso Ritratto di Dorian Gray, nella quale Wilde ci pone davanti al suo chiaro, razionale pensiero riguardo ciò che dovrebbe essere convenzionalmente frutto dei sensi e per i sensi. L’artista, per essere considerato tale, deve spogliarsi della sua personalità e delle sue influenze individuali: deve essere un freddo tramite tra l’uomo e l’ideale, non più uomo e non ancora ideale stesso.
    Dorian Gray era diventato ideale e ne era consapevole; la bella fanciulla sposa all’artista anche, ma suo malgrado.
    Quello di un artista è un modo sbagliato di amare il mondo? Un modo distorto e lontano? Eppure Wilde, tramite l’epicureo Lord Wotton, seppur scagliandosi contro la scrittura impressionista definendola volgare, continua la sua quasi spietata adorazione dell’edonismo.
    Mi viene in mente Blake:
    « Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all’uomo come realmente è, infinita. »
    Come disse qualcuno, l’artista deve voler essere una di quelle porte.

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