Fanny

(di E.A.Poe, traduzione di Enrico Brandoli)

Il cigno dei laghi del nord, morente,
il suo canto selvaggio, chiaro e ancor dolce, esibisce,
e come solenne la musica irrompe,
sul colle e alla valle e nell’aria svanisce,
sì la tua voce armoniosa mi giunse in sembiante,
sì, nella lingua tua, si fece il mio nome tremante.

Uno sprazzo di sole attraverso la nuvola nera,
che di mezzanotte il ciel vela solenne,
e che fora la fredda sera in sì mantel sì nero.
Così quel primo sguardo di quell’occhio mi pervenne;
ma come una roccia d’adamante stetti
e lo spirto mio nello scontro resistette.

Ed or la tua memoria quel ragazzo richiami,
colui che porse il cuor sopra il tuo altare.
Quando i suoi passi risuoneran lontani
ricorda che trascese al tuo incantare;
vittima fu, su altar d’amor trafitta
dagli occhi streganti che sdegno avean sì fitto.

Testo originale

Fanny

The dying swan by northern lakes
Sings its wild death song, sweet and clear,
And as the solemn music breaks
O’er hill and glen dissolves in air;
Thus musical thy soft voice came,
Thus trembled on thy tongue my name.

Like sunburst through the ebon cloud,
Which veils the solemn midnight sky,
Piercing cold evening’s sable shroud,
Thus came the first glance of that eye;
But like the adamantine rock,
My spirit met and braved the shock.

Let memory the boy recall
Who laid his heart upon thy shrine,
When far away his footsteps fall,
Think that he deem’d thy charms divine;
A victim on love’s altar slain,
By witching eyes which looked disdain.

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