Il crollo della Casa degli Usher – Recensione

Intenso e profondo racconto di Poe, Il crollo della Casa degli Usher ci mostra tutta l’abilità dello scrittore americano di descrivere l’animo dell’uomo, di sondarlo, di esplicitare le paure e i terrori umani.

C’è un crescendo di orrore, che nasce da una semplice visione dell’ambiente- la nebbia, gli alberi morti, la casa antica e spettrale, tutti elementi gotici che richiamano alla mente le paure più antiche e represse- per finire con un orrore reale, come se la follia, dapprima tenuta a freno, esplodesse d’improvviso fino a concludersi con la distruzione totale.

E la fama, cresciuta attorno a questo racconto, è più che meritata, perché è una storia che va oltre la letteratura, oltre il genere narrativo. Il protagonista, qui, non va ricercato fra i tre personaggi, bensì nella casa stessa, che diviene la regista di tutta la vicenda, la mano che agisce, la mente che decide.

Poe riesce a tessere un racconto spettrale affiancando a una dettagliata quanto lugubre descrizione delle scene un’altrettanto oscura e tenebrosa descrizione della condizione psichica e fisica di Roderick Usher, che non è solo l’ultimo discendente della sua Casa, ma diventa un tutt’uno con essa.

La narrazione in prima persona si vede necessaria per accentuare ancor più il clima di terrore che la casa- e la storia- deve ispirare. Il narratore anonimo, amico di Usher, si sostituisce a Poe, o forse è lo stesso Poe che entra in quella storia, che prende parte a essa, che vive quegli orrori e quelle paure, e quindi sa come raccontarle.

Il risultato è un racconto di una profonda malinconia, di abbandono e resa, di distruzione e morte, un racconto che è rimasto nella storia, perché ha saputo infondere inquietudine in chi l’ha letto.

  • Titolo originale: The Fall of the House of Usher
  • Prima pubblicazione: settembre 1839 sul Burton’s Gentleman’s Magazine

Il crollo della Casa degli Usher come storia probabile

Forse sono poche le storie dell’orrore che possono essere ricondotte al reale, ma in Poe non è certo difficile, né fuori dal comune. L’orrore che qui viene rivelato non fa parte del fantastico o del paranormale, ma è soltanto quello derivante da un lento ma inesorabile sgretolarsi di uno dei più saldi punti di riferimento dell’uomo: la casa, intesa come famiglia e struttura materiale in cui vivere.

E’, di certo, una storia che avrebbe potuto accadere e pensare che possa essere anche in parte autobiografica o premonitrice di eventi futuri non è del tutto fantasioso.

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