Due stanze per Octavia

Non abbiamo motivo di dubitare che Octavia Walton apprezzò quei versi quando, il primo maggio 1827, presumibilmente a Baltimora, Edgar Allan Poe scrisse di suo pugno la poesia sul suo album. [1]

When wit, and wine, and friends have met

And laughter crowns the festive hour

In vain I struggle to forget

Still does my heart confess thy power

And fondly turn to thee!

But Octavia, do not strive to rob

My heart of all that soothes its pain

The mournful hope that every throb

Will make it break for thee!

Ciò che invece non sappiamo è se il giovane scrittore fu sincero nei confronti della ragazza riguardo l’origine del testo. Poe non scrisse infatti ex-novo quel componimento, ma adattò, per la suddetta Octavia, due stanze tratte da un’altra poesia chiamata “Song to Fanny”, pubblicata sul London Monthly Magazine nel 1821. Tale poesia altro non era che la chiusura di in un lungo saggio sul ballo e la danza, intitolato “On Dancing”, firmato da un certo “H”. [2]

SONG. — TO FANNY

When morning through my lattice beams,

And twittering birds my slumbers break,

Then, Fanny, I recall my dreams,

Although they bid my bosom ache,

For still I dream of thee.

When wit, and wine, and friends are met,

And laughter crowns the festive hour,

In vain I struggle to forget;

Still does my heart confess thy power,

And fondly turn to thee.

When night is near, and friends are far,

And, through the tree that shades my cot

I gaze upon the evening star,

How do I mourn my lonely lot,

And, Fanny, sigh for thee!

I know my love is hopeless — vain,

But, Fanny, do not strive to rob

My heart of all that soothes its pain —

The mournful hope, that every throb

Will make it break for thee!

H.

L’11 agosto 1821, in un giornale del Maryland, l’Easton Gazette, compare un estratto dove, nel commento di presentazione iniziale, si ipotizza che l’intera opera appartenga ad un famoso saggista dell’epoca chiamato Washington Irving. [3]

Quello che è assolutamente certo è che tale complessa disquisizione non può essere stata messa insieme dal Poe dodicenne del 1821, e quindi il nostro scrittore, nel 1827, omaggiò Miss Octavia Walton con una poesia composta da altri per un’altra donna. D’altra parte è certamente vero che egli non pose affatto la sua firma sotto le due stanze.

È pure possibile che Octavia sapesse della poesia originale o più semplicemente che Poe le avesse detto da dove l’aveva tratta.

Considerando l’età dei due ragazzi (18 anni Poe, 17 Octavia) e l’ambiente di alta società fatto di feste e suonate al pianoforte, ritengo probabile che entrambi avessero conosciuto la poesia sotto forma di una canzone vera e propria, suonata in quegli anni, intitolata “When morning throu’ my lattice beams”, i cui spartiti furono stampati guarda caso a Baltimora giusto un anno prima, ovvero nel 1826. [4]

Queste conoscenze, in ogni caso, si persero tutte con le generazioni successive che ereditarono l’album di Octavia, tant’è vero che nel 1941, il grande studioso di Poe, Thomas Ollive Mabbott, “sapendo” che le due stanze manoscritte erano sempre state conosciute come appartenenti a Edgar Allan Poe [5], decise di inserirle nel canone.

Le intitolò arbitrariamente “To Octavia” e quindi le incluse nell’introduzione della sua ristampa fac-simile del Tamerlane and Other Poems.[6]

Note

1. Thomas Ollive Mabbott, Collected Works of Edgar Allan Poe, vol. 1,

(Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1969), p. 16.

2. “On Dancing”, from The New Monthly Magazine and Literary Journal, vol.1,

(London : Henry Colburn and Co. , 1821), pp. 288-294

http://bitly.com/On_Dancing

3. Easton Gazette And Easter Shore Intelligencer

(Easton, Maryland), 11 august 1821,

p. 1, col. 1.

(giornale digitalizzato rintracciabile tramite il seguente motore

di ricerca: http://www.newsinhistory.com/ )

4. T.V. Wiesenthal, “When morning throu’ my lattice beams. A Favorite Song.”

Composed and Dedicated to Miss A. E. Hall.

Le parole sono quasi le stesse di “Song – To Fanny” ed invece di “Fanny” qui abbiamo “Anna”.

Spartiti originali stampati a Baltimora nel 1826.

https://jscholarship.library.jhu.edu/handle/1774.2/24250

5. Thomas Ollive Mabbott, “Introduction,” from the facsimile edition of Tamerlane and Other Poems

(New York: The Facsimile Text Society, 1941), p. xiii

http://www.eapoe.org/papers/misc1921/tom41001.htm

6. Thomas Ollive Mabbott, “Introduction,” from the facsimile edition of Tamerlane and Other Poems

(New York: The Facsimile Text Society, 1941), p. xiv

http://www.eapoe.org/papers/misc1921/tom41001.htm

4 commentiOn Due stanze per Octavia

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