A Valentine

1846

For her this rhyme is penned, whose luminous eyes,
Brightly expressive as the twins of Leda,
Shall find her own sweet name, that nestling lies
Upon the page, enwrapped from every reader.
Search narrowly the lines!- they hold a treasure
Divine- a talisman- an amulet
That must be worn at heart. Search well the measure-
The words- the syllables! Do not forget
The trivialest point, or you may lose your labor
And yet there is in this no Gordian knot
Which one might not undo without a sabre,
If one could merely comprehend the plot.
Enwritten upon the leaf where now are peering
Eyes scintillating soul, there lie perdus
Three eloquent words oft uttered in the hearing
Of poets, by poets- as the name is a poet’s, too,
Its letters, although naturally lying
Like the knight Pinto- Mendez Ferdinando-
Still form a synonym for Truth- Cease trying!
You will not read the riddle, though you do the best you can do.

3 commentiOn A Valentine

  • Ho letto in rete una traduzione di F. Diano di questa poesia. Vorrei commentare due aspetti: in primo luogo è possibile, con un po’ di sforzo certo, mantenere il gioco linguistico originale, invece della soluzione, sicuramente più semplice, di formare l’acrostico con le prime lettere di ogni verso. In secondo luogo, il traduttore cade in un errore di traduzione piuttosto grave, visto l’ovvio gioco antinomico tra ‘mentire’ (lying) e ‘verità’ (truth), sennò che senso avrebbe il riferimento a Pinto Mendez Ferdinando, noto per le sue esagerazioni e ‘fantasiose invenzioni’?
    Mi pare evidente inoltre che l’uso di spedire ‘Valentine’, contenenti spesso indovinelli, per la festa degli innamorati, era molto diffuso sia in Inghilterra, sia negli Stati Uniti, come si evince da innumerevoli citazioni in romanzi dell’epoca; il tono giocoso, nonostante il rapporto tra i due protagonisti, va sicuramente preservato. Io la traduco così (è stato un gioco fatto in un giorno di neve, non escludo che si possa fare meglio!)
    Un Valentino
    Furono scritti a colei, i cui occhi luminosi
    bRillano, gemelli di Leda, questi versi,
    siA trovato il suo dolce nome, annidato
    qui Nelle pagine, nascosto a te lettore.
    Ogni Cura riserva ai versi: essi celano un tesoro
    sacro E un talismano, un amuleto
    al cuor Sopra posato. Cerca metro
    parole e Sillabe! E non scordare
    poi alcunA piccolezza, o vana sarà stata la fatica,
    e un nodo goRdiano qui non v’è
    che ben sbroGliato da sciabola esser non possa,
    per comprendEr la vicenda scritta basta spiare
    nelle pagine iN cui fissati hai gli occhi
    dell’anima scintillanTi, chè lì stanno sperse,
    spesso udite, di pOeti, da poeti
    -ché di un poeta è il Suo nome-, tre parole.
    e le sue lettere buGiarde di natura,
    come ’l cavalier PintO- Mendez- Ferdinando,
    un sinonimo son di verO! Cessa la prova!
    Disciolto non sarà l’inDovinello, neanche del tuo meglio facendo.

  • La signora Beatrice si è presentata sul mio blog, firmandosi Beatrice Našca, il giorno 16 febbraio 2012, due giorni dopo che io avevo pubblicato la mia traduzione di A Valentine, scrivendo con tono molto imperioso un commento il cui unico contenuto e scopo era quello di far notare una piccola svista di traduzione dovuta all’aver io caricato una vecchia versione che avevo nel pc (le mie traduzioni di Poe risalgono a moltissimi anni fa) e che è stata online NON PIU’ DI UN’ORA, il tempo per me di accorgermene (e per la signora di salvarsela addirittura sul suo pc). Nei due giorni di tempo trascorsi tra il 14 e il 16 la signora in questione ha evidentemente meditato a lungo e ha prodotto la sua versione che si può leggere qui sopra. Dunque non come commento quando questa poesia di Poe è stata postata nel 2010 ma proprio in concomitanza con la pubblicazione della mia versione. La signora però si è guardata bene dal postare la sua traduzione sul mio blog, come aveva più volte preannunciato e io l’avevo invitata a fare. Solo oggi si è decisa a rivelare dove questa sua versione si potesse trovare. Perché? Che timore aveva? Sarei stata felice di ospitarla. Ogni traduttore in buona fede ha piacere di confrontarsi con le fatiche altrui, me compresa.
    Poiché però me ne ha insistentemente chiesto un parere, volentieri scrivo una nota nella mia qualità di traduttrice letteraria, critica letteraria, poetessa e scrittrice quale sono da molti decenni per professione.

    Una piccola premessa: come ho più volte scritto (anche in un articolo pubblicato su questo sito) per fare una traduzione letteraria è necessario essere degli scrittori, se si traduce narrativa, e poeti se si traduce un testo poetico. Altrimenti il risultato sarà mediocre se non pessimo. Oltre naturalmente. è superfluo dire, a conoscere perfettamente la lingua di origine e quella di arrivo e, molto importante, l’opera completa dell’autore che si traduce. Una traduzione letteraria non è la traduzione di un manuale di montaggio. Solo chi non si intenda di traduzione e non ne abbia alcuna esperienza seria può credere che sia una cosina facile facile da fare nei ritagli di tempo.

