Edgar Allan Poe: il mistero intorno a “The Mistery of Marie Rogêt”

Due anni fa, sul numero di febbraio della rivista letteraria TLS ( Times Literary Supplement, February 27, 2007, p.27) apparve un interessante articolo su Edgar Allan Poe scritto da Jon Barnes e intitolato “A Mistery Writer”. L’articolo riguarda il famoso racconto del raziocinio di Poe “Il Mistero di Marie Roget”, che trae origine da un fatto di cronaca nera che suscitò grande scalpore in quegli anni, l’omicidio della giovane e bella “sigaraia” newyorkese Mary Rogers. Di seguito riporto il testo dell’articolo in italiano che ho tradotto dall’inglese.

“Scrittore del mistero” di Jon Barnes.

Era una giornata canicolare di luglio del 1841 quando venne rinvenuto il corpo nel fiume Hudson. Lo videro per primi tre giovani che passeggiavano sull’argine del fiume, mentre galleggiava a volto in giù, gonfio, in stato avanzato di putrefazione. Una volta trascinato il cadavere sull’argine, gli uomini riuscirono a stento a sopprimere la loro nausea alla vista di quell’imputridimento che aveva già trasformato il volto della donna ( in quel momento videro che quella cosa era, o meglio era stata, una donna) in un’unica terribile chiazza nera. Curiosamente, quegli uomini la riconobbero. In effetti, sarebbero stati in pochi a New York a non riconoscerla. Da viva, il suo nome era Mary Rogers ed era famosa per il semplice fatto di essere famosa; la sua popolarità derivava dal suo lavoro dietro la cassa del negozio di sigari di John Anderson a Broadway, dove la sua bellezza attirava ammiratori da ogni parte della città. Dopo la morte, sarebbe diventata ancora più famosa perché vittima di uno dei più sensazionali delitti rimasti irrisolti del diciannovesimo secolo.

Nelle rivista della città apparivano spesso ritratti del suo bel volto e regolarmente venivano composte poesie in onore della sua bellezza. Ora, mentre il suo corpo giaceva e si decomponeva visibilmente, i tratti del suo viso si erano anneriti e imbruttiti; la sua figura si stava trasformando in cenere e fanghiglia. Nell’arco di un’ora arrivò il medico legale. Il suo verdetto: è stata strangolata due volte, la prima volta dalle mani rozze di un uomo, i quali segni sono ancora visibili sul collo della vittima, il secondo strangolamento invece è avvenuto con il suo stesso nastro di pizzo. Mary Rogers è stata anche violentata da uno o più uomini, nonostante questa informazione fosse stata rivelata dalla stampa con astruso eufemismo.

Attirati da questo sensazionale evento, i cittadini di New York inventarono numerose teorie, ciascuna delle quali più fantasiosa e raccapricciante dall’altra. E’ stata una banda di malviventi, uno straniero, un pazzo. Il sospettato più logico era il fidanzato di Mary, un saldatore di nome Daniel Payne il quale non riuscì ad assistere al funerale e morì, poco dopo, di overdose da laudanum, mormorando nelle sue ultime ore di essere stato “un uomo con grandi problemi”. E poi c’era Alfred Crommelin, un altro corteggiatore di Mary. La vittima aveva visitato il suo ufficio qualche giorno prima del suo omicidio per lasciare una rosa rossa attraverso la serratura della porta. Qualche segno? Un avvertimento? Una richiesta di aiuto? Anche la madre di Mary era implicata dopo che era stato riferito che aveva bruciato un fascio di lettere il giorno della morte di sua figlia. Alla fine venne arrestato un dandy quando si scoprì che stava tentando di sedurre un’altra innocente ragazza nella notte in questione. Esistevano moltissime teorie, ma per la polizia nessuna traccia reale tranne qualche intuizione e vago sospetto. Passarono dei mesi, alla torrida estate si sostituì l’inverno, le tracce si persero e il delitto di Mary Rogers diventò un caso archiviato.

