Il ritratto ovale – Recensione

Questo racconto è uno dei più conosciuti di Poe. Brevissimo, racchiude in sé un dramma enorme. Non una storia dell’orrore, non dell’orrore di cui abbiamo letto. Ma una storia drammatica.

Non solo. Una storia nella storia. Quella di un uomo, ferito da alcuni banditi, come si legge nella parte di testo che Poe eliminò in seguito, e quella del quadro, il ritratto ovale trovato nella casa abbandonata.

La vicenda si svolge in una selvaggia regione degli Appennini. Ma la vera storia è quella della donna ritratta nel quadro. E Poe utilizza l’uomo e il suo servo come un’introduzione a questa storia, a questo dramma.

Perché, dunque, non narrare subito della donna e della sua fine? Perché costruire una storia più recente per poter poi arrivare a quella del ritratto?

Poe segue una sorta di percorso che, a ritroso, ci porta indietro nel tempo, al fatto che accadde e che rischiava di restare sconosciuto. Un uomo che entra in una casa abbandonata, un ritratto ovale appeso a una parete, un volumetto che spiega le opere artistiche della casa.

Due, dunque, i narratori nel racconto. L’uomo che osserva il quadro lascia il posto a chi ha scritto il volumetto, la storia dell’uomo, della sua fuga e del suo riparo nella casa lascia il posto alla storia della donna dipinta nel ritratto ovale.

  • Titolo originale: The Oval Portrait
  • Prima pubblicazione: aprile 1842 sul Graham’s Lady’s and Gentleman’s Magazine

Il ritratto ovale come storia probabile

E’ una storia drammatica, che contiene elementi reali e anche storici. La fuga dai banditi e la salvezza nella casa abbandonata sono narrati come fatti e fungono da introduzione alla vera storia.

La storia del ritratto è invece un’esaltazione dell’arte fino a annichilire la vita, anzi è l’arte stessa che si nutre della vita per restare eterna.

Risorse su Il ritratto ovale

Un commentoOn Il ritratto ovale – Recensione

Lascia un commento:

La tua email non sarà pubblicata.

Mobile Sliding Menu