    Detto questo, noto che
    1) Manca, in questa traduzione, ogni rispetto per l’ordine delle parole, spostate a piacimento dove vengono comode, ma soprattutto ogni senso di ritmo e musicalità.

    2) Nel secondo verso, “brightly expressive” viene ridotto a un semplice “brillano”, appiattendo così completamente la profondità del senso.

    3) Nella traduzione di “shall find her own sweet name” (3°verso di Poe) c’è un grossolano errore, poiché il soggetto di “shall find” è “luminous eyes”, dunque, “i cui occhi luminosi troveranno” NON “sia trovato”, che non ha senso alcuno perché in inglese non è un invito al lettore, ma proprio una forma del futuro, come chiunque conosce l’inglese sa e “her own sweet name” è complemento oggetto di “shall find”. Inoltre la costruzione sintattica del testo italiano è piuttosto zoppicante e inelegante.

    4) Nel quarto verso: “upon the page” è singolare ed è ovvio, perché si tratta di un biglietto. Perché tradurre “qui nelle pagine”? Di quante pagine necessitavano 20 versi? Sempre nel quarto verso, “enwrapped from every reader” non è “a te lettore”, ma “a ogni lettore”. Infatti il biglietto è rivolto a Frances NON a un generico lettore che stia leggendo ed è come se Poe rassicurasse Frances sull’aver rispettato la necessità di mantenere segreta la dichiarazione del messaggio d’amore a tutti gli altri lettori. Il motivo della segretezza l’ho ben spiegato nella nota introduttiva alla mia traduzione pubblicata sul mio blog.

    5) Nel settimo verso: “that must be worn at heart” è erroneamente tradotto “un amuleto al cuor sopra posato”. La corretta traduzione è “da indossare sul cuore – che deve essere indossato sul cuore”. Infatti non è un dato di fatto che il tesoro celato dai versi sia posato sul cuore, ma Poe INVITA Frances a farlo quando avrà individuato l’acrostico.

    6) Nel dodicesimo verso: “if one could merely comprehend the plot”, termina con un punto ed è una subordinata della subordinata precedente. “If” è “se” NON “per”. “If non introduce una finale! Cioè il senso è: qui non c’è un nodo gordiano che non si possa tagliare con la sciabola, SE se ne comprende la trama. Dunque, non il pasticcio che a questo punto inizia, travisando completamente il senso dell’originale con numerosi errori di traduzione e travisamenti del significato del testo.
    Sempre nel dodicesimo verso, “plot” viene tradotto erroneamente “vicenda”, come se si stesse parlando del plot di un romanzo! Qui stiamo parlando dell’intreccio, della trama delle lettere intessute nel testo.

    7) Peggio ancora: dopo “plot” il verso termina con un PUNTO la frase iniziata tre versi prima con “And yet”, che appunto si conclude qui, ovviamente. Il verso successivo inizia con l’aggettivo “enwritten”, che è collegato a “three eloquent words” del quindicesimo verso. La traduzione in questione fa una terribile confusione e, come se non avesse visto che dopo plot c’è un punto, collega enwritten a plot, seguitando la frase e traducendo “per comprendere la vicenda scritta (??) basta spiare (spiare??? casomai scrutare) nelle pagine (di nuovo un singolare tradotto con un insensato plurale) in cui fissati hai gli occhi (dov’è la seconda persona singolare di questo verbo nel testo? l’unico verbo è peering, già tradotto con spiare)”. La traduzione letterale corretta è “iscritte sul foglio dove ora scrutano occhi da cui scintilla l’anima, (che scintillano d’anima), vi sono nascoste, (o disseminate), tre parole eloquenti (aggettivo eliminato in questa traduzione) spesso pronunciate all’udito (e NON “udite” come si è tradotto) di poeti da poeti ecc. ecc.

    8) Non si può, in italiano scrivere “ché lì stanno sperse, spesso udite, di poeti da poeti, – ché di un poeta è il suo nome – tre parole…”. Il complemento “di poeti da poeti” in questa posizione è troppo lontano da “tre parole” per essere accettabile.

    9) La traduzione dei pronomi è casuale e contraddittoria e non rispetta il senso logico del testo.

    Purtroppo, a differenza di quanto molti privi di esperienza pensano, non è affatto facile mantenere, come in questo caso un acrostico, E ALLO STESSO TEMPO, rendere il testo in modo fedele e che abbia delle qualità poetiche e letterarie nella nostra lingua. Prova ne sia che per A Valentine non era mai stato fatto nelle traduzioni letterarie esistenti. Io ci ho provato e credo che il risultato non sia pessimo. Certo, se poi non si tiene conto del valore poetico della traduzione, della sua fedeltà e ritmo, tutto diventa molto più facile. Ma appunto, allora è più una semplice esercitazione.
    Dato che mi piace molto insegnare (l’ho fatto anche in seminari universitari sulla traduzione letteraria) e la signora Beatrice mi ha chiesto il mio parere sulla sua traduzione, ho voluto metterle a disposizione le mie competenze professionali, facendo gratuitamente un editing non superficiale del suo testo. Spero di averle fatto cosa gradita.

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