Tuttavia, esisteva ancora un uomo convinto di avere la soluzione del caso, un ubriacone il cui straordinario talento sembrava dividersi tra prosa e autodistruzione. Tra il mantenimento di una moglie malata di tubercolosi senza speranze di sopravvivenza e il clamoroso fallimento nella lotta contro il demone dell’alcol, egli si guadagnava a stento da vivere con occasionali collaborazioni giornalistiche e veniva frequentemente ridotto a mendicare e a farsi prestare ciò che riusciva da un circolo di amici che, stanchi dalle sue continue richieste di denaro, si allontanavano sempre di più giorno dopo giorno. Il caso Rogers sembrò potesse essere la sua salvezza. Poe si diede il compito di risolverlo dalla sua scrivania, basandosi esclusivamente sui resoconti dei quotidiani. Decise di presentare le proprie conclusioni sotto forma di fiction, trasportando l’evento da New York a Parigi, e di offrire l’omicidio di Marie Roget come nuovo caso da risolvere al detective-protagonista di The Murders in the Rue Morgue, quel supremo maestro del raziocinio, Monsieur C. Auguste Dupin. Considerando la reputazione di Poe, quasi nessun editore l’avrebbe pubblicato – finché il racconto non trovò un’insolita accoglienza nelle raffinate pagine di Ladies’ Companion, dove sarebbe stato pubblicato a puntate in tre parti. Il sospettato numero uno di Poe era un uomo misterioso il quale è stato visto in compagnia di Mary il giorno della sua morte. Li aveva serviti Mrs Frederica Loss nella piccola locanda di cui è proprietaria e aveva descritto il compagno di Mary come “un giovane dalla carnagione scura”. Poe lo descrisse come un marinaio, indicandolo come l’aggressore principale perché la corda trovata intorno al collo di Mary era stata legata con un nodo da marinaio. Il racconto ottenne successo e la seconda parte era stata appena pubblicata quando, nel novembre del 1842, emerse una nuova drammatica testimonianza. Dopo la morte di Mrs Loss cominciarono a circolare voci di una confessione fatta in punto di morte. Le voci insinuavano che la locanda di Mrs Loss era molto più di quanto sembrasse, che i tè e le torte non erano altro che una facciata, e che in realtà si trattasse di un luogo per aborti clandestini. Mary Rogers era forse incinta prima di morire? La morte era avvenuta a seguito di un aborto e l’omicidio doveva essere solo un trucco per nascondere  la verità? Purtroppo Poe non poteva esserne sicuro e dovette riscrivere la terza parte del suo racconto prima di pubblicarlo, modificando le conclusioni di Dupin in modo tale da introdurre l’eventualità che “l’uomo dalla carnagione scura” non fosse l’assassino di Mary ma un suo amante, che l’avrebbe accompagnata da Mrs Loss per l’interruzione della gravidanza.

The Mistery of Marie Rogêt continua ad essere regolarmente pubblicato nelle antologie delle opere di Poe, le sue fonti dimenticate, ma nel suo divertente libro Edgar Allan Poe and the murder of Marie Rogêt Daniel Stashower è determinato a riproporre i fatti al pubblico. Il libro di Stashower, con tutta la confusionale ingiustizia della vita reale, non giunge mai ad una vera conclusione dei fatti, sebbene l’autore non resista al tentativo di fornire una plausibile soluzione finale.

John Anderson era l’uomo che assunse Mary nel suo negozio di sigari, l’uomo che la rese famosa, e dopo la sua morte divenne ricco a tal punto da diventare uno degli uomini più ricchi della città. Dopo la morte di lui, nel corso di una lunga battaglia legale per il suo patrimonio, vennero alla luce due informazioni alquanto suggestive. La prima dice che Mary, rimasta incinta da Anderson, fu pagata per abortire. La seconda, e la più singolare di tutte, dice invece che Anderson probabilmente aveva pagato uno scrittore per fargli comporre un racconto che avrebbe dovuto allontanare i sospetti da lui per poterli indirizzare su qualche altro sospettato. Le notizie sono vaghe, ma non c’è dubbio sull’identità dello scrittore accusato della finzione. Lascerei il suo nome al potere del vostro raziocinio.

2 commentiOn Edgar Allan Poe: il mistero intorno a “The Mistery of Marie Rogêt”

Lascia un commento:

La tua email non sarà pubblicata.

Mobile Sliding Menu